Cosenza corrotta, Guglielmelli: “Noi abbiamo fatto il nostro dovere, ora tocca ai giudici”

Luigi Guglielmelli
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Iacchite’: Noi pensiamo che la situazione corruzione a Cosenza abbia raggiunto livelli allarmanti e che questa turpe pratica sia in uso presso tutti gli enti pubblici e le rappresentanze dello stato sul territorio, a cominciare dal tribunale. Del resto anche i vostri deputati cosentini hanno più volte segnalato, attraverso interrogazioni parlamentari, tale situazione. Segno evidente che su questo concordiamo. Ti chiedo: come se ne esce praticamente?

Luigi Guglielmelli:  La corruzione è un male diffuso in tutto il nostro paese. Pensavamo di averla sconfitta con tangentopoli e invece abbiamo constatato che si è allargata, diffusa e distribuita in tutti i settori. A Cosenza noi abbiamo segnalato una serie di fatti molto gravi alle autorità competenti elencando una serie di episodi in cui secondo noi è giusto fare chiarezza. Per rispondere alla domanda ne usciamo se ognuno fa il suo lavoro e se creiamo una cultura dell’anticorruzione. I partiti, le imprese, i dirigenti pubblici, le forze di polizia e la magistratura hanno compiti sociali diversi ma ognuno può contribuire meglio alla sconfitta della corruzione.

Iacchite’: Se anche tu concordi con il vecchio adagio che il pesce puzza dalla testa, non credi che sia arrivato il momento di mobilitare la deputazione del PD, anche alla luce di quello che sta succedendo con gli appalti spezzatino a cui nessuno pone rimedio,  per chiedere una ispezione al tribunale di Cosenza?

Luigi Guglielmelli: Su questo tema mi pare che ci sia un’attenzione da parte degli inquirenti per cui bisogna aspettare l’esito delle indagini. Noi abbiamo fatto il nostro lavoro ora spetta ad altri valutare i fatti. Dando per scontato che chi è preposto al controllo e alla verifica faccia il suo dovere.

Iacchite’:  In genere si dice che si impara dai propri errori, ma  nonostante le batoste elettorali, questo PD cosentino di imparare la lezione pare non ne abbia voglia. Possibile che non ci sono alternative alla solita nomenklatura che oramai ha fatto il suo tempo?

Luigi Guglielmelli: Il PD può vincere e può perdere. Noi siamo l’unico partito in cui le decisioni vengono prese in organi democraticamente eletti ai congressi. La direzione politica la decidono gli iscritti e i dirigenti. Da noi non si rimane dirigente o sindaco o parlamentare per diritto divino ma per decisione democratica. Questo non significa non volere il cambiamento ma sollecitarlo nel rispetto del metodo democratico.

Iacchite’: Vorremmo continuare su questo tema, ma per par condicio ti chiedo del referendum. Hai paura che molti finti renziani colgano questa occasione per dire SI in pubblico e votare NO nel segreto dell’urna?

Luigi Guglielmelli: Chi vota Sì non è un renziano ma un cittadino italiano che ha letto la riforma. Io vedo un partito unito in Calabria a sostegno delle ragioni del Si. Ho visto che tutti i nostri consiglieri regionali e i parlamentari hanno fatto decine di iniziative pubbliche a sostegno del Si e li ringrazio. Poi ovviamente il 5 dicembre analizzeremo i dati.

Iacchite’:  Dimmi le ragioni del SI così come le spiegheresti ad un bambino.

Luigi Guglielmelli: l’Italia non vuole più cambiare. Ha paura e invece oggi possiamo uscire dalla palude un cui siamo finiti. Da quando faccio politica ho sentito parlare dell’esigenza del superamento del bicameralismo paritario. Lo abbiamo scritto nel programma del PDS, nel programma dell’Ulivo e ce lo ha ricordato anche la Cgil nel suo ultimo congresso nazionale. Una posizione che viene da lontano, dall’assemblea costituente quando i comunisti proposero una sola camera o in subordine una seconda camera rappresentativa delle Regioni. Diamo risposte ai cittadini che chiedono sacrifici alla politica: tagliamo 215 senatori, aboliamo il finanziamento ai gruppi regionali e ovviamente del Senato, aboliamo Cnel e Province, dimezziamo lo stipendio dei consiglieri regionali. E poi sul titolo V non cambiamo la costituzione del 1948 ma quella del 2001 di Amato e D’Alema, insomma ritorniamo ad una concezione regionale e non federale del paese.

Iacchite’: Se dovesse vincere il NO cosa cambia per il PD calabrese, e in quello cosentino?

Luigi Guglielmelli: Se vince il No continueremo ad avere due Camere che fanno la stessa cosa, il Cnel e la giungla delle competenze concorrenti. Nel partito penso che la leadership di Renzi ne uscirà rafforzata perché questa riforma il PD l’ha votata all’unanimità in parlamento e in direzione e soprattutto perché il 90% dei nostri elettori vota Sì. Nel PD calabrese discuteremo ma non vedo cambiamenti anche perché il 2017 faremo i congressi e li si deciderà la linea politica del partito.