Cosenza, a che serve un Provveditorato? (di Claudio Dionesalvi)

di Claudio Dionesalvi

Neanche il famigerato algoritmo di Renzi aveva combinato danni così gravi. In provincia di Cosenza ci sono classi che hanno dovuto attendere oltre un mese per vedere la faccia del “prof”. Altre assistono dall’inizio dell’anno scolastico a un frenetico turn over di insegnanti incapsulati nel demenziale meccanismo di porte girevoli, trasferimenti e assegnazioni. Colpa dell’atavica disorganizzazione della scuola pubblica italiana, degli effetti nefasti della “buona scuola di Renzi” oppure negli uffici amministrativi ci sono sacche di incompetenza dure a sgonfiarsi?

Tanto tempo fa, si chiamava “Provveditorato”, oggi Ufficio Scolastico Provinciale. Nel territorio cosentino dovrebbe amministrare un sistema educativo spalmato su 155 Comuni. Mica facile! Eppure, al di là delle difficoltà oggettive, la situazione nella sede centrale di via Romualdo Montagna deve essere tutt’altro che sotto controllo, visto che dal 22 giugno scorso la dirigenza ha vietato l’entrata del pubblico nei settori 2, 3 e 4, quelli relativi ai trasferimenti. Per un Provveditorato che non può ricevere l’utenza, rimane davvero ben poco da “provvedere”. Gli addetti ai lavori fanno notare che la legge 107, cosiddetta “buona scuola”, ha complicato una situazione già caotica. Nelle intenzioni, avrebbe dovuto annullare il divario tra “organico di diritto” (la quantità di insegnanti spettanti a ciascun istituto in base al numero degli iscritti, stabilita in modo previsionale, nella primavera precedente l’anno scolastico) e “organico di fatto” (il personale necessario a coprire le cattedre all’esito di trasferimenti di alunni, bocciature e nuove iscrizioni). Chiunque sia stato per dieci minuti nella presidenza di una scuola, nei primi giorni di settembre, sa quanti problemi possa provocare questo balletto di numeri.

La legge 107 prevede l’organico “dell’autonomia”, cioè in base al piano triennale delle attività, ogni scuola dovrebbe indicare il proprio fabbisogno di posti: insegnanti “comuni”, di “sostegno” e “potenziamento”. Ma questa richiesta non è soddisfatta dall’alto. Un po’ perché manca la volontà politica, un po’ per il malfunzionamento dei complessi ingranaggi burocratici e organizzativi delle sedi periferiche, cioè gli Uffici Scolastici Provinciali. Come risolvere una volta per tutte il problema?

Semplice: sarebbe bastato assegnare una congrua quota di insegnanti a ciascuna scuola, per un arco di tempo pluriennale, a costo di destinare personale in eccedenza. Lo Stato avrebbe rischiato di rimetterci qualche soldino? Pazienza! Se ne spendono tanti, troppi, per i compensi di manager, superconsulenti, spedizioni militari e dirigenti di enti locali e “aziende” pubbliche. Nessun insegnante, comunque, sarebbe rimasto inattivo. C’è sempre bisogno di docenti che sostituiscano il personale assente, curino lo studio pomeridiano dei ragazzi e il recupero di quelli rimasti indietro nell’apprendimento. Invece prevale il taylorismo della scuola-azienda, condito con il just in time delle catene distributive. Tutto è impregnato di italica approssimazione. Gli effetti si vedono. Lidia è una professoressa di matematica dei Licei, una che per occupare la cattedra che le spetta, ha fatto anni e anni di gavetta. Il racconto della sua disavventura, simile a quelle di tanti altri suoi colleghi e colleghe, non ha bisogno di ulteriori commenti:

Possibile che nessuno controlli l’operato del “Provveditorato agli studi”? Ritardi, errori, ripensamenti, annullamenti. Ogni giorno un nuovo decreto. Esiste un responsabile, un dirigente? Chi valuta il loro operato? Racconto brevemente la mia storia. Sono un’insegnante di Matematica e Fisica, titolare di cattedra presso il Polo scolastico di Amantea. Anche quest’anno, non avendo ottenuto trasferimento, visto che la legge me lo consente, già prima dell’estate ho prodotto domanda di assegnazione provvisoria, indicando come sedi esclusivamente scuole presenti nei comuni di Castrolibero, Cosenza e Rende. Di solito la mobilità viene definita prima del 1° di Settembre di ogni anno, onde evitare disservizi e problematiche agli utenti ed a tutto il personale della scuola. Quest’anno ciò non è avvenuto… solo la notte tra l’8 ed il 9 di ottobre esce il decreto di assegnazione per la mia classe di concorso, che mi assegna al Liceo Scientifico “Fermi” di Cosenza. La mattina del 9 ottobre quindi non mi reco più nella mia sede di titolarità, ma vado a prendere servizio presso la nuova scuola.

E qui, la sorpresa… ci ritroviamo due docenti della stessa classe di concorso su una sola cattedra… Ci viene detto che da parte della scuola non è stato fatto alcun errore e che in realtà lo sbaglio proveniva dal provveditorato che ha considerato due sedi disponibili anziché una, come realmente era. Il mio collega ha più titoli di me per cui gli spetta la cattedra ed io rimango senza. Il Liceo “Fermi” comunica immediatamente l’errore, nel frattempo la mia cattedra risulta assegnata ad altro docente ed io rimango in balia del mio destino. Intanto mi utilizzano per coprire le classi con docenti assenti, mi dicono che forse potrebbero impiegarmi come insegnante di potenziamento… insomma niente di certo. Il 23 Ottobre, quindi dopo ben 15 giorni, ecco un nuovo decreto col quale mi informano che sono rispedita nella mia sede di titolarità, cioè di nuovo ad Amantea. Oggi quindi rientro nella mia scuola… anche il docente che intanto aveva preso il mio posto, viene rispedito in altra sede. Le classi non sono più quelle che avevo all’inizio dell’anno scolastico…. Insomma: che pasticcio… innanzitutto per i poveri ragazzi!!!

Claudio Dionesalvi