Cosenza corrotta, Cirò confessa tutto alla Manzini: “I soldi li prelevavo per Occhiuto”

Che la procura di Cosenza è tutta una marmellata lo sappiamo, e l’ennesima conferma arriva dal caso Giuseppe Cirò.

Ricordiamolo: Giuseppe Cirò, ex capo della segreteria del sindaco per oltre 6 anni, e prima ancora segretario dell’onorevole Roberto Occhiuto, è accusato da Mario Occhiuto di aver rubato più di 50mila euro dall’economato comunale. Il sindaco Occhiuto si è recato in procura, nel marzo scorso, dove ha sporto formale denuncia nei confronti del suo ex delfino accusandolo di aver falsificato documenti relativi ad immaginari viaggi e missioni del sindaco mai avvenuti, intascando i rimborsi fittizi.

L’inchiesta, dopo la denuncia di Occhiuto, è stata affidata al pm Cozzolino. E che te lo dico a fare. L’uomo giusto, al posto giusto, per insabbiare tutto. Ed infatti nell’interrogatorio sostenuto da Cirò davanti al pm Cozzolino e all’aggiunto Manzini, l’ex segretario si lascia andare e racconta tutto. Cirò ha spiegato ai due magistrati, per filo e per segno, come sono andate realmente le cose: ha confessato di essere lui colui il quale si recava materialmente all’economato per “ritirare” le somme di denaro che non finivano però in tasca sua, ma in quella di Occhiuto.

Cirò confessa e fornisce prove evidenti della destinazione del denaro rubato. Ribadisce che lui non avrebbe mai potuto firmare documenti o richieste di rimborsi proprio perché il suo era un incarico fiduciario che non prevedeva responsabilità amministrative, e il prelievo truffaldino avveniva con la complicità dell’economato che per anni non ha mai chiesto le pezze giustificative e la documentazione necessaria dei presunti viaggi del sindaco. Si andava avanti a “fiducia” e con la speranza che mai nessuno avrebbe ficcato il naso in questo losco affare.

Ma il precipitare degli eventi ha costretto il sindaco a correre ai ripari scaricando, così come ha fatto con Potestio, Cucunato e Pecoraro, le responsabilità dell’ammanco su Cirò, che resta complice del furto ma non il mandante.

Cirò dettaglia il percorso di ogni “prelievo” indicando a riscontro i numerosi viaggi “ufficiosi” effettuati dal sindaco, specie nei fine settimana, a Roma. Racconta che il sindaco non avendo disponibilità economica e non potendo usare carte di credito, si riforniva all’economato di somme in contanti che variavano dai 2000 ai 3000 euro, proprio per affrontare questi suoi segreti viaggi a Roma. Indica date e fornisce documenti di viaggio che attestano quanto da lui sostenuto.

Non si mostra reticente Cirò con i pm. Anzi collabora che è una meraviglia. Ma nonostante ciò niente è successo. I soldi sono spariti e di colpevoli neanche l’ombra.

E’ chiaro che l’assegnazione del fascicolo a Cozzolino è funzionale a tenere sotto controllo proprio le dichiarazioni di Cirò e far sì che nulla accada. Non c’è nessuna speranza per i cittadini di Cosenza di avere Giustizia e di riavere indietro il maltolto.

E’ questa la situazione Giustizia a Cosenza e nessuno, compreso Gratteri che tanto blatera sulla corruzione politica ed istituzionale, può farci niente. A Cosenza comandano i giudici corrotti. E tutti dobbiamo sottostare alla loro legge. Compreso Gratteri che a Cosenza non può mettere piede, perché lo ha promesso a Minniti, abbandonandoci al nostro inesorabile destino.

Io non so cosa serva di più per far sì che qualche magistrato onesto intervenga per fermare questa spirale di corruzione che asfissia l’economia della città. Sperare in un intervento della politica è solo tempo perso. Non resta altra da fare che votarsi a qualche santo nella speranza di un miracolo. Perché senza un miracolo da questa situazione non ne veniamo fuori. Noi non abbiamo più parole. Se non una da dire alla procura di Cosenza: vergognatevi.