Cosenza, appalti d’oro: il solito epilogo da porto delle nebbie

RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI

Abbiamo riepilogato la dinamica del processo “Appalti d’oro” tra i cui imputati figurava anche Giuseppe Barbieri, il papà di Giorgio, oggi accusato di far parte del clan Muto.

Barbieri senior non era accusato di essere un mafioso ma di far parte di un comitato d’affari insieme a Franco Covello, ai fratelli Tallarico e ad alcuni professionisti-progettisti, che si cuccava tutti i maggiori appalti di Cosenza e provincia facendo concorrenza al “mammasantissima” della DC Riccardo Misasi.

La vicenda giudiziaria si è trascinata per tre anni ed era stata presa in mano da Mario Spagnuolo, che insieme agli allora giovani pm Vincenzo Luberto ed Emilio Sirianni, aveva messo in piedi un castello accusatorio che sembrava dovesse reggere. Ma, alla fine, la lofica del porto delle nebbie, come al solito, ebbe la meglio. Vi raccontiamo come andò.

TERZA ED ULTIMA PUNTATA

L’ex senatore della Dc Franco Covello ed altre 15 persone imputate nel processo per i cosiddetti “appalti d’oro” contro politici, amministratori e tecnici accusati di aver costituito un comitato d’affari finalizzato alla spartizione di tangenti in relazione a grosse opere pubbliche realizzate in provincia di Cosenza, sono stati assolti. Per la precisione a marzo del 1997 in un’aula del porto delle nebbie gremita fino all’inverosimile di sostenitori del politico.

Il Pubblico ministero Emilio Sirianni aveva chiesto per i 18 imputati pene per complessivi 60 anni di carcere. Solo due le condanne, a carico di Mauro Francini ed Antonio Tallarico (quello dei grattacieli di via degli Stadi), ai quali sono stati inflitti 3 anni e sei mesi di reclusione ciascuno per un episodio di corruzione relativo alla ristrutturazione del centro stiorico di Amantea. Il primo è stato progettista dei lavori; il secondo titolare della ditta esecutrice.

L’ex senatore Franco Covello era stato arrestato il 10 giugno 1996 nell’ambito dell’operazione con la quale era stata messa in luce la vicenda ed era stato recentemente scarcerato dopo otto mesi di arresti domiciliari.

Per l’ex parlamentare dc l’accusa aveva chiesto 7 anni e mezzo di reclusione. Sei anni erano stati chiesti per Antonio e Giovanni Tallarico; tre anni per il consulente Mario Gimigliano; 2 anni ed otto mesi per Antonio Verre; 3 anni ed otto mesi per Franco Larupa; 3 anni per Ernesto Arcuri; 2 anni e sei mesi per Natale Aiello; 2 anni ed otto mesi per Domenico Brunetti ed altrettanti per Aldo Gangemi e Sergio Vittarello. Tre anni di reclusione sono stati proposti per Concetta Schettini ed Annuziato Costabile; un anno e 4 mesi per Giuseppe Pinnari; quattro anni ciascuno per Francesco Mauro e Giuseppe Barbieri.

I due condannati, che hanno ottenuto il beneficio della condizionale, dovranno anche pagare un risarcimento di tre milioni di lire al comune di Amantea che si era costituito parte civile. Fra gli assolti, figura anche il marito dell’ex sottosegretario Anna Maria Nucci, l’ingegnere Francesco Mauro. La sentenza è stata emessa dopo una settimana di camera di consiglio e letta nell’aula della corte d’assise dal presidente del tribunale penale Maria Antonietta Onorati, a latere Paola Lucente ed Antonella Terzi.

Covello era stato indicato come il referente politico del comitato d’affari che, secondo l’accusa, avrebbe ottenuto tangenti da imprenditori in cambio di finanziamenti ed appalti.

Con un pianto liberatorio l’ex senatore democristiano Franco Covello ha accolto la sentenza.”Ho sempre avuto fiducia nella giustizia – ha dichiarato Covello ai cronisti – perché non c’erano elementi per dimostrare le assurdità ipotizzate nei miei confronti. Io ho pagato un duro prezzo ingiustamente, ora voglio ritornare nella società civile, perché sono stato messo in naftalina per tre anni”.

Covello è stato definitivamente “azzoppato” dall’inchiesta per il prosieguo della sua carriera politica ma in compenso ha lanciato la figlia, oggi deputato, più nota per fare la “gatta morta” con Renzi che per altro.

Quanto al nostro “CacioCovello”, è vero, tra carcere e domiciliari ha passato 285 giorni (8 mesi) d’inferno ma in compenso si è beccato un risarcimento per ingiusta detenzione di 100 milioni delle vecchie lire.

E tutti i salmi finirono in gloria.

3 – fine