Cosenza, aborti proibiti: “La mia odissea per interrompere la gravidanza”

di Vittoria Morrone

“Quando ho scoperto di essere incinta ero già alla quarta settimana di gravidanza. Per tutta una serie di ragioni non ho avuto alcun dubbio rispetto alla decisione di non portare a termine la gestazione, quindi, ho immediatamente fatto alcune ricerche per abortire. Vivo a Cosenza e lavoro part-time, senza contratto. La mia situazione economica non mi permette naturalmente di pagare una visita ginecologica privata, né tanto meno di accedere ad alcun tipo di scorciatoia burocratica, nemmeno nelle situazioni di emergenza. Il mio lavoro, allo stesso tempo, non mi offre alcun tipo di tutela e posso assentarmi a discrezione del mio datore di lavoro e in base alla sua disponibilità, assolutamente arbitraria.

Alla fine delle mie ricerche per scoprire quale fosse il percorso da seguire per interrompere la gravidanza, sono giunta alla conclusione di rivolgermi ai consultori della mia città, che offrono servizi gratuiti. L’impossibilità di assentarmi dal lavoro mi ha portata a fare prima di tutto un giro di chiamate nei vari servizi dell’ASP a Cosenza, così da ricevere le informazioni di cui avevo bisogno, per poi scegliere un giorno e svolgere tutto il dovuto, a colpo sicuro.

Ho chiamato, durante la mattinata, prima di tutto il consultorio di Cosenza 2, in Via G. La Pira, non ricevendo alcuna risposta. Quindi, ho provato con l’altro consultorio, in Piazza De Chiara. Al telefono mi è stato detto, in modo molto seccato, che la ginecologa, che avrebbe dovuto visitarmi e firmare un certificato per abortire, è obiettrice di coscienza. Ho provato a chiedere, se non altro, informazioni riguardo alla pillola abortiva RU-486 e quali fossero le procedure per interrompere la gravidanza senza dover affrontare l’intervento chirurgico di raschiamento dell’utero. La risposta è stata al limite del maleducato, dandomi come unica soluzione quella di chiamare il consultorio dell’UNICAL e “vedere un po’ lì cosa ti dicono”. Dopo la telefonata, che mi aveva mortificata, mi sono armata di pazienza e non avendo altra scelta ho chiamato il consultorio ad Arcavacata.

Questa volta ho cercato di spiegare la mia situazione al meglio che potevo, cercando comprensione dall’altra parte della cornetta e, specialmente, cercando informazioni chiare e professionali. Al telefono, ho spiegato di aver già effettuato gli esami del sangue per accertare la gravidanza e che, essendo quasi alla quinta settimana, avrei ancora avuto la possibilità di abortire con la pillola, invece di sottopormi ad un intervento sotto anestesia. Il consultorio dell’UNICAL mi ha descritto il procedimento relativo all’interruzione chirurgica, spiegandomi che non avrei potuto farlo a Cosenza e che l’ospedale più vicino era quello di Rogliano.

Ho ringraziato per le informazioni, ma ho insistito sulla pillola abortiva. Dall’altra parte del telefono mi è stato quindi riferito che, per abortire con la RU-486, avrei dovuto sottopormi ad un’ecografia interna, che purtroppo non potevano fare perché sprovvisti di ecografo. Mi è stato consigliato, allora, di chiamare gli altri due consultori di Cosenza, che avevo contattato poco prima. Ho telefonato a quello in Piazza De Chiara pensando che, nonostante l’obiezione, potessi almeno fare l’ecografia, ma la stessa operatrice di prima mi ha risposto in modo molto vago, facendomi intendere che, se proprio avessi voluto, avrei potuto fare l’ecografia dopo una settimana, ma, date le mie condizioni, non potevo aspettare.

Ho quindi chiamato il secondo consultorio di Cosenza, dove mi è stato svelato che l’aborto farmacologico con la RU-486 non è disponibile in tutta la provincia di Cosenza, in quanto è una pratica sperimentale. Nonostante la notizia sull’impossibilità di usare la pillola per interrompere la gravidanza mi avesse spiazzata, ho tentato comunque di chiedere di effettuare l’ecografia presso il loro consultorio, per poi decidere il da farsi. La risposta è stata negativa e mi è stato consigliato di rivolgermi direttamente alla struttura che mi avrebbe dato il certificato da presentare in ospedale. La telefonata si è conclusa con la raccomandazione, da parte dell’operatrice, di contattare uno dei consultori di Catanzaro per scoprire la disponibilità o meno dell’interruzione farmacologica”.

Quello che si evince da questa esperienza, è sicuramente una notevole disorganizzazione per quanto riguarda il servizio di interruzione di gravidanza nella provincia di Cosenza. La pillola abortiva RU-486, che è stata definita “sperimentale” dal consultorio in Via La Pira, è in realtà stata autorizzata ed immessa negli ospedali italiani nel 2009, quasi dieci anni fa, quindi la protagonista di questa testimonianza è in realtà l’escamotage di una ricerca fatta dalla sottoscritta, telefonicamente.

Tutte le informazioni e le risposte ricevute dai consultori del territorio sono reali e, personalmente, la sensazione e il timore di essere respinta dalle istituzioni che dovrebbero offrire questo servizio, sono stati altrettanto realistici. Affrontando la questione dell’aborto a Cosenza, nonostante le mie telefonate fossero di fatto una montatura, appare immediatamente chiaro quanto la decisione di interrompere la gestazione si tramuti in un percorso ad ostacoli, dove si ha l’impressione di essere un’incombenza poco gradita. Dopo diverse telefonate, mi sono scoperta a modulare il mio tono di voce, in modo da provocare dall’altra parte della cornetta reazioni che potessero confortarmi e darmi istruzioni precise, mentre di fatto mi sono scontrata con una matassa da sbrogliare, dandomi  la sensazione di elemosinare aiuto. La dimensione, con cui una donna che vuole abortire si scontra, è fortemente discriminatoria. Le questioni salienti spaziano dalla presa di posizione di addetti ai lavori, che si dichiarano senza vergogna obiettori di coscienza in un luogo come un consultorio, a scapito della libertà delle donne, fino alla negata possibilità di scelta sul come e dove interrompere una gravidanza.

La RU-486 è un metodo abortivo che non richiede ospedalizzazione e permette alla donna di interrompere la gravidanza in modo più intimo e personale. I rischi legati all’aborto farmacologico sono decisamente inferiori a quelli dell’aborto chirurgico, che comprendono traumi al collo dell’utero, rischio di sterilità e gravidanze extrauterine.

La ricerca si è conclusa quando, chiamando il consultorio di Catanzaro, mi è stato dato il numero del consultorio di Lamezia, dove mi hanno assicurato che recandomi lì avrei ottenuto la visita ecografica interna e il certificato per abortire nell’ospedale di Lamezia.

Per tornare alla protagonista della testimonianza, la situazione economica dell’ipotetica donna che interpretavo è più che realistica, ed è ovviamente il profilo di cittadina che in assoluto necessita di più dei servizi a portata di mano, perché abortire fuori provincia comporta spese, che non tutte possono affrontare. Sul sito web dell’ASP di Cosenza, nella sezione dove i due consultori della città descrivono i servizi offerti, non si fa menzione dell’interruzione volontaria di gravidanza, come se l’aborto fosse una pratica che non li riguarda, come se abortire non fosse un diritto di tutte le donne. II 25 Novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, violenza anche intesa come privazione di libertà di scelta sui nostri corpi e, per tanto, il diritto all’aborto negato o ostacolato è anch’esso violenza.