Cosenza corrotta, la Manzini ordina: via la Finanza, dentro la questura

Il questore di Cosenza, Luigi Liguori
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In una intervista andata in onda ieri su Ten, Occhiuto, risponde alla domanda di Arcangelo Badolati in cui gli chiede conto degli avvisi di garanzia al suo ex capogabinetto e ai dirigenti comunali e quindi sull’inchiesta portata avanti dalla procura di Cosenza, in questo modo.

“Sono super sicuro dell’onestà di Carmine Potestio, tant’è che gli ho chiesto di ritornare a fare il capogabinetto, ma lui ancora non ha sciolto la riserva, e poi queste inchieste sono frutto del clima avvelenato dell’ultimo anno a Cosenza, e soprattutto sono “figlie” di denunce di oppositori. E come si sa le denunce hanno un percorso giudiziario obbligato. Tutto finirà in una bolla di sapone”.

Cioè, per il sindaco denunciare un imbroglio è una infamità. La stessa logica dei mafiosi.

Perché dal tono con cui pronuncia questo concetto si capisce che vorrebbe dire questo: la Manzini è stata obbligata dalle denunce ad aprire un fascicolo. Fosse stato per lei non sarebbe mai venuta a ficcare il naso nelle carte del Comune. Perché la Manzini sa bene che le carte sono tutte a posto, e non ci sono né brogli, né favoritismi. E’ stata costretta da quattro fanatici, e dalla pressione che “certa stampa” ha esercitato su di lei, ad investigare. Ma solo per provare la nostra totale innocenza.

Guardatevi l’intervista per capire bene il cambio di tono su questo argomento da parte di Occhiuto.

Proprio qualche giorno fa avevo scritto che il “temporeggiare su questa inchiesta” da parte della Manzini – messo in pratica attraverso la tecnica collaudata quanto efficace del rinvio delle indagini di sei mesi a sei mesi fino al massimo previsto dalla legge, per poi archiviare, o prescrivere – potrebbe significare proprio quello che Occhiuto dice: na purtata. Una pantomima. Una chiacchiera. E per rendere tutto credibile e per mettere a tacere i “denuncianti” e l’opinione pubblica ha fatto un po’ di strusciu: perquisizioni,  avvisi di garanzia, ed interrogatori. Alla fine, cioè ara riscurdata, potrà dire: non ho trovato niente. O un bel cavillo sui termini di scadenza indagini o prescrizioni che blocca tutto.

Da sinistra: Piercarlo Chiappetta, Roberto Occhiuto, Carmine Potestio e Carmine Vizza
Da sinistra: Piercarlo Chiappetta, Roberto Occhiuto, Carmine Potestio e Carmine Vizza

Tutto questo ho scritto “potrebbe” essere. Condizionale. Potrebbe anche non essere così. Ma a mettermi la pulce nell’orecchio sono le notizie che arrivano di sghisciu alla redazione. Che come sa anche la Manzini risultano essere vere.

Si narra che buona parte di questa inchiesta sia migrata dagli uffici della Guardia di Finanza a quelli della questura di Cosenza. Perché? Come tutti sappiamo e come vi abbiamo documentato, tutte le perquisizioni e le indagini sulla corruzione a palazzo dei Bruzi sono state svolte dai finanzieri e ora di colpo gli stessi vengono esautorati, allo stesso modo di come era già successo con l’inchiesta, oggi insabbiata, su piazza Fera.

Questo spostamento pare vada nella direzione di allungare il brodo. E dunque si configura come un espediente per perdere tempo. Perché la Manzini pare abbia autorizzato la questura a svolgere le stesse investigazioni che nell’arco di una anno ha già svolto la Guardia di Finanza. Se non è un pretesto per perdere tempo questo, non so!

Che bisogno c’è di spostare tutto alla questura proprio nel momento in cui si è ad un passo dalle conclusioni?   Un mistero.  Che però a noi non è sfuggito. Di questa migrazione dell’inchiesta siamo più che sicuri. Resta da capire solo il perché. E come scriveva il poeta, lo scopriremo solo vivendo.

GdD