Cinque nuove chicche per il salotto bruzio. Sono le opere di Adele Ceraudo

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Cinque nuove chicche per il salotto bruzio. Si tratta delle opere dell’artista cosentina Adele Ceraudo, che nel corso della notte appena trascorsa hanno fatto la loro comparsa nel cuore pulsante del centro cittadino, all’angolo tra Corso Mazzini e Piazza Fera/Bilotti.

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Non un luogo come tanti, quello scelto dall’ignoto autore dell’iniziativa, bensì uno dei tratti salienti del noto Museo all’Aperto Carlo Bilotti il cui percorso si snoda tra le piazze dei Bruzi e Fera.

Oltre a due disegni senza titolo, la scelta dell’artefice del gesto è ricaduta su “La donna vitruviana”, “Maria Maddalena” e “Crocifissione”, opere visionabili sui social network, che ritraggono l’artista stessa e, realizzate originariamente con la sola penna biro, rappresentano l’esaltazione della nudità femminile come espressione di delicatezza, forza e bellezza, caratteristiche che contraddistinguono da sempre l’universo femminile.

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Le domande sorgono spontanee: l’omaggio di un estimatore all’artista nel cui curriculum figura la partecipazione alla Biennale di Venezia? Un’iniziativa provocatoria o più semplicemente un dono alla città da parte di qualcuno che considera le opere della Ceraudo degne di essere esposte accanto ai vari “San Giorgio e il Drago” di Salvador Dalí o “Ettore e Andromaca” di Giorgio De Chirico?

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