Cosenza ai tempi di Occhiuto: una visione estetistica della città

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Nelle città italiane le sculture contemporanee che si vogliono inserire nel tessuto urbano, sono valutate scrupolosamente da una apposita commissione che, prima di tutti, ha al suo interno un rappresentante della Soprintendenza, l’organo di vigilanza dello Stato sul territorio.

A Cosenza, e nella sua area urbana, è sufficiente, invece, essere amici di Occhiuto tanto che diversi luoghi hanno visto e continuano a vedere nuove collocazioni monumentali solo del grande artista cosentino Maurizio Orrico.

Le “statue” sono 17 in tutto, senza che alcuna di questa sia approvata con procedura concorsuale o abbia ottenuto autorizzazione al di fuori di quella del sindaco.

La prima è la “cattedra vescovile” in marmo, collocata da Occhiuto nel Duomo, quando effettuava lavori nell’abside senza l’autorizzazione della Soprintendenza, che, pure, è intervenuta rivendicando l’illegittimità dell’operazione.

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Sette multipli in resina: due in via Coscarella n°2 e due nell’atrio dell’hotel Link, uno di otto metri in via Papa Giovanni XXIII davanti alla chiesa “Sacra Famiglia”; due in Piazza Salfi, che riflettono tutte le opere all’interno della struttura, area privata con piena visibilità pubblica accanto ai “Dormienti” di Mimmo Paladino.

L’artista, in questo caso sì, Paladino ha querelato il sindaco-ristoratore, di un ristorante fallito, perché ritiene che le sue, vere, opere d’arte siano arbitrariamente accostate ai giganti di plastica di Orrico, come se fosse un progetto condiviso creando un danno enorme all’artista confermato, Paladino, a tutto vantaggio dell’artista locale, Orrico.

I suddetti giganteschi omaccioni plastici sono tutti identici fra loro nella forma anche se cambiano nel colore e dimensioni e nel titolo: o viaggiatore o viandante (potenza delle parole!).

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L’installazione sulla rotatoria di viale Cosmai ha suscitato reazioni argomentate da parte di molti cittadini su diversi blog ,sia sui criteri estetici artistici sia sugli standards di sicurezza. Tutti questi inserimenti urbani non sono stati preceduti da alcuna verifica degli specifici enti preposti sulla sicurezza, ambientali e paesaggistica per il forte impatto dovuto alle dimensioni e ai materiali. A Rende, nel nuovo Centro polifunzionale (vicino ai carabinieri) giganteggia una grande doppia farfalla in ferro, mentre si possono già osservare, sparse per tutto il piazzale antistante, le basi in cemento già realizzate aspettano la collocazione di altre sette opere in ferro di Orrico.

Cosenza ha un sindaco che vuole imporre, e impone senza consultazione alcuna, ad un’intera collettività un modello d’arte e di bellezza tutto suo personale; un sindaco che monopolizza gli spazi pubblici a favore dei suoi sodali ed esclude altri artisti cosentini che hanno ottenuto riconoscimenti dai massimi musei nazionali.

Nel frattempo nessuna delle autorità preposte, il soprintendente ai beni artistici dottoressa Tecce e l’architetto Eichberg ai monumenti e ai paesaggi, chiede delucidazioni e conto al sindaco di questo scempio.

lounge bar da sopra

Nessuno chiede ragioni al sindaco dello scempio del Castello (come ha dettagliatamente scritto Battista Sangineto alcuni mesi fa) o come quello dell’ascensore in via Trento, come quello della cattedra vescovile nel Duomo, come quello delle piazze e piazzette orribilmente ridisegnate dall’architetto-urbanista e sindaco pro-tempore Occhiuto. Signore Soprintendenti, volete dire qualcosa o volete star zitte, ancora una volta, riguardo ad azioni ed omissioni di pertinenza del vostro Ufficio?

Tutto questo avviene all’ombra delle palme secolari morenti che, colpite dal punteruolo rosso, muoiono una dopo l’altra senza che l’Amministrazione abbia dato il via ad alcun trattamento di bonifica.

E il bando sul Museo di Alarico, di cui ci siamo ampiamente occupati,  è stato ritirato o l’avete dovuto riscrivere, visto che prevedeva, fra le altre sciocchezze, di buttare nel fiume le macerie degli ultimi due piani dell’ex Hotel Jolly?

Al momento l’unica preoccupazione che pare avere il sindaco sembra la progettazione e la collocazione -davanti al progettato Museo di Alarico, che, come ha ripetutamente spiegato Sangineto non potrebbe contenere nulla di pertinente al re goto-  di due sculture: un cavallo senza zampe di Paolo Grassini per la modica cifra di € 100.000 e un’altra, ovviamente, di Maurizio Orrico che rappresenterebbe un gigantesco cavallo (di plastica?) senza testa.

Marina Mattei
Marina Mattei

E a proposito di Alarico, la tanto pubblicizzata conferenza-dibattito, prevista per l’8 febbraio, fra Sgarbi e la archeologa Mattei si terrà? La dottoressa Mattei, l’unica archeologa che Occhiuto ha trovato per dar corso alla ridicola caccia al tesoro, vorrà confrontarsi con Sgarbi che, nei mesi scorsi, ha dichiarato che il tesoro di Alarico è una bufala?

Quando toglierà, il sindaco, quelle tamarrissime luminarie natalizie da Corso Mazzini e dalle vie adiacenti, visto che siamo a febbraio?

Quando finiranno i lavori di Piazza Fera? Non aveva detto, il sindaco, che sarebbero stati completati entro Natale?

E l’inutile ponte di Calatrava, che speriamo non sia pericoloso come quello di Venezia, non doveva essere già collocato da mesi?

E il Planetario, non doveva, sindaco, inaugurarlo sotto Natale?

Una lunga lista sarebbe ancora da scrivere sulle inadempienze, sui soprusi, sugli imbrogli, sull’assenza di autorizzazioni da parte delle Istituzioni preposte alla sorveglianza, sul reiterato disprezzo delle regole, dei regolamenti e delle leggi, ma cosa volete? Il sindaco architetto va pazzo per la bellezza, è un esteta, ha una visione talmente estetistica della città che non guarda per il sottile quando si tratta di abbellire Cosenza.