Cosenza corrotta: l’azione di Gratteri condizionata dalla politica e da Luberto

A voler tirare un bilancio dell’attività della Dda di Catanzaro a guida Gratteri – almeno per quel che riguarda la lotta ai coletti bianchi mafiosi, ai corrotti, ai masso/mafiosi e ai servitori dello stato infedeli –  il risultato non può che essere negativo. A dirlo sono i risultati ottenuti nelle principali inchieste svolte da Gratteri: l’operazione Stige su tutte. Un disastro completo, un flop giudiziario di quelli epocali. Gratteri, anche qui, non è riuscito, alla prova dei fatti, a dimostrare il legame tra la ‘ndrangheta, la politica e l’imprenditoria. E tutti gli imprenditori coinvolti in questa inchiesta sono stati scarcerati. Mentre i mafiosi sono stati “sistemati”, per lo più, agli arresti domiciliari o sottoposti a misure di “sorveglianza”. Un pratico esempio, per i giovani magistrati, di come non si deve “istruire” una indagine sul 416bis.

Ancora una volta Gratteri si dimostra bravo nella teoria (per non dire a parole), ma scarso nella pratica: non riesce mai a dimostrare con esempi concreti le sue tesi. E non perché non è un bravo magistrato, o perchè non conosce il mestiere, ma perché condizionato da diversi fattori. Un conto è arrestare “un pastore” e la sua cricca con qualche chilo di cocaina, magari a seguito di una soffiata, un altro è arrestare chi inquina la vita pubblica e democratica, attraverso la corruzione, di una intera nazione. Quando la repressione sale di livello bisogna attrezzarsi bene contro ogni forma di boicottaggio che generalmente si sviluppa quando nel mirino della Giustizia ci sono pezzotti di un certo livello politico e sociale. Oltre ad essere determinati nello svolgere il proprio lavoro fino in fondo. Senza queste precondizioni, non si va da nessuna parte. E questo lo sanno bene i tanti magistrati onesti che in terra di ‘ndrangheta si spendono senza riserve per reprimere questo odioso fenomeno, costretti a guardarsi le spalle da tutto e da tutti. Quante storie abbiamo sentito di magistrati seri e capaci, impegnati in indagini sulla commistione tra politica e mafia, boicottati, umiliati, ostacolati, isolati, denigrati, infangati, dallo stesso stato? Tante. Falcone e Borsellino su tutti.

Se reprimere le agguerrite e pericolose cosche di ‘ndrangheta è una priorità delle procure antimafia per la sicurezza dei nostri territori, reprimere il malaffare e la corruzione che dilagano ovunque, sia nel pubblico che nel privato, dovrebbe essere la priorità delle priorità di tutto il nostro apparato Giustizia. Perché è la corruzione il vero male di questo paese. E i corrotti, insieme al corruttore, sono i principali responsabili del mancato sviluppo, economico e sociale, della nostra regione. Al pari, se non di più, dello ‘ndranghetista che, come si sa, nella corruzione ci sguazza. E invece pare che di aprire inchieste serie sulla commistione tra ‘ndrangheta, politica e imprenditoria, alla Dda di Catanzaro “non gli passa neanche per l’anticamera del cervello”.

I fattori che condizionano l’azione giudiziaria di Gratteri nei confronti dei masso/mafiosi, sono due: la politica e il procuratore aggiunto Luberto.

Gratteri è condizionato dal Pd con il quale aveva avviato una seria e costruttiva discussione – se non fosse stato per il no di Napolitano, Renzi lo avrebbe nominato ministro –  perché più che alle inchieste, il magistrato è interessato alla politica. E Renzi gli aveva promesso un bell’incarico politico. Ma Renzi, come tutti sanno, non ha vinto le elezioni, e il posticino è saltato. Ma resta, però, il “vincolo amicale” tra i due. Un amico procuratore capo non è cosa da poco. Specie se gli hai offerto un posto da ministro. E qui entra in gioco l’altro fattore condizionante: il pm Luberto.

Luberto come tutti sanno è un noto frequentatore della politica. Specie quella targata Pd. Ma anche con Forza Italia ha solidi rapporti. E questo rende complicate la conclusioni di diverse inchieste dove appaiono i nomi di esponenti del Pd o di Forza Italia, amici del pm Luberto. Del resto si sa che in tutte le inchieste antimafia la presenza della politica è una costante. Da qui la difficoltà a procedere perché gira, vota e riminia i nomi che appaiono in Calabria dei politici collusi sono sempre gli stessi. E tra questi c’è gente che il pm, magari, ha invitato a casa sua a feste o ricorrenze, oppure amiche che lo hanno aiutato all’inizio della sua carriera, e allora come si fa ad inquisire chi ti è sempre stato amico?

Argomento che è stato anche l’oggetto della ormai nota al pubblico lite tra il pm Bruni e il pm Luberto, sull’operazione “Sistema Cosenza”. Lo sanno tutti che è stato Luberto ad esercitare pressioni su Bruni affinchè non procedesse con l’operazione a Cosenza dove ci sono tanti suoi vecchi amici, riuscendo a fermare tutto. Tant’è che Bruni è stato trasferito. Pressioni che Luberto ha esercitato anche su Gratteri al punto da indurlo ad insabbiare definitivamente l’inchiesta Cosenza per via, stando ai pentiti e a quello che ha raccontato Cirò (ex segretario di Occhiuto), della presenza di tanti amici politici invischiati in loschi affari e voto di scambio: Occhiuto, Magorno, Manna, Paolini, Greco, e chissà quanti altri nomi che non hanno fatto “uscire”.

Tutti amici di Luberto ma anche di Gratteri che non può certo richiedere le intercettazioni ai Ros e magari poi chiedere al Senato l’arresto del senatore Magorno che confessa (l’intercettazione è stata pubblicata sul Corriere della Calabria) la sua appartenenza al clan Muto. Che figura ci farebbe con il suo amico Renzi? E non può procedere neanche contro quelli di Forza Italia perché Luberto proprio a questo partito deve la sua scalata in magistratura. Per agire Gratteri dovrebbe forzare la mano e soprattutto allontanare dalla Dda Luberto. Ma per far questo ci vuole spessore e Gratteri è solo apparenza senza sostanza.

Va da se che che Gratteri potrebbe trovare anche il coraggio di rompere questo assurdo circolo vizioso in cui si è infilato e ritornare a fare il magistrato serio a tempo pieno, evitando magari telecamere e convegni. Che è quello che tutti si aspettano e che lui stesso ha promesso: la primavera calabra. E non fa niente se ci avviamo verso l’autunno, per noi va bene anche questa stagione, ma che sia, per i corrotti, l’ultima stagione.