Cosenza, appalti-spezzatino: l’unico a restarne fuori è Potestio. Come mai?

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Parliamoci chiaro: quella di ieri non si può definire né una operazione né un blitz. Anche se per Cosenza, essendo la prima volta che si toccano i famigerati colletti bianchi, resta una grande novità. Ma non è certo con qualche interdizione che si può dire risolto il problema della corruzione a Cosenza.

Per Pecoraro e Bartucci è l’occasione giusta per farsi una bella vacanza. Per loro non cambia niente. Il loro patrimonio resta intatto. Dei milioni di euro sottratti illecitamente ai cosentini nessuna traccia nell’ordinanza emessa ieri dal Gip. Ma come si dice: meglio poco che niente. Evidentemente è successo qualcosa che ha in qualche modo costretto Spagnuolo a muoversi su questo “versante”. Altrimenti Spagnuolo, se non fosse stato costretto, mai si sarebbe “lanciato” in questa avventura. In questa storia Spagnuolo ha solo da perdere.

Una cosa però ora è certa: il “Sistema Cosenza” di cui tanto vi abbiamo parlato, esiste. E a dirlo, oggi, sono anche i nostri rivali storici: la procura di Cosenza. Spagnuolo parla di un sistema collaudato e di reati gravissimi. Anche la Manzini – che tra una pettinata e l’altra ha trovato il coraggio di rispondere con carte alla mano al sindaco Occhiuto che più di una volta si è preso gioco di lei – spiega punto per punto tutte le irregolarità amministrative riscontrate in migliaia di atti, le famigerate determine dirigenziali e come l’ufficio tecnico del Comune era diventato un porto di mare per pirati e bucanieri. Lavori inesistenti affidati a ditte amiche in cambio di denaro e favori. Urgenze inventate di sana pianta e pagate a peso d’oro. Quelli illustrati ieri dalla Manzini sono reati conclamati, innegabili, lampanti, certi, perché messi nero su bianco dagli stessi ladroni che fino a ieri si sentivano intoccabili ed impuniti. Su questo non ci piove.

In tutto questo, come sempre, però, qualcosa non torna. A leggere l’ordinanza di ieri, si parla, oltre che delle decine di ditte amiche, in particolare della Medlabor. Giova ricordare che il 20 maggio del 2016, proprio la Manzini inviò 6 avvisi di garanzia a dirigenti e imprenditori, nell’ordine: all’ex capo di gabinetto di Occhiuto, Carmine Potestio, ma anche all’ex dirigente Domenico Cucunato, all’ingegnere Carlo Pecoraro, agli imprenditori Francesco Amendola e Antonio Amato e al responsabile della ditta Medlabor Antonio Scarpelli. Tutti risultano indagati per corruzione e abuso d’ufficio, nell’ambito di un’inchiesta della Guardia di Finanza, avviata all’epoca, sugli appalti per la manutenzione cittadina. In particolare, gli investigatori hanno deciso di approfondire la costosa gestione delle luminarie in città, per tre anni sempre affidata alla ditta Medlabor, e costata al Comune di Cosenza la modica cifra di 800mila euro.

Dice la Manzini nella nota stampa inviata all’epoca alle agenzie: la “fortuna” della ditta Medlabor si deve all’ex capo di Gabinetto del Comune di Cosenza Carmine Potestio che in cambio di denaro ha favorito la ditta, affidandole lavori e commesse in via diretta, senza passare attraverso una gara. E la prova di questa “favoritismo” sta nella crescita della Medlabor, ditta che nel 2011 aveva un giro d’affari di appena 10mila euro, ma tra il 2012 e il 2015 riceve appalti e commesse dal Comune di Cosenza per oltre 600mila euro. Il tutto conclude, la Manzini, con la complicità del dirigente del settore Lavori pubblici, Domenico Cucunato, e del suo direttore di dipartimento, Carlo Pecoraro. Gli appalti venivano frazionati in modo da non superare la soglia dei 40mila euro, quindi affidati attraverso il sistema del cottimo fiduciario alla Medlabor.

Ora, le domande sorgono spontanee: questi avvisi di garanzia, emessi quasi 18 mesi fa, fanno parte di un’altra inchiesta o rientrano nell’ordinanza di ieri? O meglio, l’ordinanza di ieri è la conseguenza giudiziaria di questi avvisi di garanzia o sono due cose distinte e separate?

Perché a leggere i nomi degli avvisati del 20 maggio 2016, 5 di questi li ritroviamo nell’ordinanza di ieri ed uno no.

L’unico che non è stato raggiunto da nessun provvedimento è Carmine Potestio, ritenuto dalla Manzini, 18 mesi fa, l’organizzatore di questa squallida truffa ai cittadini, nonché il referente unico della Medlabor in Comune. Ma nell’ordinanza di ieri, dove si parla tanto della Medlabor, il suo nome non risulta. E’ sparito dalle carte. Come mai?

Forse che Carmine Potestio è ritenuto oggi dalla Manzini e da Spagnuolo, estraneo a tutta questa corruzione? Come mai la Manzini lo esclude dall’ordinanza di ieri, quando fino a poco tempo fa lo riteneva l’unico referente della Medlabor in Comune? Cosa ha fatto cambiare idea alla Manzini?

Le risposte possono essere solo due.

La prima: Potestio è talmente potente da ricattare la procura di Cosenza (perché conoscitore di tangenti e mazzette elargite a magistrati), e la foto che abbiamo pubblicato dove il pm Cozzolino va a cena con l’ex capo gabinetto, è la prova che la “mediazione” ha funzionato. Potestio in quella cena, alla presenza del presidente del consiglio comunale di Cosenza Caputo, come vi abbiamo raccontato, ha detto a Cozzolino: digli alla Manzini che o mi tiene fuori dalle inchieste, oppure mi canto tutto. E la Manzini per non far precipitare gli eventi, è stata costretta a tutelare Potestio.

La seconda: Potestio non rientra in questa ordinanza perché appartenete al livello politico. E non a quello “amministrativo” trattato nell’ordinanza di ieri. Per cui è lecito pensare che esiste, in itinere, un’altra inchiesta che coinvolge il livello politico che come tutti sanno è il vero “colpevole” di tutta questa storia, e Potestio evidentemente, rientra in questo “filone”.

Altrimenti non si spiega come fa a sparire dall’inchiesta colui il quale è considerato da chi ha svolto le indagini come il “capo della banda”. Su questo ci aspettiamo chiarezza da parte della procura. Restiamo in attesa di capire e presto, se è come pensiamo noi, ci saranno altre grosse novità.