Cosenza, avvocati al voto: opinione o “vasa vasa”?

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Il 6/7/8 novembre prossimi si consumerà il rito del rinnovo del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati. L’ordine cosentino ha 2.600 iscritti circa, gran parte dei quali non riesce a produrre un reddito sufficiente per poter vivere dignitosamente ed aspetta occasioni propizie per partecipare a concorsi pubblici. Nessuno, ad oggi, ha inteso aprire una discussione feconda sull’accesso alla professione e sulla fruibilità di un lavoro divenuto ostico e, per molti versi, impossibile da portare avanti.

La questione annosa e sempre attuale degli incarichi pubblici (una torta di milioni di euro riservata sempre agli stessi studi e/o agli stessi individui) non è stata mai risolta e in verità l’ordine professionale, su questo argomento, si è sempre contraddistinto purtroppo per una politica trinariciuta, con la quale, da una parte, ha blandito le nuove generazioni assicurando interventi di modifica e successivamente, con il silenzio, ha legittimato, sulla base della libertà di scelta, comportamenti di favoritismo da parte di enti locali e pubblici. Il prossimo COA dovrà schierarsi dalla parte degli avvocati più deboli, giovani e meno giovani, dando nuovo impulso ad una istituzione che ad oggi, diciamolo con estrema franchezza, si è rivelato più un orpello burocratico e sempre meno un contenitore di difesa di interessi generali.

Dunque, il delicato momento che attraversa l’avvocatura tutta impone una seria e provveduta riflessione sull’immediato futuro che non può e non deve prescindere dalla ricerca di una comune unità di lotta. Il pericolo che i piccoli studi professionali chiudano i battenti al fine di essere svenduti al potere delle banche e delle lobbies finanziarie è più che fondato. Ragion per cui andranno immediatamente approntate nuove strategie volte a favorire la tutela degli avvocati meno garantiti.

Ritengo, infine, che il tempo delle oligarchie forensi debba cessare.

Una riforma liberale volta al ridimensionamento delle caste mi trova d’accordo: è una necessità di ampio respiro per il nostro Paese. Nello specifico auspico che il prossimo COA avvii e celebri per davvero un cambiamento superando finalmente l’ipocrisia di un rito che, di certo, non aiuta a comprendere il disagio di migliaia di colleghi. Ma da ultimo mi chiedo e Vi chiedo: esiste un voto di opinione o ci sarà il trionfo dei “vasa vasa”?

Emilio Greco