Ciao Granieri, non ci mancherai

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Si conclude miseramente e in sordina l’infame carriera del procuratore più chiacchierato di Cosenza, Calabria e d’Italia, il dottor Dario Granieri.

Nessun encomio, nessuna festa d’addio, nessun regalo, nessuna bicchierata per il giorno del suo addio alla magistratura. Si dice che il procuratore abbia raccolto i suoi zinzuli e mestamente si è avviato a capo chino verso l’uscita.

Granieri si era insediato come capo della procura di Cosenza nel lontano 2008. Proveniva dalla procura di Rossano, dove, anche lì, non aveva certo brillato per capacità, competenza, trasparenza e onestà. Una vita professionale la sua dedita tutta a favorire gli amici degli amici. Ha sempre sfruttato la sua posizione di magistrato, mai per la Giustizia, ma sempre per fini personali. Ha usato la Legge come clava contro i suoi nemici.

Non ha avuto remore nell’insabbiare, e occultare, prove di reati riconducibili ai suoi amici, su tutti Occhiuto. Noi non vorremmo essere duri con l’ex procuratore, né tantomeno mancargli di rispetto, ma è la sua attività, anzi la sua inattività a favore della comunità, a parlare per lui. Granieri nei suoi quasi otto anni alla procura di Cosenza ha arrestato solo spacciatori di quartiere e disgraziati, e piddrizzuni vari.

Mai una inchiesta sui poteri forti della città che eppure, come tutti sanno, ci sono. Lo dice anche il cinghiale. Mai un’indagine sulle numerose truffe a danno dei cittadini. Per il procuratore, anzi l’ex, a Cosenza non esiste la corruzione. Non esistono appalti truccati, non esistono affidamenti diretti illegali, non esistono bustarelle.

Mario Occhiuto e Dario Granieri
Mario Occhiuto e Dario Granieri

Tutto va bene al Comune di Cosenza. Fosse stato per lui, avrebbe di sicuro dato un premio all’amministrazione Occhiuto per onestà e trasparenza. Non solo, ha sempre impedito ai PM, quelli onesti (forse 2 a Cosenza) di condurre indagini in tal senso. E visto l’andazzo al tribunale in questi ultimi vent’anni (Serafini compreso) tutti si sono adeguati.

PM che spesso e volentieri aggiustano cause per denaro. Cancellieri che fanno quel che vogliono. Tecnici e consulenti accomodanti per tutti i gusti. Impiegati che passano le giornate su FB o a giocare chissà a che cosa.

Avvocati che entrano ed escono dalle stanze dei PM e dei GIP, come se fosse il loro studio. La polizia giudiziaria impegnata a sentire cittadini che mettono like al nostro giornale. E cose così. Come direbbe qualcuno: tutto un magna magna.

Ed è ovvio che in tutto questo guazzabuglio a farne le spese sono stati i cittadini onesti in cerca di Giustizia che in quel palazzo non hanno mai trovato. Di questo, vuole o non vuole, Granieri deve assumersi le responsabilità. Questo se fosse un uomo con dignità e senso del dovere. Sbagliare si può, ma perseverare no.

Il dottor Granieri, solo negli ultimi mesi ha intensificato la sua attività di uomo di Legge: soprattutto contro il nostro giornale. Perché, dopo aver letto i primi numeri ha subito capito che avremmo, come abbiamo fatto, sputtanato con nomi e cognomi il porto delle nebbie qual è il nostro tribunale.

Una voce fuori dal coro che né lui, né i suoi sodali marpioni potevano permettersi di lasciare libera. E così ha chiuso impropriamente e in barba alla Legge, come ha sempre fatto, il nostro giornale. Azione che non ci ha per niente intimidito, tant’è che abbiamo riaperto subito. Poi ha pensato di cambiare strategia, rivolgendosi a qualche suo sodale al tribunale di Salerno intentando una causa contro di noi, convinto di trovare tra i suoi sodali magistrati qualcuno disposto ad inventarsi una sentenza.

manzini granieri

Così intende la Giustizia il dottor Granieri. Perché si è sempre fatto scudo del suo ruolo e delle sue pesanti amicizie. Del resto, se così stanno le cose, la colpa, va detto, non è tutta sua. Lui si è solo adeguato all’andazzo: perché solo io devo essere il caggio che non ci guadagna niente, visto che così fan tutti? Deve aver pensato così Granieri.

Del resto sono loro la Legge, nessuno può fargli niente, perchè si sa che cane non mangia cane. Tra i magistrati, ancor più che tra i politici, quando sono corrotti, il senso di impunità è assoluto. Gli si perdona tutto, anche anni e anni di corruzione aggravata. Reati che se commessi da un disgraziato qualsiasi, buttano le chiavi.

Ora siamo in attesa del nuovo procuratore Mario Spagnuolo, un nome noto ai cosentini. Una nomina nel solco dei precedenti. Un modo per continuare a fare e a dire quello che gli piace in tribunale. Perché siamo sicuri che con l’arrivo del dotttor Spagnuolo le cose non cambieranno: i potenti saranno sempre protetti, gli amici degli amici potranno tranquillamente continuare a trafficare, i politici corrotti potranno continuare a dormire sonni tranquilli.

Chi si deve preoccupare, oltre a noi, sono ancora una volta i cittadini che speravano nell’arrivo di qualcuno che per una volta stesse dalla loro parte. Una persona alla quale rivolgersi quando si subiscono angherie ed ingiustizie. Ma il tribunale di Cosenza per lo stato italiano deve restare così: un porto delle nebbie. Vedremo.

Resta il fatto che in questa vacatio, in attesa dell’arrivo del nuovo procuratore, ad assumere il ruolo del capo è la dottoressa Manzini. Che da oggi può decidere, poteva farlo anche prima, la “linea” della procura. E magari mettere in atto quello che tutti i cittadini onesti si aspettano: un po’, non dico tanta, di Giustizia anche per noi.

GdD

Ps. All’ex procuratore vogliamo augurare una buona pensione (ottu e novi fora maluacchiu ppe cent’anni di buona salute) con una frase che ci piace molto: essere pensionato è come tornar bambino, hai un’intera giornata per giocare, sorridere e pensare a divertirti. Ed è questo l’augurio che gli facciamo.