Cosenza, caso Cirò: indagati (anche) Fuoco, Scornajenchi e la segretaria di Occhiuto

Ora è ufficiale: oltre al cazzaro, anche i due ex guardaspalle di Occhiuto, i vigili urbani Giacomo Fuoco e Carlo Scornajenchi risultano indagati nello stesso procedimento penale dell’ex segretario di Occhiuto, Giuseppe Cirò.

Giova ricordare che Cirò fu denunciato dallo stesso Occhiuto per aver lucrato sulle missioni istituzionali del sindaco, prelevando somme dall’Economato per viaggi mai avvenuti. Questo è quello che Occhiuto ha scritto nella sua denuncia presentata contro Cirò in procura. Lo stesso Cirò, sentito più volte dalla Manzini, pare abbia raccontato per filo e per segno tutto quello che è realmente avvenuto all’Economato comunale. Fino a determinare anche l’avviso di garanzia per il sindaco.

Una difesa, quella di Cirò, supportata da documenti che proverebbero che quanto sostenuto dal sindaco Occhiuto non corrisponde alla verità dei fatti. Ed è in questo racconto che si innestano i due, testimoni oculari dei viaggi del sindaco, essendo entrambi comandati, all’epoca, a far da scorta e autista al sindaco. I due, più volte sentiti dalla Manzini, sarebbero caduti in pesanti contraddizioni su luoghi, orari e partenze. Ma la prova principale in mano alla procura è l’alterazione delle rendicontazione delle missioni, ad opera dei due. Le pezze giustificative presentate non corrispondono con le “elargizioni” dell’economato, e la realtà dei viaggi.

Per questo la Manzini aveva disposto il sequestro di tutto il materiale riguardante le missioni dei due, presso il comando dei vigili urbani. Dalle carte sequestrate la procura ha ricostruito tutto il movimento di denaro dell’economato, trovando numerosi “buchi”. Il sistema era semplice: l’Economato elargiva le somme richieste a seguito di una comunicazione della segreteria del sindaco, e poi chiudeva la pratica allegando come pezze giustificative, di tutto e di più: scontrini del bar, della pizzeria, buoni benzina, e hotel mai frequentati. Il tutto per favorire e giustificare i viaggi di Occhiuto che tutto erano tranne che istituzionali. Un ladrocinio reiterato e continuato, portato avanti con la consapevolezza e la complicità dei due, che da questa situazione ne hanno tratto enormi benefici: straordinario, turni tranquilli e soprattutto lavorare alla corte di Occhiuto, con tutti i vantaggi che ne derivano.

Ora i due dovranno rispondere, insieme a Cirò e alla direttrice dell’Economato, di un furto che hanno avallato ma che non hanno commesso per le loro tasche. Perché il mandante e il destinatario delle somme rubate, resta sempre Occhiuto ed è per questo che ha ricevuto l’avviso di garanzia. E questo tra poco sarà chiaro a tutti. Tant’è che si vocifera che anche la segretaria storica di Occhiuto sarebbe indagata. Si tratta di Emanuela Gagliardi, al servizio degli Occhiuto prima come segretaria dello studio fallito di architettura, oggi oggetto di discussione in un’aula di tribunale, e dal 2011 componente fissa della segreteria politica del sindaco. Anche se sul sito del Comune non c’è traccia di lei, né del suo curriculum, né dei suoi compensi.

Pare che la procura la ritenga la vera depositaria di tutti i segreti di Occhiuto, e in particolare dei suoi viaggi a trucco, pagati in contanti, con i soldi dell’economato comunale.

Pare che sia stata proprio la signora Gagliardi, che millanta vicinanza al vescovo e alla chiesa cosentina solo perché canta nel coro del Duomo, a chiedere al sindaco di denunciare Cirò, suo ex compagno di merende. Cirò e la Gagliardi hanno lavorato gomito a gomito per tanti anni gestendo e coprendo ogni tipo di intrallazzo messo in atto da Occhiuto. Ma l’idillio tra i due, ad un certo punto, si incrina, e tutto per meri motivi di supremazia: Cirò era diventato scomodo, si comportava da asso pigliatutto, e aveva sempre più campo libero e potere negli uffici tecnici, e questo dava non poco fastidio alla Gagliardi, abituata al comando e alla gestione “personale” di ogni intrallazzo di Occhiuto. Ed è proprio per questo che la Gagliardi ha chiesto ed ottenuto da Occhiuto il licenziamento di Cirò. Se così è lo sapremo presto, così come abbiamo saputo dei due vigili urbani coinvolti nell’inchiesta, il che giustifica e chiarisce il perché a quasi due anni dalla denuncia, ancora la procura non ha chiuso le indagini.