Cosenza corrotta: avvocati e deputati complici della corruzione in tribunale

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Pensavamo che la pubblicazione della foto dove sono ritratti, durante una cena avvenuta qualche giorno fa, l’indagato dalla procura di Cosenza per corruzione e abuso d’ufficio Carmine Potestio (ex capo gabinetto del sindaco Occhiuto), il pm della procura di Cosenza Cozzolino (che si occupa, oltre che del fascicolo di Potestio, anche di quello relativo a Giuseppe Cirò, ex segretario del sindaco Occhiuto, denunciato dallo stesso per peculato), e il presidente del consiglio comunale di Cosenza Caputo, potesse in qualche modo suscitare un moto di orgoglio tra deputati ed avvocati della nostra città. Pensavamo che di fronte alla prova provata della commistione tra i due, deputati ed avvocati onesti, avrebbero chiesto “spiegazioni” a chi di dovere su questo “strano” incontro.

Ed invece tutto è passato come sempre in cavalleria. Tutti hanno fatto finta di niente. Come se quella foto, e quella rappresentazione fosse cosa normale. Evidentemente è normale per gli avvocati di Cosenza ed i deputati cosentini che il pm vada a cena con l’indagato. Del resto di questi incontri ne avvengono tanti. Perciò non c’è niente di cui scandalizzarsi. Si sa che i processi a Cosenza si discutono nei ristoranti, nella case private, e nel segreto delle stanze del tribunale. Una prassi normale quando si tratta, ovviamente, degli amici degli amici.

Non una sola voce si è levata per chiedere al presidente del tribunale, al procuratore capo, come mai un pm si incontra con un indagato.

Immaginavamo una levata di scudi degli avvocati onesti che giornalmente si trovano a difendere i loro clienti in una situazione di degrado giudiziario ed amministrativo, senza pari. Ma così non è stato.

Evidentemente questa situazione di accomodamento fuori dalle aule del tribunale sta bene a tutti. Perché così è più facile barattare la Giustizia con bustarelle e regalie. Ed è facile poter vincere un processo, ed intascare più del dovuto.

Pensavamo che qualche deputato eletto a Cosenza di fronte a quella foto mobilitasse partito, camera dei deputati, e ministro, per chiedere finalmente una seria e rigorosa ispezione al tribunale. Ed invece niente. Tutti zitti. Segno evidente che nessuno è in grado di fermare la dilagante corruzione in tribunale. Hanno paura di ritorsioni per via dei loro scheletri negli armadi. Persino il senatore Morra che ha toccato con mano lo stato di degrado del tribunale, dopo aver presentato un esposto sugli affidamenti diretti taroccati, subito insabbiato, è rimasto rigorosamente in silenzio. Contro la potente lobby del nostro tribunale non c’è niente da fare: non si tocca. O meglio, chi osa sfidarli fa una brutta fine.

Un messaggio che hanno ricevuto tutti.

Eppure se solo volessero gli avvocati onesti, che sono tanti, potrebbero fare molto denunciando tutto il marcio che ogni giorno sono costretti a vedere. Ma nessuno osa. Denunciare significa dire addio alla carriera e al lavoro, oltre a passare guai di ogni genere. Meglio far finta di non vedere, ed approfittare quando si può di questa squallida situazione.

E’ così che funziona la giustizia a Cosenza, e nonostante la vicinanza di alcuni deputati e consiglieri regionali all’attuale ministro delle Giustizia Orlando, nessuno ha mosso un dito.

Cozzolino può fare quello che gli pare: incontrare indagati, aggiustare indagini, far sparire documenti, nella totale impunità e tranquillità, che tanto nessuno dice niente. Neanche di fronte alla pistola fumante. Sono loro che comandano in città. Altro che ‘ndrangheta. E nel mentre la DDA di Catanzaro dorme sonni tranquilli. Cosenza è, e dovrà restare un’isola felice per corrotti, massoni deviati, e ‘ndranghetisti di un certo livello. Tutti gli altri possono finire tranquillamente in galera, prove o non prove. E per i poveri cittadini in cerca di Giustizia l’unica cosa da fare è quella di sperare, così come si fa quando si gioca al lotto.

P.S. Una domanda al presidente del consiglio comunale di Cosenza Caputo: lei cosa ci faceva a quella cena?