Cosenza corrotta, la Manzini dica la verità

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Ci dica lei, dottoressa Manzini, che dobbiamo fare per avere un po’ di Giustizia. Ci dica cosa le serve di più, e noi provvederemo. Le abbiamo fornito tutto i dati possibili ed immaginabili, le abbiamo spiegato come funziona la truffa dei cottimi fiduciari: finti tombini stippati, finti uffici pittati, finte lampadine cambiate, e finte alliccate di cemento, giusto per restare nelle macrovoci.

Le abbiamo fornito riscontri documentali e spunti investigativi. Abbiamo spiegato come funziona il trucco degli affidamenti diretti, che restano uno strumento utile per le amministrazioni che ne fanno buon uso, ma nel caso del Comune di Cosenza, negli ultimi dieci anni sono diventati la nuova frontiera della tangente.

A questo proposito, giova ricordare come dovrebbe e deve funzionare un affidamento diretto, per evidenziarle ancora una volta le gravi mancanze amministrative, qualora non le avesse ancora riscontrate: il cittadino segnala un guasto tipo che so, rete idrica, fognaria, illuminazione, o altro.

Il Comune raccoglie la segnalazione, ed invia sul posto un geometra, il quale deve stilare una relazione sul danno e se c’è realmente una urgenza, oltre che quantificare il lavoro.

Dopo di che, il dirigente, preso atto della relazione del geometra, fa un ordine di servizio ed incarica la ditta che deve essere iscritta ad una lista comunale di svolgere il lavoro. L’assegnazione deve, per Legge, rispettare la rotazione. Tutte le ditte iscritte alla lista comunale devono lavorare a turno: una volta per uno. Il lavoro che deve svolgere la ditta va ovviamente seguito. Al termine va stilato un altro verbale che attesti non solo l’avvenuto svolgimento del lavoro ma anche che il problema è risolto. Solo in presenza di questo iter (ovviamente la ditta deve avere tutti i requisiti previsti dalla Legge, cosa che in molti casi non risulta così) si può ricevere la fattura e pagare la ditta.

Palazzo dei Bruzi, Piazza dei Bruzi, 1959

Ma al quarto piano del Comune di Cosenza tutto questo non è mai avvenuto. Esistono affidamenti diretti privi di questi verbali. Quello del geometra e quello dell’esecuzione a regola dei lavori. Ma non mancano, però, le fatture pagate.

Nonostante questo, la ragioneria paga lo stesso. Dottoressa Manzì, ci dica lei che dobbiamo fare. Non le basta questo? Come può la Ragioneria liquidare queste fattura nella totale assenza della documentazione prevista dalla Legge? E se questo non bastasse, nella tribuna politica trasmessa oggi su Rai 3, dove si confrontavano i candidati a sindaco, Paolini ha evidenziato, carte alla mano, non solo una notizia di reato, ma ha perfettamente illustrato la prassi con la quale si aggira la Legge.

In sostanza ha detto che in un solo giorno i dirigenti del Comune hanno assegnato sempre alla stessa ditta dei lavori da eseguire presso il tribunale (le solita lampadine da cambiare, mobili da spostare, e muri da pittare) per un totale di quasi 200.000 euro. Ovviamente il tutto in barba alla rotazione delle ditte stabilito dalla Legge.

Ma da questa operazione si capisce anche come si aggira la Legge: per evitare di fare una gara pubblica, e quindi favorire gli amici degli amici, si “spezzetta” il lavoro da effettuare in più “lotti”, così da restare per ogni “lotto” sotto la soglia dei 40.000 euro, e dunque affidarli direttamente, senza gara.

Roba che in una città normale, con un tribunale normale, la questura sarebbe già a casa di questi dirigenti imbroglioni, invece per la Manzini, evidentemente non basta neanche questo. E non contenti del guadagno, e dell’imbroglio di spezzettare il lavoro, spuntano fuori altre determine, sempre alla stessa ditta, che assegnano nuovamente gli stessi lavori (le solite lampadine da cambiare, mobili da spostare, e muri da pittare) nello stesso posto (il tribunale) e dello stesso importo.

In pratica abbiamo pagato due volte lo stesso lavoro. Anzi non lavoro. Determine fatte il 9 di agosto, giorno in cui nessuno va a guardare l’albo pretorio, e subito dopo Ferragosto sono sparite dal sito del Comune.

Dimmi tu, Marisa, scusami se ti dò del tu, che bisogna fare di più. Che ti serve, il cadavere davanti l’ufficio? La pistola fumante? Le impronte digitali? Il DNA? Dicci, dicci. Non sono forse, questi appena illustrati, dei reati? Chiari ed evidenti? Che deve fare un cittadino di più? Ci dobbiamo immolare davanti al tribunale? Cosa che farebbe felici tante persone.

Dicci, Marisa, dicci a quale santo possiamo rivolgerci, per avere un po’ di Giustizia? Ecco, questa è la nostra situazione. Tu denunci, carte alla mano, e loro insabbiano. E nel mentre si spartiscono il bottino, belli e tranquilli.

Ma possibile che nessuno in quel palazzo (il tribunale) possa fare niente per darci una mano per fermare questa emorragia di denaro pubblico che potrebbe fare la differenza per tanti che ancora oggi vivono in difficoltà?

Qualcuno, lì dentro, nu zinzulu di coscienza ce l’ha? Dottoressa Manzì, non me ne voglia se le dico queste cose, ma ciò che avviene sotto gli occhi di tutti è uno dei grandi mali della città. La madre di tutti i problemi: la corruzione.

Se non fa qualcosa lei per fermare questo, mi dice chi lo deve fare? Mia nonna, sua zia, a gatta i zia Maria? Lei lo sa che non possiamo rivolgerci alla politica, perché sono proprio loro i promotori di questo mercimonio. E poi, mi permetto di dirle che se le cose non stanno come diciamo noi, ci smentisca, dica che è tutto in regola, che nessuno ha commesso reati o altro. E noi la smettiamo.

Comunque, in questo quadro funesto che è solo una piccola parte dello schifo che ci circonda, la lascio con una affermazione che ha fatto storia: spero dal profondo del cuore che in tutto questo lei sia innocente.

GdD