Cosenza, con Brunori ci sta bene l’afgano

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Mi è capitato di scrivere più di un mese fa, sull’onda della partecipazione di Brunori alla trasmissione “Quelli che il calcio” con la sciarpa del Cosenza al collo, un “pezzo” su di lui. Che nel mio intento voleva essere un elogio alla sua musica e alla sua persona. Ma evidentemente non mi sono spiegato bene, e in tanti hanno capito, per colpa mia, che io ce l’ho con Brunori. Arrassusia!

Non ritorno sul senso di quell’articolo perché ho paura di complicare la situazione, perciò resto nella semplice bontà del mio sentimento nei riguardi della musica di Dario, per dire chiaramente e senza arzigogoli quello che penso della sua musica: mi piace.

Chi si ricorda sa di molti miei post sulla poetica di Dario, in tempi non sospetti.

Non nego che il mio approccio alla sua musica l’ho fatto con diffidenza e pregiudizio politico. E non nego di dissentire da alcuni suoi testi.  Ma nonostante ciò, dopo un ripetuto ascolto, sono stato rapito dalle sue canore suggestioni.

Da allora lo ascolto ogni giorno: chi frequenta la nostra redazione sa che spesso lavoriamo con le canzoni di Brunori in sottofondo. Che creano un’atmosfera unica e rilassante, specie di mattina, indispensabile per chi come noi si trova ogni giorno davanti ad un foglio bianco da riempire. La sua musica ispira. E devo dire che se l’ascolto lo accompagni con un buon afgano la situazione ti prende meglio. Anche se c’è chi consiglia di appoggiarci, durante l’ascolto, un “marocco doppio zero”. Devo dire che ho sperimentato anche questo, così come mi è capitato di scivolarci un “libano rosso” che non è male, ma resto convinto della mia idea: con l’afgano Brunori ti prende (e ti porta via) che è una meraviglia.

A me Brunori mi è simpatico e sono anche orgoglioso di lui. Al punto che so tutto della sua vita: da quando è nato fino ad oggi. Da quando giocava con il super santos sulla spiaggia senza lanciare sguardi maliziosi alla ragazza senza mutande, fino ai primi reati che ha commesso, come quando all’Esselunga, insieme ad una sua complice, rubarono una baguette. So tutto, persino delle sue prime seghe su Prevert, e delle sue giornate passate sul muretto a leggere i libri di Edwige Fenech. Conosco i suoi gusti, ama bere il Biancosarti, e fumare Pall Mall, mentre cita Verlaine seduto su di un piedistallo a contemplare Kurt Cobain. Ama viaggiare Dario: Berlino, Parigi, Marsiglia, ma la città che porta nel cuore è Firenze. So del suo passato da alcolista quando a guisa di dandy beveva cognac. E’ un ragazzo anche modesto al punto che definisce le sue canzoni poco intelligenti, ma non è vero.

Conosco quasi tutte le sue canzoni a memoria, e quando leggo di lui e della sua band che riempie i teatri d’Italia, la cosa non può che farmi piacere. Perché il suo è un messaggio positivo e più la gente lo ascolta e più la riflessione su di un altro mondo è possibile aumenta. Crea coscienza Dario. Perciò lo ammiro.

La sua ultima canzone “La verità” è una di quelle canzoni che avrebbe potuto vincere il Festival di Sanremo tranquillamente, tanto è bella, dolce, e con la giusta melodia, in una parola: orecchiabile.

La musica di Brunori fa per tutti, e tutti la possono capire, anche senza usare sostanze stupefacenti. Del resto non tutti hanno bisogno come me di alterare la propria percezione per rendere godibile quello che godibile già è.

GdD