Cosenza Capitale della Cultura, l’azzardo di Occhiuto

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Cosenza è una città speciale. Possiede un patrimonio storico architettonico che non ha nulla da invidiare a nessuno. Un passato  sociale e culturale che la fa entrare di diritto nella storia del sud Italia. Se Cosenza fosse in provincia di Trento, sarebbe uno dei tanti gioielli italiani.

Ma siccome Cosenza è in provincia di Cosenza e nella regione Calabria, è “normale” che quello che resta in piedi del patrimonio storico architettonico cittadino è poca cosa. E quello che è restato in piedi non è certo roba da mostrare, per il degrado in cui versa, a questo o quel turista.

La autoproposizione di Cosenza alla corsa per il titolo di  “Capitale Italiana della Cultura 2018″, da come sta messo il centro storico oggi, mi pare un azzardo. Non che Cosenza non lo meriti, ma sarebbe come invitare a casa vostra il presidente della Repubblica con il salotto ancora in costruzione, o peggio in fase di restauro. Con secchi e bidoni pieni di pittura, ponteggi, cardarelle e rifiuti, in giro per la casa. Nessuno di buon senso farebbe mai questo.

crollo1Prima mette a posto la casa e poi invita il Presidente. Si potrebbe dire: per il 2018 ce la possiamo fare a sistemare tutto. Magari fosse così, ci metterei la firma subito. Ma dobbiamo restare realistici e con i piedi per terra, da qui al 2018 tutto sarà ancora, purtroppo, così come è oggi. Questo è un dato. Non una opinione.

Chi dice il contrario ha altre finalità e non il bene di Cosenza. Cosa potremo mostrare a chi si recherà in città, qualora dovessimo vincere il “concorso”, cosa impossibile, ma per un secondo immaginiamolo, per gli eventi? La spazzatura nei vicoli? I palazzi che crollano? Le fogne che saltano? L’illuminazione che manca? Le vestigia romane sotterrate dall’incuria e dal degrado? Le edicole votive sparite insieme alle fontane? I sanpietrini che non ci sono più?

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Perché una volta visitato corso Mazzini e il suo museo all’aperto (sperando che piazza Bilotti sia terminata), dopo cosa c’è da vedere? Se a questo ci aggiungiamo pure la privatizzazione del principale monumento della città, il Castello, resta veramente poco da girare.

Roba che vedi in due ore, e poi è finita. A meno che non si pensi di far svolgere questo evento al lungofiume Boulevard tra la disco dance e i loculi per artisti. O come suol fare in genere questa amministrazione, chiamando qualche artista  e qualche intellettuale “di fuori” per fare odiens, pagando cifre esorbitanti con le quali si potrebbe restaurare uno dei tanti monumenti presenti nella città antica.

Oppure potremmo promuovere gli aperitivi glamour, e le cenette radical chic, come nuovo movimento culturale.  Non mi sembra una buona idea, allo stato, questa di Occhiuto. Prima bisogna aggiustare realmente il salotto antico della città e solo poi mostrarla al resto del mondo. Nelle condizioni in cui versa la città vecchia, corriamo solo il rischio di fare una brutta figura nazionale. Il che potrebbe anche essere un modo per richiamare l’attenzione sul borgo antico e le sue umilianti condizioni. Con la speranza che qualcuno si impietosisca di noi e ci dia una mano per recuperare la nostra storia. Potrebbe essere.

GdD