Cosenza corrotta, continua la faida tra magistrati nel silenzio di Gratteri

Che esiste una faida tra procure, compresa la Dda di Catanzaro, è cosa risaputa e accertata, e ve l’abbiamo raccontata in tutte le salse. Forse sarebbe meglio dire che esiste da tempo una guerra “intestina” tra magistrati che sostanzialmente si affrontano su come svolgere questo delicato e nobile mestiere: servire la Costituzione e il cittadino, oppure mettersi al servizio di lobby e potentati politici/finanziari per il proprio tornaconto personale?

In sintesi, quella che da tempo è in atto, è una guerra tra magistrati onesti e magistrati chiacchierati (diciamo così), ovvero: quelli che vogliono combattere mafiosi e corrotti e quelli che invece, perché invischiati da tempo in malaffari, vogliono che resti tutto così com’è, per tutelare se stessi e gli amici degli amici.

Il livello di corruzione raggiunto, ad esempio, dalla procura di Cosenza, come dimostrano le inchieste, ha trasformato le aule del nostro tribunale in una sorta di mercato della Giustizia dove accuse e sentenze si vendono tanto al chilo. Il paradiso per imbroglioni, politici collusi, imprenditori prenditori, massoni e mafiosi di ogni ordine e grado. L’inferno per il povero cittadino – che non ha bustarelle da offrire – costretto a rincorrere una Giustizia che non troverà mai. Questo ha cambiato radicalmente il modo di vedere e di “approcciarsi” alla Giustizia nella nostra città da parte del cittadino: del tribunale di Cosenza non si fida più nessuno. Perché tutti hanno capito che non esiste l’imparzialità al tribunale di Cosenza. Senza equità non può esserci nessuna Giustizia. E rivolgersi alla Legge, quando questa è al servizio del più forte, è inutile.

Ed è così che funziona a Cosenza: anni di commistione tra potere politico e potere giudiziario, hanno garantito a tutti i politici collusi con mafiosi, massoni e truffatori, attraverso la corruzione dei magistrati, immunità e impunità per tutte le loro malefatte a danno dei cittadini. Di contro, i magistrati corrotti, ricevono in cambio oltre che regalie e bustarelle, anche la garanzia di far carriera che è la cosa più importante e che va a vantaggio di tutti. Più il magistrato corrotto fa carriera e occupa posti di rilievo, come ad esempio guidare una procura, più la malapolitica può stare tranquilla. Spesso l’insano rapporto tra magistrati e politici corrotti nasce proprio da questo: una “pastetta” del politico mafioso al magistrato che si presta, per occupare un posto di rilievo in magistratura. Dopo un favore così non si può certo dire di no alle richieste di insabbiamento di questa o quella inchiesta che coinvolge il politico corrotto e gli amici degli amici. Insabbiato una volta, per il magistrato non c’è più via d’uscita. E finisce col passare la vita professionale a insabbiare inchieste e a nascondere prove.

Gli schieramenti, oggi, sono chiari a tutti, da una parte chi con coraggio e contro tutto continua a portare avanti inchieste contro i colletti bianchi, e dall’altra chi cerca in tutti i modi di proteggerli.

Facciamo i nomi, lo schieramento che vorrebbe riportare un po’ di Giustizia anche dalle nostre parti è così composto: Facciolla, Bruni, Lupacchini. E l’altro schieramento che sostanzialmente rema contro è così composto: Spagnuolo, Luberto, Tridico.

Gratteri e la Manzini noi si schierano. Restano nel mezzo, inermi e senza porre un minimo di rimedio a questa assurda situazione. Perché dei mali della magistratura, secondo Gratteri, non bisogna parlare.

Famose e risapute da tutti le liti tra Pierpaolo Bruni e Luberto, ai tempi in cui i due lavoravano insieme alla Dda di Catanzaro. E quando due pm litigano, in genere, per cosa litigano? Presto detto: perché uno vuole arrestare qualche pezzotto e l’altro no. Bruni voleva intervenire su Cosenza e Luberto no. Ed è per questo che Bruni è stato trasferito.  Questa è una verità storica, nonché ancora l’attuale causa che impedisce a Gratteri di intervenire su Cosenza.

Cosa pensa Lupacchini di Spagnuolo ve lo abbiamo raccontato attraverso le sue stesse parole riportate nella sua oramai famosa ispezione al tribunale di Cosenza.  E l’avversità di Facciolla verso i corrotti – gli stessi corrotti che pm come Tridico e Cozzolino difendono insabbiando prove e inchieste a loro carico – la conosciamo tutti.

Del resto basta guardare l’attività di Bruni e Facciolla di questi ultimi mesi – ora che sono diventati procuratori capo di Paola e Castrovillari e possono decidere senza interferenze le priorità criminali da affrontare nei loro distretti – per cogliere subito la differenza con la procura di Cosenza.

In tutto questo stranisce il silenzio di Gratteri, che continua a far finta di niente e come fa Spagnuolo, cerca di confondere l’opinione pubblica con retate contro i fumatori di spinelli. Evidentemente anche Gratteri, pur di non mettere becco in questa diatriba, ha deciso di cestinare tutto il lavoro svolto sulla corruzione politica/massonica/mafiosa a Cosenza.  Come a dire: ci rimette la Giustizia e il cittadino, ma di sicuro non ci rimette Gratteri.

Ma neanche il silenzio di Gratteri è bastato a fermare la faida che continua, e mai come oggi c’è bisogno di prendere posizione. I tanti magistrati onesti che conoscono bene il clima nei loro uffici, però, non parlano, restano muti di fronte alla mortificazione giornaliera della Giustizia. Hanno paura per le loro carriere e poi non si infrange la prima regola di ogni casta: cane non mangia cane.

La situazione è grave. Mettere mano a tutto questo significa prendersi una brutta gatta da pelare. E serve qualcuno con un po’ di coraggio, che è quello che manca a Gratteri quando si tratta di “indagare” sui suoi colleghi o su politici di un certo peso. Salvo poi dire il peggio e generalizzando su commercialisti avvocati, e dirigenti pubblici. Ecco perché oggi più che mai serve con urgenza, e bene hanno fatto i deputati 5Stelle a chiederlo al ministro, una ispezione a Cosenza che chiarisca una volte per tutte da che parte sta da noi la Giustizia.

Questo a tutela di tutti, e chi si oppone a questa ispezione, vuol dire che ha qualcosa da nascondere.