Coordinamento No Triv: l’unica strada è il referendum. La Calabria c’è

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I sei quesiti referendari contro le trivelle in mare e su terraferma hanno superato indenni l’esame di regolarità della Corte di Cassazione.

Con due ordinanze adottate lo scorso sabato la Corte di Cassazione ha accolto i sei quesiti referendari così come deliberati dalle Assemblee Regionali di Basilicata, Abruzzo, Marche, Campania, Puglia, Sardegna, Veneto, Liguria, Calabria e Molise.

Le ordinanze verranno comunicate al presidente della Repubblica, al presidente della Corte Costituzionale ed ai presidenti delle Camere, e verranno notificate ai delegati dei dieci Consigli Regionali proponenti. L’ultimo scoglio da superare sarà l’esame di legittimità costituzionale della Suprema Corte che si pronuncerà entro febbraio 2016.

“I sei ‘SI” giungono a coronamento di una lunga fase di impegno per la formulazione dei quesiti e della pressione democratica dal basso esercitata da oltre 200 associazioni italiane”, si legge in una nota del Coordinamento nazionale No Triv, secondo cui ora occorre costruire “un sistema di alleanze, il più ampio e trasversale possibile” ed “un percorso organizzativo che consenta di portare al voto la maggioranza degli aventi diritto, senza mediazioni con il Governo su un referendum che ha un obiettivo molto chiaro e non emendabile, se non a rischio di stravolgerne e affievolirne senso e scopo.

La via referendaria è l’unica che possa raggiungere nel breve termine l’obiettivo sia di fermare nuovi progetti petroliferi sia di contenere e ridimensionare il ruolo delle energie fossili nel mix energetico nazionale”.

Si evidenzia poi l’incontro a Roma, il 9 dicembre, tra i delegati delle Assemblee delle dieci Regioni che hanno deliberato la richiesta di referendum ed i rappresentanti delle associazioni promotrici del Referendum: “in quella sede verranno messi a fuoco i principali aspetti organizzativi e discusse le prime soluzioni che dovranno portarci al voto di primavera”.