Cosenza, cena con l’intrallazzo: Caputo garante di un nuovo patto?

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Le ipotesi sulla presenza del presidente del consiglio comunale Pierluigi Caputo alla cena con il pm Cozzolino e l’indagato Carmine Potestio, fioccano. Ne ho sentite almeno tre di versioni. Ma solo una è degna di considerazione, perché verosimile.

Eccola: pare che da un mese a questa parte Carmine Potestio stia pressando a morte il pm Cozzolino per sapere a che punto è l’inchiesta condotta dalla Manzini sugli appalti spezzatino, visto che stanno per scadere i 18 mesi previsti (come termine massimo) dalla Legge dall’ invio dell’avviso di garanzia. Avviso di garanzia inviato il 20 maggio del 2016, che scade il 20 novembre, data in cui la Manzini dovrà chiudere l’indagine e chiedere il rinvio a giudizio, o archiviare tutto.

Giova ricordare i contenuti dell’inchiesta. Secondo la Manzini, procuratore aggiunto di Cosenza, l’ex capo di gabinetto del Comune di Cosenza Potestio in cambio di denaro avrebbe favorito la ditta Medlabor (le lucine di Natale), affidandole lavori e commesse in via diretta, senza passare attraverso una gara. Tutto questo per la Manzini avveniva con la complicità del dirigente del settore Lavori pubblici, Domenico Cucunato, e del suo direttore di dipartimento, Carlo Pecoraro. Il duo, dice la Manzini, era specializzato a frazionare fittiziamente gli appalti in modo da non superare la soglia dei 40mila euro, lavori che venivano poi affidati attraverso il sistema del cottimo fiduciario.

Infatti dice la Manzini: nonostante gli interrogatori ancora nessuno è riuscito a spiegare la straordinaria crescita della Medlabor, ditta che nel 2011 aveva un giro d’affari di appena 10mila euro, ma tra il 2012 e il 2015 riceve appalti e commesse dal Comune di Cosenza per oltre 600mila euro. Ma la Medlabor, non sarebbe stata l’unica ditta agevolata dai dirigenti del Comune di Cosenza. Nel mirino della Procura ci sono anche commesse e appalti accumulati dal 2011 al febbraio 2016 da altre due imprese, la Cmt di Francesco Amendola e la Fratelli Amato di Antonio Amato. Questa l’inchiesta. E scusate se è poco.

Alla luce di questa scadenza, Potestio cerca di correre ai ripari. Ed inizia a pressare il pm Cozzolino, complice con lui in diversi intrallazzi, chiedendogli incontri in ogni dove per capire quali sono le intenzioni della Manzini e di Spagnuolo allo scadere dei termini. E i due iniziano ad incontrarsi freneticamente: nascosti negli anfratti del tribunale, nei ristoranti, a casa, al cimitero. Potestio è preoccupato perché la Manzini non permette più a Cozzolino di sguazzare nel suo ufficio. A dirglielo è lo stesso Cozzolino che ad ogni incontro non fa che ripetere al preoccupato Potestio che lui non può fare più niente. Dice che per colpa di Iacchite’ oramai è troppo sputtanato ed ha paura di essere intercettato e di avere occhi strani addosso. Tuttavia Potestio insiste convocandolo ogni giorno sperando di sapere qualcosa. Ma Cozzolino oramai è visto da tutti per quello che realmente è: un corrotto. Persino la pettinatrice di bambole come la Manzini lo scansa. Nessuno gli dice niente. E’ un attenzionato. E molto presto dovrà cambiare anche sede.

Dell’atteggiamento di Cozzolino, Potestio non è contento, lo accusa di non impegnarsi e di non usare il giusto ricatto contro la Manzini. Cozzolino continua a ripetere che la situazione in procura non è più quella di una volta, e non perché Spagnuolo e la Manzini sono onesti, tutt’altro: la Manzini e Spagnuolo hanno deciso di mollare Cozzolino al suo destino perché sanno che qualche testa dovrà cadere se vogliono la pace con la DDA di Catanzaro che, non potendo intervenire su questi reati per via dell’accordo tra Minniti e Gratteri, ha chiesto alla Manzini di portare a termine almeno questo filone di indagine sui colletti bianchi, giusto per tacitare un po’ la gente. E la Manzini, che aspira ad essere applicata a Catanzaro, ha deciso di fargli il favore. Perciò tutte le richieste di Cozzolino di insabbiare o archiviare sono state rimandate al mittente.

Per Potestio, Cozzolino non può fare più niente. E allora Potestio si gioca la carta Caputo. E lo porta a cena con Cozzolino. Spera nell’ascendente del padre di Caputo e nelle sue conoscenze al tribunale, di trovare un modo per far retrocedere la Manzini. Il papà di Caputo è tra i responsabili della commissione di invalidità civile dell’Asp. Non so se avete capito: quello che assegna le pensioni di invalidità. Che come si sa da noi sono migliaia di migliaia. Una potenza che non ti dico, uno che ha fatto tanti “piaceri” e che può, all’occorrenza, chiederne la restituzione. Insomma, Carmelino Caputo è la persona che se ti chiede un piacere nessuno gli dice di no. Lui è in grado di trovare una soluzione al problema, muovendo le giuste pedine. Perciò Potestio cerca di rassicurare Cozzolino dicendogli che Caputo si è fatto carico di trovare la strada per arrivare alla Manzini in altro modo, ma che anche lui deve impegnarsi però, e deve stare tranquillo che con Spagnuolo c’è chi ci parla. Del resto – dice Potestio a Cozzolino – dobbiamo fargli capire che uno scandalo non serve a nessuno e soprattutto nuoce agli affari.

Quindi la presenza del presidente del consiglio comunale di Cosenza a quella cena è la garanzia per Cozzolino di un impegno di Carmelino Caputo alla loro causa. Anche perché Caputo e Potestio sono paesani (originari di Mendicino), e di affarucci insieme ne hanno fatti tanti. Se cade Potestio c’è il rischio dell’effetto domino.

Questo è quello che tanti dicono sulla presenza di Caputo a quella cena.

P.S. se così non è invitiamo ancora una volta il presidente del consiglio comunale di Cosenza a dire la sua, dato che non si tratta di una fatto privato, perché a quella cena c’era un indagato, un pm, e il presidente del consiglio comunale.