Cosenza corrotta, Cirò confessa tutto alla Manzini: “I soldi li prelevavo per Occhiuto”

Il caso Giuseppe Cirò ritorna alla ribalta delle cronache: oggi la procura di Cosenza, attraverso una velina pubblicata da un quotidiano di regime, ha chiarito che nella vicenda è impelagato fino al collo anche il sindaco Mario Occhiuto, al quale è stato notificato un avviso di garanzia con le ipotesi di reato di truffa, falso e peculato. 

Ricordiamolo: Giuseppe Cirò, ex capo della segreteria del sindaco per oltre 6 anni, e prima ancora segretario dell’onorevole Roberto Occhiuto, è accusato da Mario Occhiuto di aver rubato più di 50mila euro dall’economato comunale. Il sindaco Occhiuto si è recato in procura, nel marzo 2017, dove ha sporto formale denuncia nei confronti del suo ex delfino accusandolo di aver falsificato documenti relativi ad immaginari viaggi e missioni del sindaco mai avvenuti, intascando i rimborsi fittizi.

L’inchiesta, dopo la denuncia di Occhiuto, è stata affidata al procuratore aggiunto Marisa Manzini. Ed infatti nell’interrogatorio sostenuto da Cirò davanti a lei (e presumibilmente anche alle sue bambole), l’ex segretario si lascia andare e racconta tutto. Cirò ha spiegato ai due magistrati (c’era anche Cozzolino, per quello che può servire…), per filo e per segno, come sono andate realmente le cose: ha confessato di essere lui colui il quale si recava materialmente all’economato per “ritirare” le somme di denaro che non finivano però in tasca sua, ma in quella di Occhiuto.

Cirò confessa e fornisce prove evidenti della destinazione del denaro rubato. Ribadisce che lui non avrebbe mai potuto firmare documenti o richieste di rimborsi proprio perché il suo era un incarico fiduciario che non prevedeva responsabilità amministrative, e il prelievo truffaldino avveniva con la complicità dell’economato che per anni non ha mai chiesto le pezze giustificative e la documentazione necessaria dei presunti viaggi del sindaco. Si andava avanti a “fiducia” e con la speranza che mai nessuno avrebbe ficcato il naso in questo losco affare.

Ma il precipitare degli eventi ha costretto il sindaco a correre ai ripari scaricando, così come ha fatto con Potestio, Cucunato e Pecoraro, le responsabilità dell’ammanco su Cirò, che resta complice del furto ma non il mandante.

Cirò dettaglia il percorso di ogni “prelievo” indicando a riscontro i numerosi viaggi “ufficiosi” effettuati dal sindaco, specie nei fine settimana, a Roma. Racconta che il sindaco non avendo disponibilità economica e non potendo usare carte di credito, si riforniva all’economato di somme in contanti che variavano dai 2000 ai 3000 euro, proprio per affrontare questi suoi segreti viaggi a Roma. Indica date e fornisce documenti di viaggio che attestano quanto da lui sostenuto.

Non si mostra reticente Cirò con il pm. Anzi collabora che è una meraviglia. E’ servito più di un anno ma finalmente qualcosa è uscito fuori, anche se siamo davanti a un piccolissimo risultato.

Non sappiamo veramente cosa serva di più per far sì che qualche magistrato onesto intervenga per fermare questa spirale di corruzione che asfissia l’economia della città. Sperare in un intervento della politica è solo tempo perso. Non resta altra da fare che votarsi a qualche santo nella speranza di un miracolo. Perché senza un miracolo da questa situazione non ne veniamo fuori. Voi ci credete ai miracoli?