Cosenza e il confine tra “decoro” e corruzione (di Ferdinando Gentile)

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Che significa decoro nella città di Cosenza? Chi stabilisce l’indice di decoro oltre il quale non si può andare? Scusate. ma la corruzione della politica è decorosa? Il fatto che tanti ragazzi devono abbassarsi ai ricatti di Morrone, Oliverio, Adamo, Occhiuto per lavorare è qualcosa di decoroso?

Il fatto che per non perdere il posto di lavoro, durante la campagna elettorale, devi per forza votare il tuo datore di lavoro o chi è indicato da lui, altrimenti sei fuori, è qualcosa di decoroso? E’ decoroso vedere i tuoi familiari morire nelle corsie dell’Annunziata perché alla politica interessa solo speculare su questo tema? E’ decoroso che un concorso pubblico deve avere la quota di raccomandati dai soliti a discapito di tanti giovani che devono scappare per campare?

E ancora, su tutta la polemica di questi giorni sui migranti che stanno ai semafori o che vendono roba contraffatta a corso Mazzini, si può capire come mai non si fa un controllo negli esercizi commerciali per vedere i tanti giovani che sono costretti a lavorare in nero?

E ancora, si può chiedere spiegazioni alla prefettura di Cosenza, sul metodo con il quale assegnano gli appalti alle cooperative? E’ possibile che la Falcone, i Morrone, abbiano ancora la possibilità di ospitare migranti dopo lo schifo che è successo nei centri che hanno gestito? E’ possibile capire le cifre economiche che su tutta la provincia di Cosenza arriveranno sull’accoglienza, e chi le gestirà? E’ possibile che tutti questi ragazzi, in una terra come la nostra che potrebbe accoglierli con dignità, devono vivere nonostante enormi finanziamenti nella marginalità?

Chiaramente, per quanto mi riguarda il decoro urbano parte dando delle risposte alle domande appena citate: non si può colpire il più debole e pararsi gli occhi davanti alle porcherie che ogni giorno riscontriamo nella nostra vita.

Ho visto tanti, troppi migranti sfruttati nelle nostre case, pulire i nostri magazzini, fare le cose più impossibili, eppure li ho visti rispondere sempre con un sorriso, con sorrisi di dignità. Sì, la dignità: quella che dovrebbe far muovere NOI contro questa cappa che ci costringe ogni giorno a genufletterci al suo volere. Quando capiremo che dovremo alzare la testa e ribellarci, allora sì che diventeremo un popolo decoroso e potremo regalare un mondo migliore a chi ci succederà. Ma fino a quel momento non finirò di ripetere a Mustafah: “Cchi ci si venutu a fa’…”.

Ferdinando Gentile