Cosenza corrotta, Gratteri e Spagnuolo: nemici o amici?

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Dopo le parole di Gratteri che definisce Cosenza la città dove “abita” una ‘ndrangheta importante perché fortemente legata a gruppi criminali, e dove vige l’esempio più lampante della cosiddetta “’ndrangheta che si è fatta classe dirigente”, il procuratore capo Mario Spagnuolo corre ai ripari. O meglio cerco di dargli una mano.

C’è da dire che da quando è ritornato in procura a Cosenza, come capo, il dottor Spagnuolo ha sempre sostenuto che la città non è una isola felice. Il crimine esiste ed è anche tanto. Rifacendosi alle tesi dello scomparso Zygmunt Bauman, ha definito i fenomeni criminali cittadini di “tipo liquido”. Una microcriminalità capace di diluirsi nella società (liquida) senza essere notata. Che sa adattarsi ai moti criminali, come fanno i pescatori con l’alta e la bassa marea: appare e scompare.

Non vorrei che il solo riferimento alla microcriminalità da parte di Spagnuolo nell’esporre questa suggestiva tesi, avesse generato qualche frainteso. Perché il riferimento alla sola liquidità della microcriminalità nell’analisi del crimine in città, lo pone come antagonista in una possibile diatriba sulla composizione criminale a Cosenza, con Gratteri. Cioè: ha escluso dalla liquidità  i pezzotti e i marpioni. Ma anche se sembra, secondo me non è così. 

Dunque, se la mia interpretazione dello Spagnuolo pensiero è giusta, il concetto di liquidità può essere esteso a tutti. Spagnuolo dice che siamo di fronte ad organizzazioni criminali con enormi capacità pervasive, rispetto alla oramai superata concezione che tutti abbiamo del classico agire della  “vecchia ‘ndrangheta”.

Non più “l’uomo con la  lupara” come strumento per imporre scelte economiche a chi sta nella stanza dei bottoni, ma conquistare l’accesso diretto alla stanza dei bottoni. Siamo di fronte ad un fenomeno criminale – che seppur stereotipato nell’immaginario collettivo, ovvero il “politico mafioso c’è pure a Cosenza” a cui non abbiamo mai  dato  una forma, un volto e un nome.

Tutti percepiamo questa mafiosità nella politica, ma nessuno poi riesce ad additare chicchessia. Ed è questa liquidità che coinvolge tutti i criminali, anche se Spagnuolo non lo dice, che gli impedisce di identificare i marpioni. Infatti sfido chiunque a riconoscere una goccia d’acqua dall’altra all’interno di un lago.

Spero d’aver interpretato bene lo Spagnuolo pensiero, e se così non fosse gli consiglio di fare sue queste mie considerazioni. Per il bene di tutti.

Ecco perché mi sono permesso di allargare le vedute dello Spagnuolo pensiero, sottolineando che il riferimento “liquido” vale sia per i piccoli criminali che per gli infedeli e i corrotti di stato. Che come i tanti spacciatori, nominati da Spagnuolo, che si confondono ad ogni angolo della città con gli onesti cittadini, come fa l’acqua di fiume, alla foce, con l’acqua di mare, anche i pezzotti liquidi disonesti si confondono nelle nostre oneste istituzioni.

Giusto per dire a Gratteri che quello che dice Spagnuolo non è in contrapposizione con quello che dice lui. Infatti detta come la dico io, i pensieri di entrambi combaciano. Nessuna contrapposizione. Solo un non detto che andava specificato.

Sono sicuro che Spagnuolo è così che la pensa. Anche se i pezzotti non li menziona mai. E questo è un male. Ma sono sicuro che Spagnuolo li sottintende sempre nei suoi discorsi contro la criminalità. Anche se quando parla di reati nella pubblica amministrazione continua a commettere gaffe, ma sempre involontarie. E’ l’unico in Italia che continua a chiamare i burocrati collusi ed i professionisti ladroni, “colletti bianchi”. Roba di trent’anni fa. Che vuol dire avere ancora una concezione della struttura organizzativa politica/massonica/mafiosa arcaica che come dice Gratteri oggi non c’è più.

Non esiste più la classe “intermedia” tra il mafioso con la lupara e il politico. Perché non esiste più lo ‘ndranghetista arcaico (a  parte le organizzazioni prettamente criminali) che in tutto questo tempo si è evoluto a classe dirigente, fondendosi in una unica figura.  I “colletti bianchi” (da non confondere con lecchini e servi sciocchi) spesso sono  promotori di sodalizi criminali che si innestano in altri circuiti politici/criminali a pieno titolo e paranza. Altro che classe intermedia.

L’utilizzo di questi termini arcaici da parte di Spagnuolo potrebbe far apparire lo stesso come colui il quale fa fatica a recepire la lezione di Gratteri quando parla della ‘ndrangheta come “classe dirigente” e dei “burocrati” come la più pericolosa cosca esistente in Calabria. Come se Spagnuolo volesse a tutti costi, e in controtendenza, restare ancorato alla sua visione romantica di tipo gangheristico che ha della criminalità cosentina, rifiutandosi di cambiare parere. Ma vi posso assicurare che non è così.

Spagnuolo ha capito bene la lezione, ed è in linea con Gratteri. Ecco perché sto specificando il pensiero di Spagnuolo, non vorrei che Gratteri avesse capito altro, pensando, magari, ad una ostilità intellettuale da parte del procuratore di Cosenza nei suoi riguardi. Non essendo, Spagnuolo, mai d’accordo con quello che dice. Anzi proponendo tesi antiche e vetuste, in contrapposizione a quelle di Gratteri che sono fresche e moderne.  Mi intrometto perché non mi piace che i due si guardino in cagnesco per un semplice frainteso.

Voi direte, scusa, ma perché ti sei preso questa briga?

Perché mi è parso di capire che oltre all’annuncio della presenza a Cosenza di politici che se la fanno con i mafiosi, quando non sono loro direttamente i boss, fatto a Rai 3 da Gratteri lasciando intendere il bisogno di un urgente intervento in città per ripristinare la legalità, lo stesso abbia voluto lanciare, tra le righe, un segnale a Spagnuolo. 

Tipo: Spagnuò non è che mo’ che arriviamo a Cosenza con le sirene, visto che ogni cosa che dico non sei d’accordo, pensi di fare quello che hai fatto con il processo Garden all’epoca, creando caos e casini con i pentiti per far saltare tutto?

Perché è meglio che te lo dico prima, vedi che io ho la testa dura. Vedi piuttosto di dare una mano questa volta, e di non fare cazzate.

Non vorrei che tra i due si creasse un qualche problema, se è questo il “tra le righe” che ha pensato Gratteri. Perciò, ripeto, mi sono permesso di spiegare tutto al dottor Gratteri, per dirgli che il dottor Spagnuolo è dalla sua parte e condivide tutte le sue teorie.

E se dovessero sorgere altri problemi, non esitate a chiamarmi, io sono sempre a vostra disposizione. Buon lavoro.

GdD