Come te nessuno mai!

Trecentotrenta presenze e novantuno gol. In queste due cifre è racchiusa tutta la grandezza di Gigi Marulla, che ha attraversato, e attraversa ancora grazie alla presenza di suo figlio Kevin nello staff tecnico rossoblù, più di trent’anni della storia del Cosenza Calcio.

Trecentotrenta presenze significano undici campionati con la maglia rossoblu, otto di Serie B e tre di Serie C1. Un primato assoluto che mai nessuno potrà neanche soltanto avvicinare.

Una vita col Cosenza divisa in diverse parti: il Marulla giovane, quello che dal 1982 al 1985 cercò invano di coronare il sogno della Serie B ma che si mise tanto in evidenza da spiccare il volo verso Genova sponda Grifone.

Il Marulla maturo, quello che è tornato a Cosenza nel 1989 ed è rimasto ininterrottamente fino al 1997 segnando gol eterni e indimenticabili. Due su tutti: quello di Pescara, al 6’ del primo tempo supplementare, che valse la vittoria sulla Salernitana nello spareggio per la permanenza in Serie B. Era il 26 giugno del 1991. E quello di Padova, l’ultimo della serie, l’8 giugno 1997, il gol che poteva e doveva significare la salvezza del Cosenza e invece non evitò una retrocessione drammatica, per la quale Gigi pianse a lungo.

In mezzo, tante partite e tante reti che l’hanno fatto diventare inevitabilmente una bandiera. Ha guidato il Cosenza di Edy Reja ad un passo dalla Serie A, nel 1992, quando a Via del Mare eravamo in 15mila per un sogno che purtroppo è rimasto tale.

Ha guidato il Cosenza di Fausto Silipo l’anno successivo quando siamo tornati a sfiorare la Serie A perdendola al San Vito in quelle maledette partite con Ascoli e Cremonese.

E ha fatto ancora in tempo a guidare il Cosenza di Alberto Zaccheroni, penalizzato di 9 punti eppure capace di vincere cinque partite consecutive e riportarsi a ridosso della zona promozione.

E quello di Bortolo Mutti, capace di collezionare tredici risultati utili consecutivi.

Quella di Marulla, più che storia è leggenda. Gigi è stato anche l’allenatore del Cosenza negli anni bui della Serie D, quando improbabili presidenti cercavano in lui un appiglio per ritornare nel calcio vero. Ma Gigi non poteva fare miracoli e non andò bene, né nel 2004 né nel 2005, ma senza nessuna colpa da parte sua.

In cuor suo, sperava di avere ancora una chance con i colori rossoblù. Ma era orgoglioso di suo figlio Kevin e ha fatto di tutto per agevolarne il lavoro. Anche quando qualcuno andava preso a schiaffi, Gigi ha sempre fatto prevalere l’amore per Cosenza e per due colori: il rosso e il blù. Gli resterà lo stadio, lo stadio “Gigi Marulla”.

GRAZIE DI TUTTO GIGI… COME TE NESSUNO MAI