Cosenza, bomba a piazza Fera: tra paura e puzza di bruciato

Il tratto tra piazza Loreto e piazza Fera è ancora transennato e chiuso al traffico (è stato liberato nel tardo pomeriggio). Una squadra di vigili del fuoco è ancora al lavoro in quello che è rimasto del “Bilotti cafè”, al numero civico 9 di via Caloprese, insieme a un gruppo di carabinieri che attende direttive. All’ingresso, ben visibile, l’annuncio del sequestro del locale da parte degli stessi carabinieri. Nell’aria si sente ancora distintamente la puzza di bruciato nonostante siano passate più di 15 ore dall’attentato dinamitardo che ha terrorizzato i cosentini che abitano in centro o svegliandoli di soprassalto o sorprendendoli appena tornati a casa.

I più danneggiati in assoluto sono i cosentini che abitano al numero civico 11: il portone non c’è più, l’ingresso è stato sventrato e le fiamme sono arrivate fin quasi al primo piano in un delirio di onnipotenza che ancora fa tremare le vene ai polsi. All’interno ci sono tre operai che hanno messo una sorta di impalcatura e stanno cercando di riportare la normalità ma non è per niente facile. Un signore di una certa età parla con gli operai e sembra quasi incoraggiarli a portare avanti la loro opera nel più breve tempo possibile.

Decine di cosentini stanno verificando di persona i drammatici effetti dell’attentato, una sorta di macabro “pellegrinaggio” che non fa altro che aumentare all’ennesima potenza il clima di paura che si respira in un tutt’uno con l’acre odore di bruciato che dilaga. Fa capolino persino il senatore pentastellato Nicola Morra, che dialoga con diverse persone che abitano nel palazzo danneggiato e chiede lumi sull’accaduto. A pochissimi metri di distanza, sembra quasi un miracolo che un negozio di moda sia stato “risparmiato” dalle fiamme mentre chi era dentro il “Free Pub”, anch’esso a pochi metri, deve aver vissuto un bruttissimo quarto d’ora nell’immediatezza dell’attentato. Impossibile sostare più di qualche minuto in questo piccolo squarcio di “Beirut” che si è aperto nel centro cittadino. Sia per la puzza ma soprattutto per la rabbia di vedere quanto è accaduto e non scorgere una reazione adeguata da parte dei tutori dell’ordine pubblico. Come si fa a dare torto a chi dice che a Cosenza si perseguono reati inutili e non si bada alla “vera” criminalità e ai famigerati colletti bianchi? Altro che isola felice, qui a Cosenza abbiamo la situazione più disperata della Calabria perché da noi c’è la percentuale più alta di rappresentanti dello stato deviato. E tutti fanno finta di niente. Aumm aumm…