Cosenza, il caso della piccola Cloe: Tridico sgamato ritira l’archivizione

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Lo aveva promesso il papà della piccola Cloe: non avrò pace fino a che Giustizia non sarà fatta. E Dino non ha mai smesso di cercarla quella Giustizia. Non si è risparmiato ed ha portato il suo grido di dolore in giro per l’Italia. Ha costruito da solo una “campagna stampa” che lo ha visto “protagonista” sulle principali rete televisive, a raccontare l’assurda morte della piccola Cloe.

Una morte a cui è seguita una inchiesta, che come spesso accade alla procura di Cosenza, è stata subito insabbiata e archiviata dal solito Tridico che quando si tratta di tutelare lobby e caste non si tira mai indietro. Anche se c’è di mezzo il cadavere di una bambina innocente di soli 4 mesi.

Ma la pressione esercitata dalla stampa, finalmente ha sortito un primo risultato straordinario per come è abituata a svolgere le inchieste la procura di Cosenza. Tridico, che da subito aveva archiviato la posizione dei tre medici del pronto soccorso, ritira l’archiviazione per i tre medici e chiede una nuova perizia “collegiale”.

Una misera figura per questo pm che retrocede solo perché pressato dalla stampa e dall’opinione pubblica. Tutti hanno capito che le responsabilità della morte della piccola Cloe sono da ricercarsi nella mancata “diagnosi” del pronto soccorso che, per ben 4 volte, rimanda indietro la piccola affermando che non c’era nulla di cui preoccuparsi. E tutti hanno capito che a coprire le gravi mancanze dei medici, fino ad oggi, era proprio il pm Tridico.

Il ritiro della richiesta di archiviazione per i tre medici del pronto soccorso, è la conferma su come intende la Giustizia Tridico: solo favori agli amici degli amici.  Se Dino non avesse continuato la sua battaglia, a Tridico di “riaprire il caso” non gli sarebbe passato neanche per l’anticamera del cervello. Se la stampa non avesse posto l’accento sulle “stranezze” avvenute in procura a Cosenza su questo caso, Tridico, avrebbe continuato ad insabbiare, senza porsi il benché minimo scrupolo di coscienza. E’ questa la verità. Ha fatto marcia indietro perché costretto. Perché alle tante domande poste dai giornalisti sul perché di quella strana archiviazione, nessuno ha saputo rispondere.

Ancora una volta, semmai ce ne fosse ancora bisogno, il caso della piccola Cloe evidenzia il modus operandi della procura che di indagare sugli amici degli amici, quando sono coinvolti in reati, non ne ha proprio voglia.

Speriamo solo che tutto questo non sia il classico espediente alla Tridico per perdere tempo ed arrivare alla prescrizione. Ma questa volta deve stare attento con i suoi giochetti perché ha gli occhi di tutta la città puntati addosso.