Cosenza 2016, Eva Catizone: da Toni Negri a Occhiuto

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Il Grande Vecchio prima di morire le aveva raccomandato due cose: “Trovami un posto per Giacometto e stai lontana da Nicola Adamo”. E poi l’aveva nominata sua erede, bypassando tutti gli altri aspiranti, tra i quali in prima fila c’era il solito Enzo Paolini.

‘Sta Eva Catizone, che era entrata in punta di piedi nell’establishment manciniano, passava per grande amica di Franco Piperno e Toni Negri ma i cosentini più sgamati non avevano certo dimenticato che è parente della grande famiglia dei Cribari, che tutto sono tranne di sinistra. Lei, però, si atteggiava a grande “compagna” e uno dei suoi primi atti fu quello di sfilare in prima fila nell’oceanico corteo per chiedere la liberazione dei no global cosentini vergognosamente arrestati dall’apparato di Minniti e dei DS.

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E’ durata poco, però, perché neanche un anno dopo Eva cade nelle grinfie di Nicola. Una storia che le cambierà la vita e che le costerà tutto quello che aveva faticosamente costruito per anni. Non stiamo qui a ricordare tutto il gossip di “Adamo ed Eva” ma ricordiamo doverosamente il “benservito” del 17 gennaio 2006 quando Eva viene disarcionata e cacciata fuori dal palazzo.

In questi dieci anni, la Catizone si è barcamenata alla meno peggio tra Agazio Loiero e Sel ma ormai da qualche mese ha fatto una nuova scelta di campo: Mario Occhiuto e la sua corte. E, poiché si butta dentro anima e corpo in ogni cosa che fa, Eva è diventata una fedelissima del cazzaro e di tutta la sua corte. Gira a braccetto con Jole Santelli, si fa fotografare con Lino Di Nardo e Fausto Orsomarso, insomma è ritornata alle origini familiari destrorse.

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Non la accusiamo di tradimento, ci mancherebbe altro. Ognuno sceglie ciò che gli aggrada, soprattutto in politica, ma passare da Toni Negri a Mario Occhiuto non dev’essere proprio il massimo della vita. Non vogliamo dire, con questo, che ci troviamo di fronte a Giuda in gonnella (sono altre le donne con questa “qualità”) ma non c’è dubbio che la Catizone abbia completamente perso la bussola e i punti di riferimento, per usare una metafora molto cara al Grande Vecchio.

Che da lassù, tra Giacometto che appoggia quel porco di Guccione e la sua pupilla che se ne sta con quell’imbroglione (pensate come siamo buoni oggi) di Occhiuto, avrà i suoi bravi motivi per rivoltarsi laddove si trova.