Cosenza 2016, lo stato comatoso di PD e Forza Italia (di Gianni Colistro)

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A pochi mesi dalle elezioni amministrative che dovranno, di riffe o di raffe, partorire il nuovo sindaco della città (me lo auguro) diamo uno sguardo alla situazione in seno ai partiti cosentini.

Nel PD la polemica è di casa. Non c’è un attimo di tregua. Si perde tempo prezioso e qualunque decisione per il nome del candidato a palazzo dei Bruzi si rinvia di giorno in giorno. Ogni tanto spuntano le primarie. Una patacca con la quale si vorrebbero scopiazzare gli USA, ma tutte le volte che si è svolta, ha solo suscitato reazioni violente che in molti casi hanno lasciato il segno.

Nella tornata elettorale del 2011 il PD si è letteralmente suicidato mandando all’arrembaggio due candidati (Paolini e Perugini) favorendo cosi la vittoria di Occhiuto. Non è che si ha intenzione di fare il bis?

Enzo Paolini e Mario Occhiuto
Enzo Paolini e Mario Occhiuto

E passiamo a Forza Italia la cui condizione, nonostante l’esultanza di Jole Santelli e di Ennio Morrone che gridano la loro solidarietà al sindaco Occhiuto, è più preoccupante del PD. Il motivo è subito detto. Santelli e Morrone fanno finta di non sapere che verranno a mancare i voti dei Gentile (che mai e poi mai voteranno Occhiuto), che sono una forza elettorale non da poco. Anzi, direi che sarebbe stata preponderante. Quindi, considerato tutto ciò, evitassero i componenti di Forza Italia di trarre conclusioni che alla fine potrebbero rilevarsi fallaci.

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Tra i due litiganti potrebbe, a mio modesto parere, riuscire nell’impresa di essere eletto sindaco di Cosenza Lucio Presta. Ma se vuole ottenere il successo deve agire da solo. Quindi prendere le distanze dal PD. Preparare una lista civica con amici non fidati, ma fidatissimi. Stilare un programma semplice (Cosenza è una città piccola, circa cinquantamila abitanti), che abbisogna di essere amministrata con intelligenza, evitando di fare sciocchezze alla Occhiuto, ma sfruttando quello che si ha a disposizione. In modo da ridare alla città la funzionalità e la vivibilità che gli aveva dato il grande vecchio Giacomo Mancini.

Gianni Colistro