Cosenza 2016, se un candidato alle elezioni ti invia un sms pubblicitario

Guccione
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Se un candidato alle elezioni ti invia un sms pubblicitario

TRATTO DAL PORTALE DI INFORMAZIONE GIURIDICA LA LEGGE E’ PER TUTTI
Spam elettorale: violazione della privacy, ricorso al Garante per la tutela dei dati personali e al giudice nei confronti del politico che fa la campagna elettorale con mezzi illeciti.

Tempo di elezioni: mai come in questo periodo, forti dei nuovi mezzi di comunicazione, i candidati tentano tutti gli strumenti pur di far filtrare i propri spot elettorali: dai social alle email, dalle fanpage di Facebook agli sms, il mondo della rete e delle TLC parla solo di elezioni.

Ma, così come avviene con l’affissione di manifesti elettorali abusivi, che imbrattano illegittimamente le nostre città (nella promessa, poi, di ripulirle), allo stesso modo i candidati utilizzano in modo abusivo le nuove tecnologie. Un esempio è quello dell’invio di fax, email ed sms non autorizzati.

provaÈ di questi ultimi giorni, ad esempio, la notizia dell’invio massivo, da parte di un candidato a sindaco della città di Cosenza, di sms pubblicitari non autorizzati: il testo dei messaggini, contenente l’invito agli elettori a votare per il candidato in questione è stato spedito sia agli iscritti alle liste elettorali cittadine che ai non iscritti (ad esempio a coloro che hanno ormai cambiato residenza). L’ennesimo modo degli aspiranti alla politica di dimostrare, più che la loro “presenza”, la scarsa preparazione in materia di leggi (proprio quelle la cui applicazione dovrebbero controllare) o, peggio, il totale disinteresse alle prescrizioni impartite dal legislatore.

Il Garante della Privacy

Eppure già dal 2013, il Garante della Privacy, d’accordo con la giurisprudenza, ha escluso, con un provvedimento a tutti noto, la possibilità per i candidati alle elezioni politiche o amministrative di spedire sms pubblicitari non autorizzati agli elettori.

Il Garante sottolinea che il diritto di tutti i cittadini di concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale deve essere esercitato nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, nonché della dignità delle persone cui si riferiscono i dati utilizzati; partiti, movimenti politici, sostenitori e singoli candidati intraprendono numerose iniziative di selezione di candidati alle elezioni, di comunicazione e di propaganda elettorale, comportando così l’impiego di dati personali per l’inoltro di messaggi elettorali e politici al fine di rappresentare le proprie posizioni in relazione alle consultazioni elettorali.

Il Garante richiama quindi un suo provvedimento del 2005, recante un decalogo sulla campagna elettorale.

In particolare, possono essere utilizzati, senza il preventivo consenso degli interessati, i dati contenuti nelle liste elettorali o in altri elenchi pubblici disponibili a tutti, i dati raccolti da titolari di cariche elettive o nell’esercizio di attività professionali e di impresa, i dati personali degli iscritti a movimenti politici.

Al contrario non sono utilizzabili come fonte l’archivio dello stato civile né l’anagrafe, né tantomeno gli elenchi telefonici. Inoltre – e qui il punto che più ci interessa in questa sede – il Garante sottolinea che fax, sms o mail devono essere precedute dalla richiesta di consenso. Non vale la regola del silenzio-assenso. C’è l’obbligo di informativa riguardo il trattamento dei dati, se questi sono raccolti presso l’interessato.  

Peraltro, proprio nell’ultima newsletter del 27 maggio scorso il Garante della Privacy ha scritto che un candidato non può usare a fini di propaganda elettorale  i dati personali in suo possesso per ragioni istituzionali. Nel caso di specie è stato sanzionato un ex assessore colpevole di aver utilizzato gli indirizzi mail dei dipendenti comunali nella sua disponibilità ai tempi del suo mandato.