Cosenza 2016, il PD come un locale di ‘ndrangheta

La  puntate precedenti nel trovate nel sito alla categoria politica.

Prima puntata: Cosenza 2016, Renzi e il triangolo delle spremute

Cosenza 2016, Renzi e il “triangolo delle spremute”

Seconda puntata: Cosenza 2016, la Santa Accozzaglia

Cosenza 2016, la Santa Accozzaglia

Presta ha capito che a Cosenza di fare il candidato del PD non è cosa. Aveva iniziato bene con la storia del civismo, ma giustamente qualcuno gli aveva suggerito che le sole liste civiche non sarebbero bastate per mettere KO Occhiuto.

L’accordo con la Santa Accozzaglia era necessario, e lui sperava che sarebbe bastato  “l’ascendente renziano” per mettere a tacere ogni diatriba all’interno del PD e marciare tutti uniti verso la vittoria. Ma non aveva ancora conosciuto di persona la bramosia di denaro e di potere all’interno del PD cosentino.

La seppur scarsa frequentazione di tali soggetti gli fa capire sin da subito che sul suo nome era in atto una vera e propria strumentalizzazione da parte di Madame Fifì. Che aveva accettato di sponsorizzarlo, solo per interessi personali. E che la situazione che gli avevano raccontato a Roma, quando gli chiesero di scendere in campo, non corrispondeva alla realtà: a Cosenza erano e sono in atto faide interne al PD, all’ultimo sangue per il controllo del territorio.

magorno-bossio-prestaUn casino pazzesco nel quale Presta, per sua natura, non era disposto a stare. E così, più di una volta a Roma ne discute con Lotti: la situazione a Cosenza è ingestibile, una miriade di gruppi e gruppetti che altro non fanno che rivendicare prebende, privilegi, denaro e posti di potere per se e per la loro paranza. Di politica neanche l’ombra.

Tutto ruota sugli interessi dei capibastone quali Madame Fifì, Guccione, Adamo e tutta a razza loro.  Più che un partito, quello di Cosenza, deve essere apparso al povero Presta come un locale di ‘ndrangheta.

Lucio sperava di trovare una situazione diversa, civile, democratica, invece non può far altro che prendere atto della impossibilità a proseguire in queste condizioni e comunicare a Roma il suo ritiro, raccontando la verità al suo amico Renzi. Che finalmente ha un quadro chiaro della situazione cosentina.

Capisce finalmente che Madame Fifì, Guccione e chi per loro, non hanno fatto altro che raccontargli un sacco di chiacchiere. Millantavano a Roma di avere tutto sotto controllo, mentre a Cosenza era ed è un campo di battaglia. Lotti e Guerini prendono atto che è impossibile mettere tutti d’accordo e riferiscono a Renzi  che Cosenza è terra di nessuno, dove è in atto una guerra tra potentati politici del loro partito che da decenni si danno battaglia lasciando sul campo morti e feriti.

Nessuno di quelli che finora si è proposto è in grado di risolvere il problema. Anche Minniti ci ha provato, ma a Cusenza un cummanna nenti. Neanche la tanta annunciata inchiesta della DDA è riuscita a mettere d’accordo tutti. Nonostante si paventasse l’uscita di scena di Occhiuto. Sono disposti a tutto pur di non cedere un centimetro di territorio. Anche a cannibalizzarsi tra di loro.

Carletto e Madame Fifì
Carletto e Madame Fifì

Ma la rinuncia di Presta li mette alle strette. Specie a Guccione che più degli altri millantava a Roma, e adesso Guerini gli dice che deve assumersi le responsabilità e deve metterci la faccia. Non c’è via d’uscita, siamo a pochi giorni dalla presentazione delle liste. E Carletto il maialetto che oggi fa il martire come se lui non c’entrasse niente in questa situazione, è costretto ad accettare.

Anche Madame Fifì si adegua perché sa che se va male può sempre addossare la colpa a Guccione. Quello che non sa invece è che Guccione questa volta si è fatto furbo, ma non troppo. E nel contratto di accettazione della candidatura fa scrivere alcune clausole che lo tutelano. In poche parole dice a Guerini: io mi candido, ma se vengo sconfitto dobbiamo liberarci una volta per tutte di Madame Fifì. Il principale problema del mancato sviluppo del nostro territorio, nonché megera sempre assetata di sangue.

Carletto in sostanza vuole garanzie perché sa che Madame Fifì e compari giocheranno sporco. Si aspetta le coltellate. Così come sarà. Garanzie che Roma concede subito: in caso di sconfitta ti tuteleremo. Già, perché, come si suol dire, non tutti i mali vengono per nuocere. Renzi ha capito che questa delle amministrative può essere una “scusa” per mettere all’angolo definitivamente Madame Fifì, Oliverio, Adamo e tutta a razza loro.

Ma  per distruggere una come Madame Fifì serve una sconfitta elettorale forte, cocente. E quella di Carletto è altamente probabile come sconfitta. Oramai, a meno di un mese dal voto l’aria che si respira in città è tutta per Occhiuto. Lo sanno bene i pezzotti romani, ai quali arrivano i risultati dei sondaggi segreti che dicono che non c’è possibilità: Occhiuto vince su tutti.

C’è una remota possibilità di andare ad un ballottaggio se la percentuale di astensione risultasse alta. Astensione che secondo i sondaggisti avrebbe sfavorito Occhiuto. Ma come sappiamo è finita diversamente. Francamente un risultato così ampio per Occhiuto non me lo aspettavo neanche io. Così come non se lo aspettava nessuno, almeno con questi numeri. Occhiuto asfalta tutti con una percentuale del 58%. Una debacle su tutti i fronti e per tutti i candidati. Una sconfitta di Carletto ci stava, ma non così umiliante. Altro fattore, che seppur nella disgrazia, Renzi può girare a suo favore. Sempre della serie non tutti i mali vengono per nuocere.

bretelleOra Carletto è candidato e deve stare al gioco e conduce una campagna elettorale tutta incentrata sui guai di Occhiuto. Dai debiti pagati coi soldi dei cittadini, agli affidamenti diretti, ai patti col diavolo. Si lancia in previsioni che lo danno vincente al primo turno. Parla di sorpasso e di vittoria. Nel mentre, seppur flebile, aleggia sempre la possibilità che l’intervento della DDA possa cambiare le carte in tavola. E su questo fronte monitorizzava Minniti. Che per tutto il tempo della scarsa e surreale campagna elettorale, pompa a Carletto  facendolo sperare.

Gli dicevano: vai Carletto, non ti preoccupare che tanto non ci arriva alle urne. Le puoi sparare anche grosse. Mentre i pezzotti già sapevano che i segnali che arrivavano dalla DDA non erano certi per un intervento “preelettorale”. Intervento auspicato da tanti, a cominciare da noi.

Su tutti il Cinghiale. Per noi, così come per il Cinghiale (ci siamo accomunati in una logica interpretazione dei fatti), sarebbe stato giusto non votare in questa situazione di grande incertezza. Chi si candida deve essere al di sopra di ogni sospetto. E di sospetti sui candidati ne sono girati. E giova ricordare che non sono articoli di fantasia i verbali dei pentiti. Si può dire ci credo o non ci credo, ma non che sono inventati.

Comunque, più giorni passavano e meno probabile si faceva l’intervento della DDA. Cosa che ovviamente rendeva più forte Occhiuto. Più la DDA traccheggiava più Occhiuto saliva. Fino al boom finale. Che l’intervento della DDA potesse in qualche modo slittare al dopo voto lo si sarebbe dovuto intuire dalle dichiarazione del dottor Gratteri.

bruni gratteri copertinaGià dal primo giorno del suo insediamento alla guida della procura di Catanzaro, il primo problema che ebbe a porre il dottor Gratteri fu proprio quello della carenza dell’organico. Spiegò che la mattina il PM deve andare in udienza, il pomeriggio deve istruire i fascicoli e se rimane un po’ di tempo si può dedicare all’investigazione. Un messaggio chiaro: se non si aumenta l’organico le inchiesta vanno a rilento. E poi, il dottor Gratteri si era appena insediato, e prima di dare il via ad una operazione che potrebbe paragonarsi a quella di Mafia capitale, vuole dare, come è giusto che sia, un’occhiata alle carte.

Vuole capire lo stato di solidità delle accuse, se reggono al vaglio del riesame. Il che non significa minimamente non fidarsi dei colleghi. Anzi, per i PM il fatto che a controllare il loro lavoro sia uno come Gratteri non può che fargli piacere, penso io.

Ma un altro elemento che lasciava immaginare che l’operazione sarebbe stata rimandata a dopo le elezioni, arrivava e ancora oggi arriva, dall’insistenza di voci sul pentimento di un nuovo boss, dopo quello di Lamanna. Un pentimento importante sia per la qualità della collaborazione, sia per i riscontri forniti. Una acquisizione che rallenta l’operazione ma ne arricchisce i “contenuti”. E qui Renzi, o chi per lui, prende la palla al balzo. Da non tutti i mali vengono per nuocere, arriva dritto dritto a voler prendere due piccioni con una fava, o un lanciafiamme se preferite.

3- continua

GdD