Cosenza 2016, l’interrogazione che inchioda Occhiuto

Il PD ha reso noto nell’immediatezza della sfiducia ad Occhiuto, il testo integrale dell’interrogazione parlamentare sulla Tangentopoli cosentina presentata ai ministri dell’Interno, della Giustizia, della Funzione pubblica e degli Affari regionali da Ernesto Magorno, Enza Bruno Bossio, Ferdinando Aiello e Stefania Covello. 

E’ un testo nel quale ci sono delle novità assolute non tanto sul merito delle illegalità dell’amministrazione Occhiuto, che sono davvero sotto gli occhi di tutti, quanto sul livello investigativo e giudiziario.

Ma procediamo con ordine.

“Si perviene alla fine anticipata della consiliatura – si legge nel testo dell’interrogazione – perché si registra la convergenza tra tutte le forze di minoranza ed un segmento della ex-maggioranza consiliare anche e soprattutto al fine di esercitare una azione interruttiva della attività amministrativa che già da tempo ha fatto registrare una molteplicità di casi di illegalità che puntualmente sono stati segnalati attraverso la stampa e numerose interpellanze da parte dei consiglieri comunali;

– sono state numerose le interrogazioni a firma dei consiglieri comunali (in verità non ne ricordiamo molte ma tant’è…, ndr) rimaste senza risposta che richiedevano chiarimenti sul continuo ricorso da parte dell’Amministrazione all’istituto dell’affidamento diretto per cottimi fiduciari o lavori pubblici di somma urgenza;

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– la pratica usuale dell’affidamento diretto pare configurarsi come un vero e proprio artificio per aggirare l’obbligo della procedura concorsuale e favorire poche imprese fornitrici divenute beneficiarie dell’assegnazione di ingenti quote di risorse finanziarie pubbliche;

– in particolare, pare che alcune di queste imprese registrino tra i soci proprietari persone notoriamente vicine al sindaco, parenti di qualche suo stretto collaboratore e di soggetti legati alla criminalità;

– lo scenario ed il contesto di una preoccupante e pericolosa deriva di arbitrio è confermata anche dalle evidenze accertate dalla procura della Repubblica di Cosenza che nell’ambito del procedimento penale n.2442/2012 per il reato di falso, addebitato ad un consulente del comune, ha affermato, in maniera non dubitativa, che “le indagini espletate hanno evidenziato rilevanti violazioni dei principi di buona amministrazione e di trasparenza dell’azione amministrativa” e che al Comune di Cosenza è pratica usuale “l’affidamento di incarichi di consulenza a soggetti esterni all’amministrazione comunale, con scarne motivazioni in ordine agli esiti della procedura comparativa seguita per la selezione del contraente”. La procura, nello stesso testo, inoltre, afferma che i professionisti sono scelti “in modo del tutto arbitrario, avvalendosi di incarichi di mera facciata”;

– da tempo si susseguono notizie di stampa relative ad inchieste ed indagini in corso da parte di diversi uffici degli organi investigativi, riferite a pratiche amministrative irregolari, illegali dai profili corruttivi;

– a ridosso della scadenza del mandato e della imminente campagna elettorale sembra che questa pratica si sia fortemente intensificata con affidamenti e pagamenti senza alcun controllo che hanno determinato un intervento della guardia di finanza come ad esempio nel caso della assegnazione di oltre un milione di euro per allestimento di luminarie nelle vie cittadine;

– è ingente la mole dei debiti fuori bilancio contratti durante questa consiliatura e sui quali il collegio dei revisori dei conti ha formulato pesanti osservazioni perché conseguenti a pratiche amministrative effettuate in aperta violazione di legge;…”. 

Un capitolo a parte per l’Amaco.

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– il Ragioniere generale dello Stato ha trasmesso una relazione sulla verifica amministrativo/contabile effettuata dai Servizi Ispettivi di Finanza Pubblica sull’attività dell’azienda AMACO SpA, partecipata al 100% dal Comune di Cosenza, all’Autorità Nazionale AntiCorruzione- ANAC ed alla procura regionale della Corte dei Conti per evidenti irregolarità ed illegittimità riscontrate ai fini dell’accertamento di eventuali responsabilità per danno erariale;

– in particolare sono stati accertati gravi irregolarità per gli atti non conformi alla legge che di seguito vengono specificati:

a) in aperta violazione del decreto legislativo n.422/1997 e della legge regionale n.23/1999 l’Amaco ha arbitrariamente attivato servizi di collegamento in forma abusiva “senza la prescritta autorizzazione e senza avere preventivamente stipulato alcun contratto di servizio”; (si tratta della linea 52 Cosenza-Piano Lago)

b) il presidente del Consiglio di Amministrazione di AMACO si è attribuito il proprio compenso in aperta violazione dell’art.6 del dl.78 del 31/10/2010 convertito in legge del 30/07/2010. È notorio che il presidente di AMACO arch. Mario Capalbo è socio dello studio di progettazione del sindaco di Cosenza;

c) nonostante il bilancio AMACO del 2013 abbia chiuso con una perdita netta di circa euro 50.000, il presidente del CdA architetto Mario Capalbo, ha percepito un’indennità di risultato di euro 20.000 in aperta violazione dell’art.1 comma 725 della legge 27/12/2006 n.296 che prevede la possibilità che tale indennità venga riconosciuta solo nel caso in cui la società produca utile;

d) l’Amaco ha effettuato, in violazione della normativa vigente, “gli acquisti di beni e servizi necessari per la sua attività senza alcuna procedura concorrenziale, quindi, con affidamento diretto, omettendo pure di pubblicare sul proprio sito gli esiti degli affidamenti, come stabilito per gli acquisti sotto soglia, dall’art.238 del dl.163 del 2006”;

PER SAPERE:

quali iniziative intendano assumere, ancor più dopo lo scioglimento del Consiglio Comunale e della conseguente nomina del Commissario prefettizio, per ripristinare la legalità, il principio di trasparenza e di buona amministrazione nel Comune di Cosenza.