Cosenza, aborti da iGreco: una palese manovra elettorale del Cinghiale. Tutti i retroscena

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Egregio Direttore,

quasi come se la mia lettera da lei pubblicata il 20 ottobre scorso (http://www.iacchite.com/cosenza-sanita-corrotta-urbani-parte-tutti-gli-effetti-del-sistema-cinghiale/), che ipotizzava un sistema dietro la sanità cosentina, basato su “l’uomo giusto al posto giusto”, avesse bisogno di una conferma, lunedì il suo giornale on line ha pubblicato la notizia che con una semplice delibera (la n° 454 del 17 ottobre 2017) l’Azienda Ospedaliera di Cosenza ha “esternalizzato” il servizio di IVG (Interruzione Volontaria di Gravidanza) cedendolo alla Casa di Cura “Sacro Cuore” di Cosenza, appartenente al gruppo imprenditoriale che oggi va per la maggiore in ogni ambito in Calabria e non solo, ossia il “potentissimo”  gruppo imprenditoriale de iGreco. Infatti, questi rampanti imprenditori si occupano di vino, di olio, di sanità privata convenzionata (possiedono tre case di cura a Cosenza e hinterland), possiedono un’azienda che produce cioccolato in Umbria, sembra che siano interessati anche agli aeroporti calabresi, al Cosenza Calcio ecc. ecc..

Il suo giornale ha giustamente evidenziato che un servizio come quello della Interruzione Volontaria della Gravidanza (IVG), che è stato compreso nei nuovi LEA per quanto dice il DPCM del 12 gennaio 2017 (pubblicato sulla G.U. n. 65 del 18 marzo 2017), è stato “ceduto” ad una azienda privata (ossia alla concorrenza), ancorchè convenzionata con il Servizio sanitario regionale, e, così facendo, tale servizio è stato considerato dalla Azienda Ospedaliera di Cosenza alla stessa stregua di un qualsiasi altro servizio da esternalizzare (come per esempio il servizio mensa, il servizio pulizie, il servizio lavanderia, il servizio CUP ecc. ecc.).

La cessione di questo importante servizio da un azienda pubblica ad una privata viene effettuata, ancora una volta, nel silenzio generale dei media regionali (tranne il suo giornale on line) e passa sopra la testa dei cosentini, purtroppo in parte dormienti e in parte anestetizzati, così come il Rosatellum bis sta per passare sopra la testa degli italiani, senza che gli stessi nemmeno se ne accorgano.

Una prima considerazione, di carattere generale, che si può fare prende origine da uno degli articoli della legge 194 del 22 maggio del 1978 che regola l’interruzione volontaria della gravidanza, ovverosia l’articolo 5 che così recita:

Il consultorio e la struttura socio-sanitaria, oltre a dover garantire i necessari accertamenti medici, hanno il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall’incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante, di esaminare con la donna e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto”.

Ora, se tale molto onorevole compito è già di difficile attuazione nell’ambito di una struttura pubblica, chi ci garantisce che tale compito, gravato da eccellenti fini, venga svolto da una azienda privata la cui mission principale non è la salvaguardia della salute ma il guadagnare sulla salute?

E purtroppo questo non è l’unico aspetto negativo di questa che, a mio avviso, rimane una pura e semplice manovra pre-elettorale. Ancora una volta, in questa come in altre vicende della sanità cosentina, gli unici attori a guadagnarci non sono i cittadini di Cosenza bensì i proprietari della Casa di Cura Sacro Cuore e il politico che detiene il potere sulla sanità a Cosenza e che ha organizzato tutta la sua carriera politica sul sistema de “l’uomo giusto al posto giusto” di cui parlavo nella lettera del 20 ottobre scorso.

In effetti, la cessione di questo servizio altro non è che l’ennesima conferma del fatto che, almeno a Cosenza e provincia, le cose in ambito sanitario vengono decise da una sola persona. Inoltre, tale cessione rappresenta, trovandoci ormai in piena campagna elettorale per le prossime politiche, una palese manovra elettorale priva di qualsivoglia beneficio per la comunità cosentina.

Per comprendere ciò è sufficiente leggersi questa famigerata delibera n. 454 del 17 ottobre scorso, la quale inizia con queste premesse:

…l’Amministratore de iGreco Ospedale Riuniti Srl, ha provveduto a trasmettere a questa Azienda Ospedaliera, risposta al quesito richiesto alla Segreteria della Direzione Generale della Programmazione Sanitaria di Roma, sulla possibilità o meno, di una Casa di Cura autorizzata ed accreditata con il SSR per l’attività di ricovero di Ostetricia e Ginecologia, di avviare attività di IVG chirurgica senza ulteriori autorizzazioni;

Questo trafiletto lascerebbe intendere che l’iniziativa di accaparrarsi il “poco” redditizio servizio delle IVG nasca spontaneamente dai proprietari della Casa di Cura in questione.

…la risposta a detto quesito da parte della suddetta Segreteria della Direzione Generale della Programmazione Sanitaria chiariva che una Casa di Cura privata, regolarmente autorizzata ed accreditata con il SSR per attività di ricovero di Ostetricia e Ginecologia, può svolgere qualsiasi tipo di attività correlata alla stessa e, quindi, anche IVG, seguendo quanto previsto dalla legge;

considerato che la struttura ex Sacro Cuore iGreco ospedali Riuniti srl, sita in Cosenza, è regolarmente autorizzata ed accreditata con il SSR per l’attività di ricovero di Ostetricia e Ginecologia si trova nelle condizioni di svolgere anche l’attività di IVG chirurgia come da parere del Ministero della Salute – Direzione Generale della Programmazione Sanitaria;

In questa frase, inoltre, la Direzione Generale della Programmazione Sanitaria concede il nulla osta per la cessione del servizio IVG alla Casa di Cura cosentina in seguito al parere positivo del ministro della salute.

…alla luce di quanto sopra esposto, tenuto conto delle carenze di personale, dovute al pensionamento di diversi Dirigenti Medici, dell’U.O.C. Ostetricia e Ginecologia, venendo così meno la possibilità di soddisfare tutte le numerose richieste di IVG chirurgiche;

Infine, nell’ultima premessa l’Azienda Ospedaliera di Cosenza prende atto in maniera del tutto acritica della situazione, abdicando totalmente dal ruolo, riconosciutogli dalla legge, di effettuare tutte le proprie azioni con il solo fine di garantire la salute pubblica, e, semplicemente, si limita ad eseguire quanto deciso dalla Direzione Generale della Programmazione Sanitaria su proposta di una azienda privata. Non solo, l’Azienda Ospedaliera di Cosenza, quasi quasi, arriva a benedire il fatto che questi benefattori de iGreco, mossi da uno slancio di altruismo verso la comunità cosentina, si siano fatti avanti per chiedere questo  “economicamente scarsamente interessante” servizio di IVG. Infatti, l’Azienda Ospedaliera cosentina giustifica questa scellerata scelta con il fatto che, guarda caso, proprio in questo momento si assiste al “pensionamento di diversi Dirigenti Medici, dell’U.O.C. Ostetricia e Ginecologia, venendo così meno la possibilità di soddisfare tutte le numerose richieste di IVG chirurgiche”.  Dire scandaloso è poco!!!Le domande che sorgono spontanee e che sono da fare all’Azienda Ospedaliera di Cosenza sono le seguenti:

  1. Ma questi “diversi medici” (a dire il vero è solo uno) che vanno in pensione nella UOC di Ostetricia e Ginecologia, non possono essere sostituiti da altri medici che potrebbero non solo garantire pienamente il servizio di IVG ma soprattutto potrebbero impedire che lo stesso finisca nelle grinfie di un gruppo privato di “prenditori” della sanità calabresi, mani dalle quali non tornerà mai più indietro?
  2. L’Ao di Cosenza si è già dimenticata del fatto che solo a luglio 2016 è stato espletato nella medesima azienda un concorso di ostetricia e ginecologia dal quale è fuoriuscita una graduatoria, nella quale sono presenti ben altri 19 medici oltre ai cinque che sono stati assunti lo scorso anno?
  3. Cosa impediva o ha impedito, all’Ao di Cosenza di chiedere innanzitutto a questi medici, in ordine di graduatoria, se qualcuno di loro, fosse interessato a ricoprire il posto di ginecologo (o ginecologi) preposto (preposti) alla effettuazione del servizio IVG dell’ospedale di Cosenza prima di cederlo gratuitamente (per la comunità cosentina, non certo per il politico che ha voluto questa cessione) e senza colpo ferire (quasi ringraziando) ad una Casa di Cura privata, ancorchè convenzionata con il SSR, che rappresenta comunque una concorrente della azienda pubblica?

Come si può notare, la situazione è molto più grave di quanto una semplice lettura superficiale dell’evento potrebbe lasciare intendere. A questo punto, quindi, bisogna cercare di individuare qual è il politico che sta dietro e che ha voluto questa cessione e, soprattutto, perché ha voluto tutto ciò, infischiandosene del diritto alla salute dei cittadini di Cosenza.

Un primo indizio è dato dal fatto che l’attuale ministro della salute è dello stesso partito del politico in questione. Ma per chiarire definitivamente l’arcano basta chiedersi chi sia attualmente il Direttore Generale della Programmazione Sanitaria Nazionale con sede a Roma?

Il commissario Scura e il suo vice Urbani

Ebbene, trattasi di Andrea Urbani, promosso a questa carica nel febbraio di questo anno (questo perché il politico che lo ha promosso ama muoversi in anticipo quando tutti gli altri ancora non hanno neanche subodorato l’affare).

Si. Proprio lo stesso Andrea Urbani che fino ad agosto ha mantenuto contemporaneamente anche la carica di subcommissario per il piano di rientro dal debito sanitario della regione Calabria. Tutto ciò almeno fino a quando il politico, suo mentore, non è stato sicuro della revoca del decreto commissariale n. 50 di Scura, che prevedeva circa 250 posti a tempo indeterminato fra medici e personale paramedico nella regione Calabria e che, con l’avvento del decreto commissariale n. 111, sono scomparsi.

Anzi, a questo punto sorgono domande spontanee anche per Andrea Urbani:

  1. Non è stato proprio lui a dichiarare, per giustificare la sua mancata firma sul decreto 50 che così non è stato pubblicato, che in Calabria sin dal 2015 ci sono ben 8 ginecologi “inutili”?
  2. Ebbene, l’Ao di Cosenza non avrebbe potuto interpellare e utilizzare qualcuno di questi ginecologi “inutili” per effettuare il servizio di IVG nell’ospedale di Cosenza prima di cedere lo stesso servizio, in fretta e furia, ad una Casa di Cura privata?
  3. E a chi appartiene Andrea Urbani?

Beh! La risposta è semplice: come già detto nell’articolo pubblicato il 20 ottobre scorso, appartiene al sistema di potere sulla sanità cosentina costruito da Tonino Gentile. Andrea Urbani è “l’uomo giusto al posto giusto” prima nella struttura commissariale calabrese e adesso a capo della Direzione Generale della Programmazione Sanitaria Nazionale.

Ovviamente, tutto ciò non sarebbe stato possibile, se il nostro politico non avesse piazzato “gli uomini giusti ai posti giusti” nelle due aziende cosentine (sanitaria ed ospedaliera) che per tale motivo gli sono completamente asservite.

Filomena Greco, sindaca di Cariati

Uno dei possibili molteplici guadagni futuri per il politico in questa faccenda è facile da intuire. Facendo cedere questo servizio a iGreco si è garantito i voti della maggior parte dei cariatesi (ricordo che il sindaco di Cariati è una iGreco), dei dipendenti delle svariate aziende calabresi de iGreco nonchè delle loro famiglie. Vi lascio immaginare l’acquolina in bocca che il politico in questione ha provato quando nel febbraio scorso ha ideato questa cosa che gli procurava un bel gruzzoletto di voti. I suoi occhi avranno girato come quelli di zio Paperone nell’ipotizzare futuri guadagni.

Inoltre, sempre con questa manovra, viene aggiunto un altro piccolo tassello al disegno che il politico in questione sta inseguendo da una vita, ossia una sanità pubblica che, con la convenzione, sia completamente in mano a privati, per questo motivo a lui devoti nei secoli dei secoli. Come si può notare, anche in questa triste vicenda gli unici che ci perdono veramente sono i cittadini di Cosenza e provincia nonché i loro figli che si vedono strappati un altro sacrosanto diritto sancito da una legge italiana e dall’articolo 32 della Costituzione.

Peccato che tutto ciò avviene mentre i cittadini cosentini sono, coercitivamente, mantenuti in uno stato di sonno profondo.

Lettera firmata