Cosenza 2016, Paolini ci riprova ma le sue truppe non sono “cammellate”

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Aspettavamo le liste di Enzo Paolini (e del Cinghiale) per farci un’idea precisa di quello che poteva rappresentare, in voti, il terzo polo di questa campagna elettorale.

Già quando abbiamo visto che il Cinghiale non aveva deciso di far scendere in campo Katya, il sospetto che ci trovassimo di fronte a una “sceneggiata” era altissimo, figurarsi poi quando quella lista (ribadiamo, debolissima) è stata esclusa.

Sì, perché anche le altre, quelle cioè di diretta emanazione paoliniana, non sono per niente irresistibili e trascendentali.

Non ce ne vogliano l’amico Eugenio Barca (liberale doc), Francesco Civitelli (Costruiamo il Futuro) ed Ermanno Cribari (Cittadini per Cosenza) ma per le loro liste non si possono certo fare previsioni entusiasmanti. E così tutta la “forza” di Paolini orfano del Cinghiale si concentra su due liste, quella del PSE e quella di Buongiorno Cosenza-Cosenza Domani.

La forza trainante della coalizione è rappresentata, di conseguenza, dai consiglieri comunali uscenti Sergio Nucci (circa 2mila voti nel 2011 ma da candidato sindaco), Giovanni Cipparrone, Roberto Sacco e Giovanni Perri (circa mille voti insieme). 

C’è qualche altro nome interessante: per esempio, il carabiniere Amedeo Di Tillo, Mario Prezio e Martina Domma, che intercetteranno molti voti di protesta nel centro storico, Ferdinando Gualtieri, ex consigliere comunale ai tempi del primo Mancini, le insegnanti Annamaria Lo Bosco e Giusy Massarini, il dottore Sergio Perna, l’oncologa Teresa Stimolo, l’avvocato Mauro Ruffolo, la pasionaria dei comitati contro i locali di Santa Teresa, Gabriella Marini Serra, la “guerriera” Giuseppina Carbone e Jessica Rossi, figlia di Umberto, popolare e bravissimo meccanico di via Cattaneo. 

Rispetto per tutti, ma non ci sembra un “parterre” in grado di poter ottenere risultati clamorosi. Giocando sull’ironia, i paoliniani scrivono su FB: “Siamo fichi, votaci”. E noi ne prendiamo atto, sperando che la prossima volta non mettano i loti (in cosentino cachissi) e scrivano: “siamo CACHI, votaci”. 

Senza offesa per nessuno, s’intende.