Cosenza-Catanzaro: ecco i motivi della rivalità

Prosegue la marcia di avvicinamento al derby Cosenza-Catanzaro.

Nonostante il maltempo, il popolo rossoblù continua a manifestare la sua grandissima voglia di non perdersi l’evento e la mente della tifoseria viaggia inevitabilmente a ritroso.

Oggi vi raccontiamo perché è nata la contrapposizione recente tra le due tifoserie.

Dal 1963 al 1984 Cosenza e Catanzaro non si incontrano in partite ufficiali di campionato.

Sono i vent’anni nel corso dei quali il Catanzaro ha conosciuto gioie e soddisfazioni a ripetizione con la conquista della Serie A e il Cosenza è stato costretto a remare controcorrente, perennemente assillato da problemi societari.

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I rapporti tra le tifoserie sono diventati incredibilmente fraterni e distesi. Senza più l’assillo del confronto diretto e della rivalità, i tifosi cosentini hanno trovato persino la maniera per partecipare attivamente ai successi dei cugini. Che, dal canto loro, hanno ricambiato con uguale calore.

Le fortune del Catanzaro si interrompono improvvisamente dopo l’uscita di scena del presidente della Serie A Nicola Ceravolo. I giallorossi retrocedono per due volte di fila e così nel 1984 si trova a giocare in Serie C contro il Cosenza.

Pino Albano
Pino Albano

Il neopresidente Pino Albano ha allestito una corazzata per l’immediato salto di categoria mentre a Cosenza, dopo il sofferto varo della Spa, finalmente si programma il ritorno in Serie B grazie alla volontà e alla determinazione di un gruppo di imprenditori animati da belle speranze e guidati da Vincenzo Morelli, figlio di quel Mario che aveva portato i colori rossoblù per la prima volta in Serie B nel lontano 1946.

Morelli (primo da destra) insieme a Pagliuso e Paletta
Morelli (primo da destra) insieme a Pagliuso e Paletta

A novembre 1984 la settimana che precede il derby d’andata al “Militare” è caratterizzata da una serie di appelli distensivi affidati soprattutto al sindaco della città dei Tre colli, l’avvocato Marcello Furriolo.

Il primo cittadino appare in televisione per invitare le famiglie cosentine a vivere una sana giornata di sport a Catanzaro. Le risposte sono tutte entusiastiche e tutto lascia pensare veramente ad una sorta di happening all’insegna del divertimento.

Le due squadre hanno iniziato il campionato con ottimi risultati e sono entrambe attestate nei quartieri alti della classifica. I due bomber sono il rossoblù Gigi Marulla e il giallorosso Pino Lorenzo.

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Il 18 novembre 1984 purtroppo i tifosi cosentini si accorgono presto di essere rimasti vittime di un clamoroso “trappole” da parte dei cugini. L’imponente carovana rossoblù (centinaia di pullman e auto private hanno portato a Catanzaro cinquemila supporter) viene fatta oggetto di vili sassaiole e di basse provocazioni. Quanto basta per determinare un’adeguata reazione.

Si accendono incidenti e scontri, sedati a fatica dalle forze dell’ordine. All’ingresso delle squadre in campo la situazione precipita per l’esposizione di uno striscione nella curva giallorossa (“Ma lo sanno le vostre mamme che siete qui?”) che fa letteralmente andare in bestia i cosentini.

Sul campo il Cosenza prende tre gol e sullo 0-3 molti ultrà cosentini decidono di lasciare lo stadio e di abbandonarsi a gesti di vandalismo e teppismo. Gli scontri si protrarranno per ore. Il bilancio dei feriti e dei danneggiamenti è disastroso. Decenni di rapporti complessivamente cavallereschi tra le due città vengono completamente vanificati.

La gara di ritorno sarà pesantemente condizionata dal ricordo di quell’infausta giornata.