Corigliano-Rossano: astensione e speranza di cambiamento (di Alberto Laise)

Da sinistra: Scalzo, D'Agostino, Gentile, Graziano. Che bella comitiva!
Advertising

Astensione e speranza di cambiamento: elementi determinanti nella costruzione della nuova città

di Alberto Laise

Come in ogni elezione, alla fine, i risultati sono interpretati nelle maniera che più ci aggrada. Anche il referendum Corigliano-Rossano non sfugge a questa regola. Certamente si può dire che c’è uno sconfitto ed è il fronte del NO, sulle cui ragioni credo di aver scritto già in precedenza spiegando perché il mio NO sia diventato astensione.

Personalmente credo che ci siano due elementi importanti che vadano sottolineati: il risultato schiacciante del SI e il dato dell’astensione che, pur essendo in linea con gli ultimi trend, non può lasciarci tranquilli.

Sulle ragioni che hanno portato il SI alla vittoria credo è emersa con chiarezza la portata di “speranza” che i comitati hanno saputo infondere nei cittadini. Magari ci sarà anche una percentuale di persone che hanno votato nella convinzione che questa terra riavrà il tribunale, che le ferrovie porteranno l’Alta velocità, che costruiranno l’aeroporto e che l’ospedale unico domani spunterà dal nulla… Sperare non costa nulla se non fare, poi, i conti con le delusioni dei cittadini.

Rimane, come dicevo, un dato importante legato all’astensione e che non è legato solo al referendum: i cittadini non votano. Non lo fanno perché non credono nella politica, perché stanchi delle solite facce e perché, ed è il motivo peggiore, credono che non ci sono possibilità di cambiare le cose. E, credo, se un popolo perde la speranza non possiamo far finta che non sia accaduto nulla.

Rispetto ad altre fusioni, nella città di Corigliano, abbiamo circa il 16% in meno di partecipazione (rapportato con Casali del Manco) ed un 10% in meno dell’intera Area Urbana. Dimenticare e/o sottovalutare questo dato sarebbe un grave errore anche nella costruzione, oramai inevitabile, della nuova città. Costruire una comunità unica, cosa che avrebbe dovuto essere già nelle more dei due comuni, è indispensabile per poter realmente diventare città unica.

Terminata la campagna referendaria sarà necessario mettere da parte le scorie emerse e ritornare a parlare di politica. Ed il primo passo sarà quello di rompere i trasversalismi che, per forza di cose, sono stati presenti nelle due fazioni. Ed è qui che si gioca la partita: saremo in grado di trovare gli strumenti per quella proposta di cambiamento che tutti hanno, a parole, chiesto?

Per assurdo, non giriamoci attorno, le due figure che escono meglio da questa campagna sono Graziano e Dima che non rappresentano certamente il cambiamento. Ed a questo proposito sarà persino divertente capire, ora, se veramente Cosenza è il nemico da combattere ovvero diventa l’amico da corteggiare per ottenere l’agognato seggio parlamentare.

Io continuo a pensare che la fusione sia affrettata, che la Regione dovrebbe tener conto di un’affluenza bassa e che sia necessario scrivere il progetto politico da sottoporre ai cittadini. Dubito che verrà preso in considerazione… è un boccone troppo ghiotto da mettere nel piatto di un governo regionale sempre inadeguato. Ed allora, da oggi, ci si metterà tutti a lavorare per questa nuova realtà, sperando che sia stata la scelta migliore. Io credo che, per renderla effettivamente una scelta positiva occorrerà avere il coraggio di rompere, come dicevo prima, il trasversalismo per cercare di tornare a schieramenti più “consoni”. Se, a mio avviso, dovesse nascere, al contrario, un progetto “spurio” come quello di Rossano (PD alleato con Forza Italia con la benedizione notarile di Graziano) allora avremmo un gravissimo problema. E lo avremmo anche se lo mascheriamo da civismo di maniera. Poi c’è tanto da ragionare a sinistra e su cosa si vorrà fare…

Come si può immaginare c’è tanta confusione. Non ci resta che aspettare e vedere cosa accadrà sperando che arrivino subito le dimissioni del primo responsabile di questa situazione, Giuseppe Geraci, oramai senza più una maggioranza e senza la credibilità politica per gestire la fase intermedia. Poi una rapida fase commissariale che ci porti al voto a primavera…

La nuova era è iniziate, volenti o nolenti…cerchiamo almeno di non perdere tempo.