Cosenza corrotta: Giuseppe Cirò denuncia Katya Gentile

Giuseppe Cirò, cacciato in malo modo dal Comune,  non ci sta a passare come il collettore delle tangenti occhiutiane e denuncia Katya Gentile per diffamazione e calunnia. Le parole scritte da Katya, in un post dell’ 11 marzo scorso, non sono andate giù a Cirò. Un post pubblicato qualche giorno dopo l’uscita della notizia della denuncia di Occhiuto nei confronti di Cirò che lo accusa di aver rubato oltre 50.000 euro dall’economato comunale. Diceva così Katya di Cirò:

“Era il 2011, ci eravamo insediati da poco, ma il chiacchiericcio su tal Giuseppe Cirò non si placava. Secondo i bene informati lo chiamavano mister 20 per cento per i suoi trascorsi in Regione Calabria, dove dicevano avesse conquistato il gagliardo appellativo al servizio dell’on. Roberto Occhiuto, chiedendo mazzette pari al 20% dell’importo delle cifre che venivano erogate.

Poi, sembra che un giorno, un malcapitato, coraggioso e inconsapevole, anziché assecondare Cirò, fece una piazzata negli uffici di segreteria dell’on. Occhiuto ed il povero Roberto, ignaro di tutto e scandalizzato per l’accaduto, pare che fu costretto per le urla ad uscire dalla stanza accanto e ad allontanare in malo modo il suo più stretto collaboratore, senza denunciarlo però.

Le voci non si placavano, dicevamo, ed i malpensanti nel 2011 si chiedevano come mai, un soggetto del genere, che Roberto Occhiuto era stato costretto ad estromettere dai suoi uffici per gravissimi motivi, fosse invece entrato nelle grazie del fratello sindaco neoeletto, che addirittura lo nominava capo della sua segreteria.

A chi non verrebbe qualche dubbio? Lo stesso sindaco che, dall’alto della sua trasparenza adamantina e della sua notoria onestà, vuole far credere ai cittadini che nel Comune di Cosenza regni la legalità e che lui stesso si sia elevato a strenuo difensore della stessa (tanto da aver messo in atto negli anni regolari controlli contabili), come mai ha impiegato sei anni prima di rendersi conto che Cirò, come sostiene lui, rubava? Ma soprattutto perché Cirò tace e non si difende?

Mi auguro – conclude Katya Gentile – che esista un giudice serio, integro e super partes, distante da pagliacci e truffatori seriali, disponibile a scoprire quanto potrebbe costare il silenzio di Cirò a tutti i cosentini e a scoperchiare finalmente quel maleodorante calderone di melma sul quale più di uno in passato si è seduto”.

Questo il post incriminato, dove Katya racconta un dettagliato episodio di “ordinaria” corruzione negli uffici pubblici.

Cirò si difende da questa accusa così come si è difeso dalle accuse di Mario Occhiuto, confessando tutto alla Manzini, dicendo che lui era solo un garzone di bottega e che faceva quella che il suo padrone di turno gli chiedeva. Tutto il denaro rubato all’economato con la complicità dei dirigenti comunali, lui lo portava al sindaco. Stessa cosa alla regione quando era al servizio di Roberto Occhiuto: lui il 20% lo prendeva ma lo portava a Roberto. Dunque è innocente perché ubbidiva solo agli ordini dei suoi “superiori”. Ed è per questo che ha denunciato Katya che evidentemente omette di dire che Cirò, di quella combriccola di truffatori seriali, non era certo la “mente”, ma solo il servo sciocco. Scemo sì, ma ladro no.