Cosenza, aborti da iGreco: ci guadagnano solo i padroni delle cliniche e il “cinghiale” di riferimento

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Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire

Torniamo ad occuparci della triste vicenda degli aborti “ceduti” dall’Azienda Ospedaliera di Cosenza a una delle cliniche del potentissimo gruppo de iGreco. A quanto pare, i vertici dell’ospedale di Cosenza si calano pedissequamente nei panni di quel soggetto che faceva il sordo per non sentire… la verità.

Ci riferiamo alla replica dell’azienda ospedaliera cosentina (https://www.quicosenza.it/news/in-evidenza/182762-interruzioni-gravidanza-esterne-lazienda-ospedaliera-servizio-alternativo-allannunziata) alla civile e determinata protesta avanzata dal Centro antiviolenza “Lanzino” riguardo alla sciagurata cessione del servizio IVG a iGreco Ospedali Riuniti s.r.l (http://www.iacchite.com/cosenza-aborti-igreco-centro-lanzino-diritto-delle-donne-alla-salute-calpestato-interessi-privati/).

In questa delirante replica si legge che “Non c’è stata alcuna scelta discrezionale da parte dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza in merito al protocollo d’intesa con l’unica struttura sanitaria ricadente nella provincia di Cosenza, autorizzata ed accreditata con il servizio sanitario, in grado di garantire il servizio di Interruzione Volontaria di Gravidanza chirurgica, come attestato dalla Direzione Generale della Programmazione Sanitaria del Ministero della Salute

E in effetti, l’Azienda Ospedaliera di Cosenza ha ragione! Infatti, essa non ha deciso nulla. Ha semplicemente eseguito ciò che gli è stato ordinato dall’alto (ovvero dal Cinghiale), infischiandosene del fatto che cedere un servizio come quello delle IVG ad una azienda privata, quindi concorrente, significa innanzitutto rafforzarla e indebolire la propria.

E’ un po’ come se il Barcellona cedesse Messi al Real Madrid.

E ciò è vero anche se si dimostrasse (ed è tutto da dimostrare) quanto l’Azienda Ospedaliera di Cosenza afferma in seguito, ossia che “Il suddetto protocollo d’intesa non nega nessun diritto alla salute, né preclude alcuna facoltà di scelta alle donne che volessero comunque decidere di essere assistite in ospedale. Fornisce semmai un’opzione alternativa, proprio a garantire questo servizio a chi ne avesse bisogno.”.

Su questo punto l’Azienda Ospedaliera di Cosenza cade addirittura in contraddizione con se stessa. Atteso che nella delibera n. 454 del 17/10/2017 si legge che questa cessione viene effettuata: “tenuto conto delle carenze di personale, dovute al pensionamento di diversi Dirigenti Medici, dell’U.O.C. Ostetricia e Ginecologia”.

L’Azienda Ospedaliera di Cosenza DEVE spiegare ai cosentini come sia possibile che “le interruzioni di gravidanza chirurgiche, dunque, continueranno ad essere eseguite nel reparto di Ginecologia ed Ostetricia dell’Ospedale di Cosenza” se essa stessa nella delibera in questione afferma di avere carenza assoluta di personale, a questo servizio preposto, causa pensionamenti.

Se ciò non fosse vero, ossia se in realtà questa carenza assoluta non esistesse, allora non si spiega la necessità di non conservare il servizio di IVG all’interno dell’ospedale e, anzi, sarebbe opportuno rinforzarlo mediante l’assunzione di altri medici.

Infatti, da questo punto di vista, l’Azienda Ospedaliera di Cosenza, oltre che sorda, sembra essere anche smemorata. Infatti, sembra essersi completamente dimenticata che essa stessa ha bandito ed ha fatto espletare  un concorso per ginecologi ostetrici, la cui graduatoria di merito è stata emanata a luglio 2016 (ossia un anno e tre mesi fa) ed è ancora valida.

Inoltre, sembra aver dimenticato anche che in questa sua graduatoria (non dell’ospedale Pugliese di Catanzaro o del Bianchi-Melacrino-Morelli di Reggio Calabria) ci sono 19 medici che hanno diritto PRIORITARIAMENTE ad essere interpellati se svolgere o meno il servizio di IVG presso l’ospedale di Cosenza. E tutto ciò andava fatto sicuramente prima di cedere il servizio, per quanto parzialmente, ad imprenditori privati.

Non avendolo fatto, l’Azienda Ospedaliera di Cosenza anziché curare i propri interessi e quelli della salute della comunità cosentina, si sta preoccupando di curare gli interessi di un’altra azienda, peraltro privata e del politico che segue questa faccenda.

A tal proposito, si vuole ricordare che nella Regione Lazio (che peraltro è governata da una giunta dello stesso colore di quella calabrese) è stato di recente espletato un concorso riservato a non obiettori  proprio per preservare il servizio IVG all’interno delle strutture pubbliche. E, si badi bene, la Regione Lazio pullula di case di cura private convenzionate. Ma, per fortuna dei cittadini laziali, non ha politici così “morbosamente” legati all’affare sanità.

In aggiunta, l’Azienda Ospedaliera di Cosenza DEVE sapere, ammesso che non lo voglia sentire, che è inutile sventolare la bandiera dell’autorizzazione su tale cessione da parte della “Direzione Generale della Programmazione Sanitaria del Ministero della Salute”. Innanzitutto in considerazione del fatto che colui che la dirige attualmente, ossia Andrea Urbani, è la stessa persona che poco più di tre mesi fa, quando ancora conservava il posto di sub commissario, giustificò la sua mancata firma sul decreto commissariale n. 50 asserendo che lo stesso decreto (che autorizzava assunzioni di medici e paramedici nella regione Calabria) non teneva conto del fatto che in Calabria, sin dal 2015, ci sarebbero stati  “17 ortopedici di troppo, 11 medici nefrologi in eccedenza, 4 cardiochirurghi, 5 chirurghi toracici e 8 ginecologi inutili”.

Allora, se quanto asserito da Urbani è vero, l’Azienda Ospedaliera di Cosenza DEVE spiegare ai cittadini di Cosenza perché, dopo aver dimenticato i medici nella sua graduatoria, non ha provveduto ad interpellare questi famosi 8 ginecologi “inutili” se fossero interessati a svolgere o meno il servizio di IVG all’interno dell’ospedale di Cosenza. In questo caso, ci sarebbe stato anche un risparmio per le casse della Regione Calabria in quanto si sarebbe trattato non di nuovi stipendi ma di stipendi già pagati, (a quanto dice Urbani “inutilmente”).

In secondo luogo, a proposito di Regione Calabria, nella delibera n. 454 del 17/10/2017, l’Ao di Cosenza si limita semplicemente a “trasmettere il presente atto al Dipartimento Tutela della Salute della Regione Calabria e al Commissario ad Acta per il Piano di Rientro;”.

Ora, ammesso che non lo voglia sentire, l’Azienda DEVE sapere che a questi due enti essa è PRIORITARIAMENTE ed ESCLUSIVAMENTE subordinata e solo ad esse DEVE dare conto di ogni suo atto.Quindi, ogni atto che essa compie non può essere semplicemente “trasmesso” per conoscenza ai suddetti enti superiori ma va da questi avallato e autorizzato, non foss’altro perché, siccome le prestazioni fuori budget della casa di cura iGreco ospedali riuniti s.r.l. le paga l’Asp di Cosenza e, quindi, la Regione Calabria, questi enti hanno maggiore titolo rispetto alla “Direzione Generale della Programmazione Sanitaria del Ministero della Salute” ad autorizzare o meno questa scellerata cessione, nella quale ci guadagnano solo iGreco e il politico di riferimento di Andrea Urbani, mentre ci perdono tutti i cittadini di Cosenza e provincia, nonché, per le ragioni sopra esposte,  tutti i calabresi.

A tal proposito, si coglie l’occasione per invitare la struttura commissariale calabrese e il dipartimento tutela della salute a svolgere il loro ruolo di controllo e a prendere una posizione ufficiale su questa vicenda.

A questo punto ci rivolgiamo direttamente a te, cara Azienda Ospedaliera di Cosenza. Se ti “sembrava doveroso intervenire per fare chiarezza” su questa vicenda bisognava che lo facessi non omettendo la verità e non facendo finta di non sentire le giuste e puntuali critiche che ti stanno piovendo addosso da ogni dove. Solo così avresti fatto in modo di non generare, tu stessa “non pochi fraintendimenti”.