Ciao Vincenzo: allegria, spensieratezza e volare alto sulle miserie umane

Nell’altra Cosenza di fine anni Ottanta-inizio Novanta, Vincenzo Iaconianni era impiegato alla Carical e animava le sorti di un centro tecnico con grande professionalità ma non era la sua missione. Vincenzo aveva un’anima comunicativa, era un reporter quasi per vocazione: bravissimo con la cinepresa e con la macchina fotografica, politicizzato al punto giusto per avere una sua idea del mondo e proporla al suo gruppo.

Il suo gruppo non poteva che essere quello dell’altra Cosenza, una parte della quale poi sarebbe diventata il Quotidiano della Calabria. Vincenzo era il cugino di Paride, lo abbiamo conosciuto così e la sua principale attrattiva, accoppiata a quella dell’anima comunicativa, era la sua conoscenza approfondita di ogni tipo di droga. Un vero e proprio luminare, riconosciuto da tutti, ma proprio tutti. E’ da lì del resto che arriva il suo nomignolo, Guru, rievocato da Francesco non tanto con l’intenzione di classificarlo come santone religioso ma proprio per definire la sua indiscussa perizia nel valutare pregi, difetti e controindicazioni di ogni tipo di sostanza stupefacente. Insuperabile. Un maestro, oltre che un Guru, ed era “dolcissimo” fargli da cavia… Anzi, diciamo pure che facevamo a gara per ricoprire il ruolo!

La sua casa di Castiglione, contrada Capitano, era punto di riferimento per decine di giovanotti rampanti degli anni Novanta. Le elezioni del ’93, quelle di Mancini sindaco e di Ciroma in campo, lo vedono in prima linea al fianco di Paride e dei big del gruppo. Non era stato facile dire no a Mancini e c’erano state riunioni addirittura a via Roma, a casa dell’onorevole, alle quali Iaconianni si era “imbucato” appresso a Franco Piperno e Paride per carpire ogni passaggio. In ogni caso il 1993/94 sarebbe stato il nostro ultimo anno di rapporto diretto con Giacomo Mancini. La sua Telecosenza è stata l’ultima vera esperienza di tivu privata, si voltava pagina.

Strategie di comunicazione e direttive di gruppo molto spesso nascevano a casa di Vincenzo e in quel sistema mediatico il Quotidiano rappresentava per tutti il modello cui ispirarsi. Morivano le tivu private e nasceva il giornale, una delicata fase di passaggio nella quale Vincenzo si era calato come al solito, anima e corpo. Aveva lasciato la banca per provare un’avventura con Mediolanum. Non era andata molto bene.

Quando Eva vince le elezioni, gli dà una consulenza al Monitore Brutio e qui comincia la “seconda vita” di Vincenzo. Con Nunzio e Nicolò si era creato un bel feeling e nel 2004 mi convinse ad affiancarlo in una trasmissione sul Cosenza Calcio, la Città dei Lupi. Eravamo appena usciti dal fallimento e la squadra messa su in fretta e furia da Nicola Adamo e qualche altro avventuriero naufragava miseramente mentre dall’altra parte ritornava il Cosenza Calcio 1914. Uno dei periodi più bui della storia rossoblù nel quale ci eravamo calati a fondo, provando a far vivere ai tifosi tutte le emozioni dal “di dentro”. Sono stati quattro mesi molto intensi: abbiamo fatto irruzione negli spogliatoi del San Vito facendo incazzare Pino Tursi Prato, siamo andati a intervistare Pagliuso subito dopo la sua uscita dal carcere, abbiamo fatto opinione e il suo nomignolo Guru dilagava dappertutto.

Intanto, incombeva un’altra delicata fase di cambiamenti. Il gran casino di Adamo ed Eva aveva determinato la fine della consiliatura e quindi anche della sua consulenza e la favola del Quotidiano volgeva al termine così come l’esperienza di quel gruppo. Calabria Ora rappresentava il punto di non ritorno per una generazione di giornalisti, comunicatori e attivisti. Vincenzo era riuscito a entrare quando io già non c’ero più ma si capiva lontano un miglio che non c’era futuro. Una lenta discesa di tutti, purtroppo. La dissoluzione di un gruppo che avrebbe trovato fortuna da altre parti e con altri protagonisti. Ognuno per se, insomma. Vincenzo aveva sofferto molto queste scissioni ma non per questo si arrendeva e si era buttato ancora una volta anima e corpo nell’avventura del “sindaco”. Anche questa, maledizione, era finita male con la storia della ricusazione della lista che lo aveva contrariato e non poco.

Ci piaceva sognare a occhi aperti, aspettare qualcosa o qualcuno che sapevamo bene non sarebbe arrivato mai, ci sono rimasti giorni di sincera allegria e condivisione, spensierati anche se avevamo un sacco di casini, ma ci è rimasta soprattutto la leggerezza del nostro volare alto sopra ogni bassezza e miseria umana. Un ricordo che non cancellerò mai.

Gabriele Carchidi