Cosenza 2016, “trombati” tutti i trasformisti

L’elenco dei “trombati” di questa campagna elettorale è ovviamente lunghissimo tra le file degli sconfitti, Carlo Guccione ed Enzo Paolini.

Le prime insistenti voci di rinuncia riguardano proprio loro, i due condottieri asfaltati da Mario il cazzaro. In pochi sanno (e siamo stati gli unici a ricordarlo) che Carlo Guccione ha iniziato la sua carriera (si fa per dire) politica proprio dagli scranni del consiglio comunale di Cosenza, nell’ormai lontano 1985. Forse sarà per questo che non ha molta voglia di ritornarci.

Se dovesse rinunciare, non è chiarissimo chi prenderebbe il suo posto ma ci sono molte possibilità che tocchi a Marica Grandinetti, prima dei non eletti della lista Uniti per la Città.

sergio nucciQuanto a Paolini, che medita (e sarebbe anche ora!) di ritirarsi dalla politica dopo questa disfatta e dedicarsi unicamente alla sua particolarissima politica sanitaria, il suo posto è conteso da due dei tanti “trombati” di questa tornata elettorale: il cinghialesco Massimo Lo Gullo, pessimo e inutile elemento. E Sergio Nucci, il valente e unico oppositore vero di Occhiuto, incappato in una lista che è stata davvero costruita male e che ha portato pochissimi voti alla causa paoliniana.

Ed eccoci all’analisi delle liste di Guccione, vale a dire di molti di quei soggetti che si sono curati il loro orticello nella (vana) speranza di risultare eletti e hanno votato Occhiuto o, nella migliore delle ipotesi, Formisani o Coscarelli. Come risulta chiaramente dal computo totale dei voti del candidato sindaco e di quelli delle liste.

maria-lucente-Le primedonne della lista del PD Bianca Rende e Alessandra Mauro hanno “fatto fuori” i dinosauri Maria Lucente (fuori dal Consiglio dopo 31 anni!), Carlo Salatino (ecchinaviam’i fa), Francesca Lopez, già assessore nella Giunta Perugini, e Salvatore Magnelli. 

Fuori causa anche il marito del commissario del Parco della Sila, Antonio Armentano, l’ex assessore provinciale Clelia Badolato ma soprattutto la figlia di Pino Tursi Prato, Medina, che forse sarà stata svantaggiata dallo sputtanamento “generale” della sua identità, che, però, vivaddio, fa parte del gioco.

bartolomeoSoddisfazione generale in molti ambienti politici della città per la “trombatura” di Roberto Bartolomeo, specialista in cambio della casacca, al quale questa volta i voti del “famigliune” non hanno garantito l’elezione neanche in una lista quasi “blindata” come quella del PSI.

E sorpresa ancora maggiore per il clamoroso flop di Franz Caruso, capolista del gruppo e superato, oltre che da Bartolomeo, anche dalla “rivelazione” Anna Fabiano, eletta in Consiglio.

Franz Caruso
Franz Caruso

Ritornando ai trasformisti, un altro dei loro più incalliti rappresentanti ovvero Mimmo Frammartino, lascia il Consiglio dopo 31 anni. Come faremo senza la sua commissione alla Cultura? Siamo veramente disperati!

frammartinoFuori anche Cataldo Savastano, che ha cambiato meno casacche di Frammartino ma non scherza neanche lui, l’immarcescibile Serafino Conforti, il redivivo Franco D’Ambrosio ma soprattutto Lorenzo Catizone, fratello di Eva e scendiletto di Palla Palla, quello che è riuscito a far attaccare la sua faccia di bronzo al posto dei manifesti funebri.

Ancora trasformisti che lo specialista Brachetti gli fa un baffo: Giulia “Giuda” Fresca rimane coinvolta nel disastroso naufragio della lista di Giacometto Mancini (trovategli un lavoro, per carità) e prende cinquevoticinque destando l’ilarità generale della piazza; fuori anche gli altri “traditori occhiutiani” Nicola Mayerà, Giuseppe Spadafora e Massimo Colla. Perché i cosentini avranno anche votato Occhiuto per determine e convenienze ma sanno distinguere le persone buone da quelle false e finte.

Chiudiamo con i (pochi) trombati della lista del Cinghiale e di quelle di Paolini. Tra i gentiliani, detto di Lo Gullo che spera di rientrare, l’unico specialista presente era Franco Perri, della cui assenza in Consiglio non si accorgerà nessuno.

Ci si accorgerà molto di più invece (non foss’altro che per questioni di… altezza) dell’assenza di Roberto Sacco. Non ce l’ha fatta neanche Giovanni Perri.