Cosenza corrotta, chi è il nuovo pentito?

Oramai lo sanno tutti che c’è un nuovo pentito a Cosenza, anche se in pochi hanno il coraggio di fare il nome. Mi correggo, non è solo una questione di coraggio; non fare il nome serve anche e soprattutto, in questi casi, per tutelare l’incolumità dei familiari.

Non parlo di salvaguardare onore e dignità di chi fa questa scelta, che se fosse solo per questo il nome lo scriverei a caratteri cubitali. Ma proprio perché coinvolge altre persone, verosimilmente, innocenti che bisogna stare attenti. E poi perché, per me, chi strozza la gente, chi fa abusi, chi uccide, chi ruba al povero per dare al ricco, chi non ha rispetto della persone e del proprio territorio, non ha nessun onore, né alcuna dignità.

Anche se si dice pentito perché spesso questi soggetti, che fino a ieri si atteggiavano a “cristiani”, lo fanno solo per convenienza, quasi mai, per chi ha fatto questa vita, questa scelta è sincera.

Dicevo, lo sanno tutti che dopo Daniele Lamanna, l’ultimo dei pentiti cosentini, da un po’ di tempo a questa parte ad allungare l’elenco, se n’è aggiunto un altro. C’è un nuovo pentito nelle file della DDA. Un pezzotto di prim’ordine. O meglio un ex pezzotto. L’anello mancante della catena “certosinamente” costruita dai PM antimafia di Catanzaro.

dia_catanzaroQualcuno che oltre a confermare le già riscontrate dichiarazioni degli altri suoi colleghi collaboratori, sta fornendo importanti dichiarazioni sulla cosiddetta zona grigia della città. In sostanza quello che serviva ai PM di Catanzaro era un personaggio che potesse parlare anche delle cose che succedevano e succedono dall’altra parte dell’ormai ex clan Rango/zingari.

Dall’altra parte della loro barricata, per intenderci: l’altro clan. I Pm erano alla “ricerca” di “nu taliano”, per essere chiari. Uno di spessore. Qualcuno stanco di stare al 41 bis. Uno che possa addentrarsi dentro e con cognizione di causa alla questione degli affidamenti diretti. Perché è da questi che passa la corruzione politica e gli accordi con i mafiosi. Così come per Orlandino Greco, e per Principe, i magistrati hanno individuato il “do ut des” con la presenza di malandrini all’interno delle cooperative comunali che gli ha permesso di procedere nei loro confronti, anche per Occhiuto e Manna si sta lavorando in questa direzione: trovare il riscontro dell’avvenuto scambio di favori.

E gli affidamenti diretti sono la pista più sicura da seguire per arrivare a questo facile risultato. Molte delle ditte che hanno usufruito degli affidamenti diretti a trucco da parte di Occhiuto, in realtà sono da tempo attenzionate dalla DDA, per via della presenza di personaggi di spicco della criminalità cosentina che “ruotano” attorno ad esse. Ecco perché gli serviva un “taliano” alla DDA, avevano bisogno di qualcuno che gli parlasse anche di questo.

piazza-bilottiPerché su piazza Fera e cooperative hanno già dichiarato Bruzzese e Lamanna. Oltre a dichiarare, tutti i pentiti all’unisono, l’avvenuto voto di scambio per denaro e altro, durante la tornata elettorale del 2011, ma anche altre.  Daniele pare abbia ampiamente confessato di aver picchiato Trinni perché dava fastidio ad Occhiuto. Così come per lo stesso motivo aveva minacciato Fiertler e altri.

Racconta che tali minacce e pestaggi erano funzionali per far capire al sindaco che la “geografia” mafiosa cittadina era cambiata e gli accordi andavano fatti solo con loro. E chiunque si fosse opposto, avrebbe fatto la fine di Ivan. Dunque, Daniele parla di Comune sotto la loro “tutela”. Tutela che ovviamente non era a  gratis. E svela i favori ricevuti dall’amministrazione Occhiuto.

Da sinistra: Cannizzaro, il questore Anzalone, Occhiuto e Potestio
Da sinistra: Cannizzaro, il questore Anzalone, Occhiuto e Potestio

Bruzzese parla a più non posso dei rapporti con Potestio. Riferisce di incontri e mediazioni sulla tangente di piazza Fera. Dunque, il legame tra Potestio che rappresenta Occhiuto, non certo se stesso,  e la malavita è più che provato. E con l’arrivo di quest’ultimo pentito il quadro è completo e i riscontri evidenti. Occhiuto c’è dentro fino al collo. E presto le prove saranno a disposizione di tutti i cittadini che potranno farsi una loro idea sui fatti che da tempo stiamo raccontando.

Questo, avverrà, ovviamente, quando i magistrati lo riterranno opportuno. Lo so che c’è chi pensa che questo nostro scrivere è solo frutto di fantasia, e ci sta. Ognuno esorcizza come gli pare. Come c’è chi pensa che non ci sarà nessun intervento della magistratura perché Occhiuto ha vinto le elezioni. E ci sta anche questo.

Ma fino ad un certo punto, perché pensare questo, se è legittimo da una parte, dall’altra, vista l’indubbia esistenza dell’inchiesta, checchè qualcuno ne possa dire, bisognerebbe pensare che di fronte a questa evidenza, i Pm antimafia di Catanzaro prima, e il dottor Gratteri dopo, si siano accordati con qualcuno per insabbiare tutto. In una sola parola bisogna pensare che Gratteri è un “corrotto”.

Perché se ha questo materiale in mano, e non procede, non può che voler dire questo. Se ha riscontrato reati gravi contro la pubblica amministrazione (reati sulla cui ricerca  è un esperto) e nasconde il fascicolo nella scrivania, scusatemi, uno così, come lo definireste? Chi pensa che l’inchiesta non avrà nessuno sbocco, nonostante le “prove”, deve metterci in conto per forza anche questo pensiero. Il che mette i brividi al solo immaginare.

Una roba che non avrei dovuto scriverla né come esempio né come remotississssssssima ipotesi (le molte S stanno a significare l’impossibilità che l’evento si possa mai realizzare), tanto è assurda. E per questo chiedo scusa alla procura di Catanzaro. Insomma, nessuno al mondo penserebbe mai che il dottor Gratteri insabbia inchieste. Un pensiero così non sta né in cielo né in terra. Altra cosa è se il dottor Gratteri non dovesse riscontrare operazioni illecite a carico degli “attenzionati”. Se così sarà, siamo sicuri che il dottor Gratteri, che sa dell’esistenza di questo “dibattito” a Cosenza, non mancherà di fornirci le eventuali motivazioni che l’hanno portato a questa conclusione. Nei luoghi adatti e con gli atti dovuti.

Oggi tutti si chiedono chi è questo altro canterino. Noi non possiamo dirvelo, in passato abbiamo fatto delle previsioni, con non pochi problemi. Non ci “avventuriamo” più in questo “toto” nomi. Quello che dovevamo dirvi, ve lo abbiamo già detto. E poi perché sono stato richiamato da un bravo magistrato in maniera informale che mi ha fatto capire quanto pericoloso è avventurarsi su certe strade. Pericoloso per chi scrive, per i familiari del pentito, per l’inchiesta e per la sicurezza del magistrato. Anticipare nomi e mosse di una delicata inchiesta può mettere a repentaglio il lavoro di anni. Giusto! Ma anche perché mi sono giocato l’ultimo bonus con la malavita locale. E’ meglio che questa volta, sia per l’uno che per l’altro motivo, mi faccio i fatti miei. Chi vivrà vedrà.

GdD