Cosenza: (anche) Potestio, Cucunato e Pecoraro protetti dalla massoneria (deviata)

Mario Occhiuto e Carmine Potestio
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Potestio, Cucunato e Pecoraro protetti dai massoni

Lo sosteniamo da tempo, Cosenza è governata da una cupola politica/massonica/mafiosa e non da mo’. Sono decenni che gruppi di potere si arricchiscono sulla pelle dei cittadini stremati dalla crisi e dalla perenne mancanza di un reddito fisso. Milioni e milioni di euro sottratti alla nostra comunità e finiti nelle tasche di politici senza scrupoli, coadiuvati da professionisti, magistrati, e ‘ndranghetisti.

Cosenza, si sa, è la città più massonica d’Italia. Tutti sono affiliati a qualche loggia. Migliaia di cosentini, per lo più professionisti (da giudici e avvocati che se la comandano alla grande fino ai commercialisti, che non sono da meno, passando per ingegneri, architetti, medici, professoroni ecc.), politici, burocrati, imprenditori, poliziotti, giornalisti e mafiosi. Poi, per darsi una parvenza di democraticità, iscrivono un po’ di dipendenti pubblici che servono sempre.

Da sinistra: Cannizzaro, il questore Anzalone, Occhiuto e Potestio

Ai vertici di queste confraternite dell’intrallazzo che esistono solo per farsi favori tra di loro, a tutti i livelli e sempre a danno dei cittadini,  c’è chi nella “vita reale” ricopre ruoli di prestigio e di potere, specie nell’ambito del pubblico. Più conti nella pubblica amministrazione, principale fonte di lucro delle “congregazioni dei furbetti”, più sei venerato. Se sei il procuratore capo del tribunale, va da se che nella loggia conti più degli altri. Cosa che vale ovviamente per tutti i vertici delle istituzioni locali: questore, prefetto, sindaco, burocrati, militari, e presidenti di tutti gli ordini. Sono questi i fratelli più ossequiati. Ed è chiaro che la loggia che “possiede” queste professionalità è la più forte.

Voi capite che quando si mettono insieme questi ruoli fuori dal solco delle istituzioni e della legalità, quello che ne viene fuori è la più forte banda criminale esistente in loco.

Nessuno può sconfiggerli. Perché sono i controllori di loro stessi. Dovrebbero autodenunciarsi e questo lo escludo. Possono fare quello che gli pare. Possono rovinarti la vita in due decimi di secondo se gli stai sulle scatole. O se gli dai fastidio. Se hai contro la procura, il questore, il sindaco, il prefetto e i malandrini, è dura andare avanti. In tanti se ne sono andati. Combatterli è difficile  Anche per i loro colleghi onesti che mai si metterebbero contro i loro superiori. La parola di un povero cittadino non sarà mai uguale a quella di un procuratore o dell’avvocatone maneggione.

Mario Spagnuolo

A Cosenza comandano loro. E lo sapete tutti. Altrimenti non si spiegano certe ricchezze. La vera ‘ndrangheta non sono i 4 malandrini di cartone che chiedono tangenti anche ai posteggiatori abusivi ma il procuratore, il Gip, il dirigente di polizia, l’ufficiale dei carabinieri, della finanza, l’avvocato, l’imprenditore e su tutti lui, il politico, e tutti insieme si prestano all’intrallazzo. Se chi deve controllare è corrotto, non c’è nessuna speranza di giustizia.

In sostanza, per essere una loggia completa, c’è bisogno sempre di due categorie: quelli che intrallazzano e quelli che coprono gli intrallazzi. E questo la ‘ndrangheta lo ha capito. Ecco perché ci tiene a far parte della confraternita dell’intrallazzo. Perché è lì che girano i soldi a rischio zero. E lo abbiamo visto chiaramente, anche a Cosenza, con l’operazione della DDA di Catanzaro che ha scoperchiato il pentolone di piazza Fera/Bilotti. Mafiosi e imprenditori seduti alla pari allo stesso tavolo. I maggiori appalti pubblici della provincia di Cosenza totalmente in mano alla cupola. Questo non me lo invento io.

Cosenza è il cuore di tutto questo schifo politico/massonico/mafioso. E lo dimostra la totale impunità di cui i veri mafiosi “istituzionali” hanno goduto in tutti questi anni. Impunità che continua ancora oggi. E lo dimostra l’inchiesta sui colletti bianchi a Cosenza curata dalla Manzini. I famosi appalti spezzatino e le luminarie. Una inchiesta che dimostra chiaramente come si compongono i vari livelli politici/massonici/mafiosi. Oltre che evidenziare il metodo predatorio messo in atto dalla cupola. Nonostante, come vi diciamo da tempo, l’inchiesta sia conclusa, la povera Manzini che non è accriccata a logge locali e vorrebbe riscattarsi dalle tante ombre che accompagnano la sua carriera facendo ogni tanto il proprio dovere come Dio comanda, non riesce a trovare qualcuno che le firmi le ordinanze.

Ogni scusa è buona per rimandare, pare sia questa la tecnica usata contro la sua inchiesta dai fratelli massoni che proteggono altri fratelli massoni.

Prima gli hanno detto, come vi abbiamo raccontato, che serviva un supplemento di indagine, poi che bisognava trovare altri riscontri, e così la Manzini ha fatto. Tant’è che i finanzieri incaricati del supplemento di indagini hanno depositato presso il suo ufficio, più di 10 giorni fa, tutto il materiale richiesto. Fornendo un quadro probatorio che non lascia spazio a dubbi sull’avvenuto ladrocinio alle casse comunali.

Nonostante l’esattezza e la precisione dell’inchiesta, anche questa volta non c’è nessun Gip che vuole firmare. La Manzini ha chiesto all’ufficio Gip di Cosenza 4 richieste di arresto: Potestio, Cucunato, Pecoraro e il titolare della MedLabor. Ma nessuno vuole firmare queste ordinanze. Che giacciono lì sul tavolo del Gip oramai da più di una settimana.

La foto segnaletica di Antonio Scarpelli, titolare della Med Labor

Sfido la procura di Cosenza a smentirmi, se ciò che ho scritto non corrisponde al vero. Le inchieste hanno un numero di procedimento ed è facile ricostruire il loro iter. Quindi è facile smentirmi.

E’ questa la triste storia di questa inchiesta che oramai è diventata un barzelletta. Tra massoni non si fanno torto. E la massoneria ha deciso che questi devono essere salvati. Pare che neanche Gratteri possa fare niente. Anche lui come la Manzini deve stare zitto, pena l’isolamento e carriera stroncata.

Dovrebbe essere la Manzini a farsi coraggio e a denunciare pubblicamente l’ostruzionismo di cui è vittima. Ma non è cosa da sua. Le manca il piglio, che non si compra al supermercato, di chi sa di essere nel giusto e per questo determinata a voler andare fino in fondo solo per amor di Giustizia e nulla più.

GdD