Cosenza, Bartolomeo sapeva della retata della DDA: “Me l’ha detto zio Nicola”

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Nonostante le perplessità “d’ufficio” del direttore, avvinghiato alla tesi che per sconfiggere la corruzione e il malaffare a Cosenza servono persone nuove, oneste e al di sopra di ogni sospetto, io avverto che qualcosa sta cambiando o sta per cambiare.

E non sono il solo. Politica, magistratura, avvocatoni, dirigenti pubblici, liberi professionisti, società civile, cittadini, da tempo pare abbiano compreso che continuare a nascondere la polvere sotto il tappeto non giova a nessuno, se non ai ladroni e ai mafiosi. Ciò che è sempre stato detto a denti stretti dovrà iniziare ad essere gridato, scritto.

La deriva etica e morale della città ha toccato limiti  oltre i quali non c’è più ritorno, e in molti hanno capito che non c’è più tempo da perdere, bisogna farsi coraggio e riprendere il timone in mano per ristabilire la rotta della legalità e della giustizia sociale. Debellare la corruzione in città significa recuperare risorse economiche che potrebbero fare la differenza e cambiare radicalmente lo stato di cose.

Tutti potremmo, in assenza della corruzione, stare meglio. Questo i cittadini lo hanno capito. Sanno che le parole non bastano più. Serve agire. E chi è preposto a farlo pare si sia svegliato, spinto dalla chiara voce del popolo stanco di ruberie, privilegi, mafiosi, corruzione. E’ chiaro a tutti i cosentini che la colpa di questo degrado economico/sociale non è solo della politica, ma anche della magistratura corrotta e intrallazzona. Come ce n’è per i politici corrotti, adesso ce n’è pure per i magistrati corrotti. Che non sono più, agli occhi dei cittadini, intoccabili e non fanno più paura a nessuno. Neanche quando ti mandano i carabinieri a casa. O tentano di seppellirti con denunce e querele. La loro galera non impressiona più nessuno. E presto, in un modo o nell’altro, anche a questi sarà presentato il conto.

La Manzini si è svegliata, e dopo il pensionamento di Granieri, nell’arco di un anno ha prodotto diverse inchieste contro i corrotti e i colletti bianchi. Cosa che fino a qualche anno fa, va detto, era impensabile.

Pecoraro, Potestio, Cucunato, personaggi potenti e fortemente intrallazzati, sono al centro di una inchiesta sulla corruzione in Comune. Maximiliano Granata, altro pezzotto dall’impunità dovuta, è stato interdetto e indagato per voto di scambio. E non si è fermata qui la Manzini, ieri ha messo agli arresti domiciliari l’uomo di Nicola Adamo e Madame Fifì, il sindacalista Franco Mazza, collettore di voti e clientele del duo storico dell’intrallazzo. Chi l’avrebbe mai detto?

I magistrati hanno capito che, come i politici, rischiano anche loro di finire rottamati se non si danno da fare. Che il segnale di cambiamento o è vero, forte, ed incisivo, oppure per loro non c’è più scampo. E non valgono più, anche se necessarie, tutte le polemiche sulla mancata approvazione di una legge contro la corruzione: premialità per chi denuncia e l’indagine sotto copertura. Né Berlusconi, né Renzi, né Salvini hanno mai avuto intenzione di approvarle e mai lo faranno.

Bisogna solo aspettare un altro po’ e  queste norme saranno approvate da un libero governo che risponde ai cittadini. Per il momento ci arrangiamo. Anche perché non ci vuole molto a sgamare questi delinquenti. Basta un po’ di impegno e onestà. L’attività della Manzini annuncia di fatto quello che da tempo si dice e diciamo. Presto su Cosenza la scure della giustizia si abbatterà sui corrotti e i marpioni. E le “avvisaglie” ci sono tutte. L’accelerazione della procura di Cosenza è indicativa di questo. Ma anche i movimenti politici nazionali vanno in questa direzione: Minniti ha ricevuto l’ordine di accendere il lanciafiamme. E Gratteri, come vi abbiamo già detto, scalda i motori.

A conferma di ciò che diciamo, e che queste inchieste non ce le siamo inventate noi, arrivano le prime defezioni. “Cantate” che confermano quanto di politico c’è dietro ad ogni operazione di polizia giudiziaria. E che nemmeno Gratteri è immune al richiamo politico.

In questo quadro anche la politica si agita, e in vista del lanciafiamme si organizza. Ognuno lancia in mare la propria scialuppa nel tentativo di salvarsi.

Oggi, sulla Gazzetta del Sud, Roberto Bartolomeo lancia la sua e racconta una piccola parte dei retroscena della sfiducia ad Occhiuto, ma dice una cosa significativa che va a confermare quello che sosteniamo: la politica mafiosa influenza e determina anche le operazioni della DDA di Catanzaro. Chi arrestare e chi no, non lo decidono sempre i giudici, ma anche gli amici degli amici che parlano per bocca dei politici mafiosi.

Bartolemeo racconta che per convincerlo a firmare la sfiducia ad Occhiuto, Nicola Adamo, Luigi Incarnato, e Luigi Guglielmelli lo informarono che da lì a breve sarebbe intervenuta la DDA, sciogliendo il Comune di Cosenza per infiltrazioni mafiose. E che gli sarebbe convenuto far cadere Occhiuto perché se il Comune fosse stato sciolto con il consiglio ancora in carica, tutti i consiglieri non si sarebbero potuti più presentare alle elezioni. Bartolomeo racconta di avere avuto rassicurazioni sull’intervento della DDA da Nicola Adamo che la dava al 100%. E che ancora oggi, come dice Bartolomeo, va dicendo. Una operazione contro Occhiuto ovviamente.

La domanda sorge spontanea: quando il trio gli ha detto questa cosa a Bartolomeo, chissà se lo stesso gli ha chiesto da dove proveniva questa loro sicurezza e di come erano venuti in possesso di così precise e delicate informazioni?

Siamo sicuri che Bartolomeo glielo ha chiesto, ma per ovvie ragioni non lo ha detto alla stampa. Altrimenti dobbiamo pensare che a Bartolomeo sia bastata la sola parola di zio Nicola, come garanzia dell’arresto di Occhiuto. E dunque se ci ha creduto, oggi, non pianga.

E poi: come fanno tre politici a portare come argomentazione politica, ad un consigliere in procinto di firmare la sfiducia al sindaco che ha sostenuto, una retata della DDA?

Luberto

Forse erano in contatto con la DDA? Magari con il pm Luberto che passava informazioni? Oppure ricevevano informazioni dal loro ministro della giustizia che intrallazzava con la DDA?

Da dove arrivava la sicurezza di zio Nicola quando diceva a Bartolomeo: non ti preoccupare che ad Occhiuto  lo arrestano e restiamo solo noi che siamo coperti a Catanzaro con Luberto, e ci prendiamo tutto? Una domanda che merita una risposta. E chissà che Bartolomeo non risponda.

Ecco, questo conferma che l’inchiesta non solo c’era e c’è, ma che ad un certo punto è stata bloccata per poi essere ripresa in queste ultime settimane in maniera seria e risolutiva. Ma conferma anche che spesso e volentieri questi “blocchi” dipendono dalle interferenze della mala politica nelle operazioni giudiziarie e se ciò avviene è solo con il consenso di alcuni magistrati corrotti.

Il sol fatto che un possibile intervento della DDA possa essere argomento di contrattazione politica per favorire cambi di casacca e compravendita di voti, la dice lunga su tutto quello che fino ad oggi vi abbiamo raccontato sulla commistione tra politica e magistrati. E se lo dice zio Nicola ci potete credere.

GdD