Corigliano-Rossano, esonda il fiume Crati: “Siamo salvi per miracolo”

Una storia triste, ed al tempo stesso piena di sollievo e speranza, quella raccontata dalle persone salvate in località Thurio, la contrada del neonato comune di Corigliano-Rossano investita nella notte dalla piena del fiume Crati, esondato dopo aver rotto gli argini.

Nessuno, hanno raccontato ai colleghi dell’Agi, li aveva avvisati del pericolo.

Non lo avrebbe fatto l’amministrazione municipale, retta dal commissario Bagnato, ma l’attenzione di chi da giorni teneva d’occhio il Crati, antico nemico di questa popolazione che qualche anno fa aveva sommerso di fango l’area archeologica di Sibari, a salvare, probabilmente, decine di vite umane, evitando una tragedia come quella verificatasi in agosto nelle gole del Raganello.

Telefonate ai parenti ed conoscenti che hanno indotto intere famiglie a lasciare i piani bassi delle case per rifugiarsi su quelli superiori o, in qualche caso, sui tetti. Nessuno e’ stato sorpreso nel sonno. Mario Oliveto, imprenditore, e’ uno degli scampati. Insieme con i fratelli gestisce una delle piu’ importanti aziende agricole della fertile piana di Sibari, capoluogo della produzione delle clementine, il particolare agrume di cui la Calabria assicura il 65% della produzione nazionale. Ha perso 450 capi di bestiame, in gran parte ovini, annegati nei loro ricoveri.

“Noi – dice al cronista dell’Agi – siamo salvi per poco. Se mio fratello fosse rientrato a casa dieci minuti prima, probabilmente saremmo tutti morti”. Quei dieci minuti di ritardo hanno permesso al fratello di Oliveto di vedere un fosso riempirsi d’acqua, segno evidente che il fiume era esondato, creando una voragine di 60 metri sull’argine.

“Mio fratello – racconta Oliveto – ha capito che qualcosa non andava, quel fosso pieno d’acqua era una cosa strana e rientrando a casa ha dato l’allarme. Del resto – aggiunge – è dal 2009 che chiediamo inutilmente l’intervento delle istituzioni, abbiamo presentato decine di denunce. Quando piove il fiume si gonfia ed ogni volta scatta l’allarme”. Ma nessuno è mai intervenuto, neanche ieri sera, nonostante l’avviso di allerta meteo arancione (il penultimo prima di quello rosso che rappresenta l’allarme massimo) lanciato dalla Protezione Civile. La piena è arrivata intorno a mezzanotte e mezza, travolgendo tutto.“Quando ho saputo cosa stava succedendo – spiega – ho dato l’allarme. Ho chiamato nella notte tutti quelli che conosco, a partire dal mio compare, che ha figli piccoli, ed altrettanto hanno fatto gli altri man mano che ricevevano l’allarme”. Ha rischiato di rimanere travolta dall’acqua e dal fango eruttati dal fiume una famiglia in veglia ad un congiunto morto. Oggi si sarebbero dovuti tenere i funerali, rinviati a causa di quanto e’ accaduto.

“Un’altra famiglia di otto persone – dice ancora Oliveto – ha trascorso la notte su di un tetto, perché i Vigili del Fuoco non avevano un gommone con cui raggiungerli. Nessuno è morto, ma abbiamo subito danni irreparabili. Abbiamo perso i mezzi, gli animali, non abbiamo vestiti. Quelli che ho li porto da questa notte e mi si sono asciugati addosso. Abbiamo tentato di salvare gli animali aprendo le porte dei recinti, qualche cavallo è riuscito a fuggire – dice – Le pecore no. E’ stata una strage. Le sentivo belare, forse avevano fiutato il pericolo, poi all’improvviso hanno smesso. Le femmine con gli agnelli appena nati sono rimaste ferme, impaurite, e sono morte tutte con i loro piccoli accanto. Noi – dice – abbiamo trovato rifugio sulla ferrovia, che è in alto ed era al riparo dall’acqua. Siamo riusciti a salvare qualche mezzo portandolo su una collinetta. Mio fratello ci ha rimesso un’auto appena comprata, che ancora sta pagando. Io ho perso 450 animali e 2.000 quintali di agrumi. Non ho più niente – dice – non so neanche come passeremo il Natale, cosa avremo da mangiare”.