Cosenza corrotta, il pm Bruni voleva che la richiesta di arresto per Greco e Figliuzzi fosse rigettata

Il procuratore di Paola Pierpaolo Bruni
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Mi duole ammetterlo: mi sa che il dottor Gratteri proprio tutti i torti non ha. Mi riferisco alla tirata di orecchie che tempo fa, e che vi abbiamo raccontato, fece al pm Piepaolo Bruni.

Gratteri rimprovera al pm Bruni di non istruire a dovere le sue inchieste che spesso e volentieri si infrangono contro lo scoglio dei Gip o del TDL. Ci dispiace per il pm Pierpaolo Bruni, a cui noi vogliamo bene, ma le constatazioni del dottor Gratteri hanno trovato ampio riscontro nel lavoro svolto dal pm.

Neanche io che non ho una laurea in giurisprudenza e tanti anni di servizio attivo da pm come il dottor Bruni, avrei commesso certi errori di procedura, e non solo. Come, ad esempio, nel caso dell’ ex assessore regionale alla forestazione Michele Trematerra coinvolto nell’operazione “Acheruntia”: chiese il rinvio a giudizio di Trematerra, senza aver chiuso e notificato allo stesso la “chiusura delle indagini”. Una svista?

Per non parlare dell’operazione “Sistema Rende” . Il TDL ha smontato pezzo pezzo tutte le conclusioni del Pm, scarcerando tutti, a cominciare dai malandrini.

Diciamo che forse il pm Bruni non è bravo ad istruire le inchieste di Cosenza e provincia.

A confermare questo, purtroppo, c’è anche il rigetto, da parte del Gip distrettuale, della richiesta di custodia cautelare, formulata dal pm della DDA per Orlandino Greco e Aldo Figliuzzi. “Formulata” in questa caso appare veramente una parola grossa. Perchè in questo suo formulare manca proprio la formulazione. Tant’è che il Gip, pare dica al pm Pierpalo Bruni: scusa, ma la laurea in Giurisprudenza ce l’hai?

Vediamo alcuni esempi delle gravi mancanze nella fase istruttoria.

Tra i pentiti che accusano il consigliere regionale Orlandino Greco ed Aldo Figliuzzi, c’è Marco Massaro, il quale racconta al pm di aver partecipato alla campagna elettorale del 2008 e di averla effettuata «minacciando la gente e spendendo il nome di Bruni e alcuni venivano ricompensati per il voto con 50 euro». Massaro dice ancora al pm di avere venduto droga a Figliuzzi che era un consumatore. marco-massaro

A queste dichiarazioni presentate dal pm, il Gip risponde così: “il racconto del Massaro non consente di apprezzare la portata di tali dichiarazioni che sono prive di riferimenti spazio–temporali anche in relazione alle forniture di droga di Figliuzzi o a quando il collaboratore avrebbe incontrato Orlandino Greco”.

Che vuol dire: il pm interroga Massaro che gli dice di aver venduto droga a Figliuzzi, e di aver fatto campagna elettorale con la “pistola” per Orlandino, senza dirgli né dove né quando ha ceduto la droga a Figliuzzi, né dove né quando ha incontrato Orlandino, e per il pm va bene così. Massaro racconta, e Bruni scrive. Senza chiedere niente.

Non dico che doveva chiedergli l’orario preciso, spaccato al secondo, ma almeno farsi dire il periodo e il luogo dove Massaro consegnava la droga a Figliuzzi e dove incontrava Orlandino. In una istruttoria così delicata, queste sono domande che stanno alla base di un interrogatorio. E siamo al minimo sindacale. Domande “d’ufficio”. Invece niente.

Bruni da Massaro raccoglie solo un racconto generico, senza date e luoghi. La conclusione di fronte a questo, a voler malipensari, non può che essere una: il pm non si è proprio preoccupato di chiedere queste vitali informazioni al Massaro. Ha trascritto il suo racconto e lo ha presentato al Gip. Senza curarsi della fragilità probatoria, che avrebbe capito anche un novello studente di Giurisprudenza, della sua richiesta. Tant’è che il Gip parla chiaramente di mancanza di riferimenti spazio–temporali. Impossibile per qualsivoglia giudice accettare una misura cautelare sulla circolarità della prova. Le sole parole del pentito non bastano, vanno riscontrate, e i riferimenti spazio temporali servono proprio a questo.

Possibile che Bruni abbia presentato questa richiesta di arresto con una carenza così grave?

Ma non finisce qui.

Sulle dichiarazioni di Vincenzo Foggetti, Roberto Calabrese Violetta, ed Edyta Kopaczynka, che avrebbero dovuto avallare le tesi di Ernesto Foggetti, il Gip dice così:

«Tuttavia le dichiarazioni dei tre collaboranti, sempre allegate nella sola forma riassuntiva, scontano una genericità di fondo e una contraddittorietà con le altre dichiarazioni e con i dati relativi alla costituzione della cooperativa».

Che vuol dire: Caro PM, non solo queste dichiarazioni sono in forma riassuntiva e prive di riferimenti spazio-temporali, ed elementi probatori, ma sono anche in contraddizione l’una con l’altra. Cioè: non ti sei neanche accorto che le “prove” che tu presentavi a carico dei due politici di fatto sono prove a loro discarico! Se un pentito dice X e l’altro dice Y, è chiaro che in dubbio assolvo. Questo lo sa pure mia zia ‘Ntonetta che ha 92 anni. ernesto-foggetti

La sagra degli strafalcioni continua con un inedito. E qui siamo all’apoteosi.

Dice Vincenzo Foggetti di avere personalmente provveduto a coordinare la raccolta dei voti per le elezioni del 2003. E di aver assistito alla consegna dei 10.000 euro da parte di  Orlandino Greco a Michele Bruni davanti una concessionaria di automobili. In questo racconto le dichiarazioni del pentito, dice il Gip, sono fornite di “riscontri logici e che alle stesse si associano alle dichiarazioni di altri pentiti”: il figlio Ernesto e Daniele Lamanna, l’inedito dichiarante.

Tutti gli episodi sono riscontrati e coincidono con le dichiarazioni di tutti, ma dice il Gip, su questo punto il PM non ha chiesto l’arresto di Greco e Figliuzzi, per cui, seppur veritiere, non posso procedere. Quindi le dichiarazioni dei pentiti non possono essere utilizzate per fornire riscontro ai capi di imputazione contestati a Greco e Figliuzzi in questa fattispecie.

Cioè: l’unica volta che tutto era apposto, il PM su quel punto non chiede l’arresto. 

Ora, molto semplicemente, e alla luce di queste evidenze che non si possono negare,  le cose sono due: o il PM Pierpaolo Bruni è un incapace come dice Gratteri, oppure ha presentato questa richiesta di misura cautelare senza nessuna “documentazione” per un motivo ben preciso: voleva che fosse rigettata.

Mi sa che questa strano modo di formulare una richiesta di custodia cautelare, fa parte della oramai iniziata partita a poker di Orlandino. Domani sapremo dirvi più.

GdD

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