Cosenza corrotta, la DDA acquisisce tutta la documentazione dalla Manzini

Quella degli avvisi di garanzia mandati dalla pettinatrice (di bambole) Manzini ai dirigenti comunali Cucunato e Pecoraro, all’ex capogabinetto Potestio e a diversi titolari di ditte amiche, è stata solo una mossa per coprirsi il culo e prendere tempo.

Un modo per dire, vista la maliparata che si appresta ad arrivare a Cosenza per delinquenti e corrotti: io sto indagando. Faccio quello che posso, ma serve tempo e servono molte energie. Non è colpa mia se qui le cose vanno così. E poi non posso fare tutto da sola. Tra bigodini, lacche, tinture e spazzole, il tempo per indagare non basta mai.

Una maniera meschina per mascherare non solo la complicità della procura di Cosenza negli intrallazzi di Occhiuto, ma anche la pavidità di chi la conduce.

24-hours-in-pix-007Lei, la parrucchiera della bambole, pensa di essersi messa al sicuro con questa mossa, ma in sostanza ha solo confermato le nostre tesi: pettina oggi che tra una spazzolata e l’altra viene domani.

Non si capisce come mai alla luce di evidenti e palesi reati amministrativi, scritti nero su bianco, non sia scattata una misura cautelare nei confronti degli indagati, roba che se fosse stato qualcun altro fuori dalla loro paranza, a quest’ora sarebbe già in galera.

Ma per la pettinatrice, e il Gip Branda, non ci sono gli estremi. Un avviso di garanzia per prendere tempo è più che sufficiente. Bisogna indagare. Su cosa non si capisce. Perché il do ut des è talmente evidente che la prova logica e materiale l’hanno fornita gli indagati stessi.

Basta solo leggere le determine, fare qualche comparazione e la magagna è presto scoperta. Determine, ricordiamolo, scritte nei tempi andati quando Occhiuto e compari pensavano che mai nessuno al mondo avrebbe avuto il coraggio di mettere il naso nei loro loschi affari. I bei tempi di Granieri, quando le coperture e il senso di impunità erano garantite al limone al punto tale da potersi permettere anche di falsificare atti e documenti, senza correre nessun rischio.

Marisa-Manzini-2Ma oggi le cose sono cambiate e la pressione esercitata sulla procura di Cosenza da parte di magistrati onesti, provenienti da altre procure, ha cambiato le carte in tavola. C’è chi vuole vederci chiaro. Al punto che, e ci smentisca la Manzini se può, mercoledì scorso la procura antimafia di Catanzaro ha ordinato alla pettinatrice di trasmettere tutti gli atti riguardanti gli affidamenti diretti emessi dal Comune di Cosenza nell’era Occhiuto/Potestio presso i loro uffici. Atti che sono arrivati dritti sulla scrivania del dottor Gratteri.

Un segnale chiaro: l’inchiesta dell’antimafia va avanti e macina riscontri su riscontri. Evidentemente la DDA ha capito che la procura cosentina non ha nessuna intenzione di procedere contro il malaffare perché implicata mani e piedi in questa storia.

Non diciamo che la Manzini è complice di Occhiuto, lo abbiamo scritto tante volte, la copertura arrivava da Granieri che a sua volta obbligava tutti i Pm a farsi fatti propri, ma le collusioni tra Occhiuto e procura sono talmente evidenti che una inchiesta seria non potrebbe non coinvolgere suoi colleghi. Ed è qui che la Manzini si ferma.

Non può muoversi contro Potestio senza accusare chi in procura lo copriva. Una responsabilità che la pettinatrice non ha voluto assumersi. Preferendo passare per la parrucchiera di Barbie piuttosto che mettere fine a questa schifosa corruzione.

fashion-fever-stile-mille-lookHa preferito agitare gli avvisi di garanzia come segno di una sua estraneità alla dilagante corruzione al Comune e al tribunale e come gesto di buona fede, sperando che la DDA raccogliesse questa suo “grido di aiuto e di dolore”. Cosa che i PM antimafia hanno fatto. Una specie di Ponzio Pilato de noantri. Solo che invece di lavarsi le mani, si è fatta uno shampoo.

Del resto alla Manzini serve prendere solo un altro po’ di tempo, in attesa che arrivi il nuovo procuratore capo, il dottor Spagnuolo. Chi glielo fa fare ad armare un bordello? Ci penserà il nuovo procuratore a fare pulizia se ne ha il coraggio. Meglio vivere in tranquillità e con la spazzola in mano, piuttosto che essere la promotrice di una operazione di pulizia al tribunale di Cosenza che tutti i cosentini da almeno 20 anni si aspettano.

I giudici non accusano altri giudici. E’ una regola non scritta, ma che tutti applicano. Tra di loro sono come una specie di massoneria, ci sono codici e comportamenti che tutti devono osservare, anche se questi non fanno parte e non sono scritti sui manuali deontologici.

Da mercoledì scorso la Manzini è tranquilla, ha trasmesso tutto alla DDA ed ora saranno loro ad occuparsi di questo. Lei può tornare tranquillamente alle bambole, anche perché pare che la Mattel, ditta che fabbrica Barbie, stia per lanciare sul mercato la nuova Barbie magistrato, e sembra abbia chiesto alla Manzini di studiare una acconciatura ad hoc per il nuovo personaggio.

Complimenti e ad maiora.

GdD