Consorzio Valle Crati: tutti corrotti, tutti in silenzio. Storia di un carrozzone politico cosentino

Arturo Bartucci, l' assessore Carmine Vizza e Maximiliano Granata

La cosiddetta “gara del secolo” per la gestione della depurazione (un affare complessivo da oltre 200 milioni di euro in 15 anni), grazie alle faide interne al PD, sempre più indifendibile e “venduto” alle logiche del potere, è andata miseramente in fumo e adesso qualcuno dovrà pagare.

O meglio, qualcuno dovrà dirci, a questo punto, cosa dobbiamo fare  del Consorzio Valle Crati. Con quale altro “carrozzone” dobbiamo sostituirlo e soprattutto a chi dobbiamo affidarlo.

Il Consorzio Valle Crati si è trovato ad avere le mani in pasta su milioni di euro come stazione appaltante e ha visto al ponte di comando negli ultimi anni Maximiliano Granata, uno dei “trombati” della politica, riciclato (è proprio il caso di dirlo) in questo importante posto di sottogoverno dal sindaco Occhiuto. Che gliel’ha dato unicamente perchè sua moglie Lucia Angela Marletta fa il giudice in quel porto delle nebbie del Tribunale di Cosenza ed è legata al suo grande amico, l’ormai ex procuratore Granieri. Con il benestare di una parte del PD, quella che fa capo a Marco Minniti e al suo fedele scudiero Paolo Pollichieni, i quali volevano a tutti i costi che la gara fosse vinta dalla General Construction del loro amico Alfonso Gallo.

L’altra anima del Pd, quella di Enza Bruno Bossio e Mario Oliverio, gli ha messo i bastoni tra le ruote e alla fine è riuscita nel suo intento: bloccare quei finanziamenti.

Riassumendo: un politico trombato e palesemente incapace come Granata è presidente del Consorzio Valle Crati perchè la moglie è un giudice e solo così si poteva far vincere la gara all’azienda cara a Pollichieni e Minniti. Solo in virtù di un sequestro ai limiti del grottesco e di un dissequestro ancora più farsesco, è stato possibile dare il via alla “gara del secolo”. 

Ma adesso che la gara non c’è più, si deve decidere come gestire la depurazione nell’area urbana di Cosenza e il problema è serio perchè riguarda l’ambiente e la nostra salute.

IL CONSORZIO VALLE CRATI

volpe1Il Consorzio Valle Crati viene costituito nel 1974 su iniziativa di alcuni Comuni dell’hinterland della Valle del fiume Crati allo scopo di risolvere con mutua collaborazione vari problemi di carattere ambientale comuni ed in particolare per programmare, attuare e gestire un piano complessivo ed integrato di smaltimento dei rifiuti liquidi e solidi urbani.

La Regione Calabria, a seguito di apposito atto di trasferimento, nel 1992 trasferì anche le competenze per la gestione dell’impianto di depurazione al Consorzio Valle Crati, affinchè, tramite l’affidamento dei servizi ad imprese autorizzate, ne garantisse la gestione. Al nome del Consorzio Valle Crati fanno da eco ormai da decenni, i ricordi di fallimenti, disservizi, operai non retribuiti, sequestri. Di tutto, di più.

“Abbiamo buona memoria e ben ricordiamo la rovinosa esperienza della Vallecrati Spa (la società mista pubblico-privata lanciata dal Consorzio per la gestione dei rifiuti solidi urbani) – scriveva qualche tempo fa il Meetup cosentino di Beppe Grillo -. Nata nel 2001 per gestire i rifiuti del comprensorio, fallisce nel 2010 a causa di una gestione clientelare e disastrosa che ha prodotto un passivo accertato di quasi 37 milioni di euro e 7 cosiddetti manager, nominati dalla politica, indagati per bancarotta fraudolenta. A ciò bisogna aggiungere i 430 operai che hanno perso il lavoro e parecchie buste paga e la tragica condizione in cui la società ha lasciato la raccolta rifiuti nell’area urbana di Cosenza”.

Il Consorzio Valle Crati è stato ad un passo dalla soppressione. Ma il sindaco Mario Occhiuto, fine conoscitore delle “galline dalle uova d’oro”, ha capito la portata dell’affare e ci si è buttato anima e corpo, coadiuvato dai soliti gruppi di potere.

Primo passaggio: invece di proporre un professionista con un curriculum impeccabile, al di fuori di giochi di potere, sceglie la “casa caduta” di Granata, che però è gradito negli ambienti della procura e non dà fastidio ai papponi del Pd. Il consiglio comunale, in una seduta memorabile, ha deliberato l’affidamento della “gara del secolo” al Consorzio Valle Crati. Una scelta adottata in extremis, a soli quattro giorni dalla scadenza per la richiesta dei fondi.

Granata e i funzionari del Comune (particolarmente tragicomico il ruolo dell‘ingegnere Bartucci, delegato a scrivere il bando di gara, sic!) hanno toppato clamorosamente collezionando irregolarità e facendosi mettere sotto inchiesta addirittura da un magistrato che passa il suo tempo a pettinare bambole, Marisa Manzini.

Hanno fatto di tutto: dal mancato coinvolgimento del Consiglio d’amministrazione del Consorzio alla fissazione illegittima della tariffa per la gestione dello smaltimento, dalle irregolarità segnalate dall’Ordine degli ingegneri alla incredibile trasformazione del Consorzio in azienda speciale senza averla fatta passare neanche dai consigli comunali interessati.

Insomma, una serie di strafalcioni al limite del grottesco.

Tornando a bomba al nostro discorso: il Consorzio Valle Crati viene “salvato” solo perchè deve agganciare il finanziamento della gara per passarlo immediatamente, previo accordo di potere, agli amici degli amici. Ed è proprio per queste manovre che ogni santa estate troviamo il disastro ambientale sui litorali tirrenici del cosentino.

Del resto, basta ricordare il sequestro-farsa di parte del depuratore di Coda di Volpe, che ha continuato a riversare nel fiume Crati prima e a mare poi gli scarichi liquidi senza trattarli.

I 35 operai che, prima dell’arrivo della General Construction, sono stati costretti a salire sui tetti per farsi pagare gli stipendi. E anche le gare andate deserte per la gestione dell’impianto a causa dell’assoluta confusione sui debiti che i Comuni hanno con lo stesso Consorzio. Poi la provvidenziale pantomima della procura. Sequestro, dissequestro e in pratica assegnazione della “gallina dalle uova d’oro” all’azienda designata dalla politica.

Quanto basta per prendere atto che la gestione partitica ha già fatto danni ingenti e non più sopportabili dai cittadini. Quanto basta per consigliare l’ingresso nel Consorzio di un tecnico qualificato, al di sopra di ogni sospetto.

Servirebbe un cambiamento profondo nel modo di intendere il governo di enti chiamati a garantire servizi essenziali per la comunità, con i soldi della comunità, come il Consorzio Valle Crati. E invece il comando resta ben saldo in mano a chi lo ha usato per anni per giochi, lotte e spartizioni di potere.

Con la faccia di Granata, che è chiaramente il “prestanome” dei gruppi di potere che avrebbero voluto concludere a loro vantaggio la “gara del secolo”. Ma che ormai devono cambiare strategia e non possono tenere Granata in quel posto.

Solo così si potrebbero cambiare quelle norme statutarie del Consorzio, soprattutto in materia di nomina del Cda, che appaiono illogiche e immotivate (ad esempio non è prevista, per ricoprire il ruolo di presidente, alcuna competenza tecnica e la scelta non avviene neanche su uno specifico programma), norme che sembrano pensate solo per perpetuare sporchi giochi politici anacronistici e non più giustificabili in questo periodo di crisi.