Cosenza corrotta, non ci restano che i boccoli della Manzini

Il procuratore Spagnuolo e il suo aggiunto Manzini
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Non ci resta che piangere. O meglio non ci resta che la Manzini. Sì, proprio lei.

L’ultima speranza che abbiamo di vedere un po’ di Giustizia affermarsi anche in questa sventurata città. Nonostante tutto quello che nel corso degli ultimi mesi abbiamo scritto su di lei, rispetto al suo tergiversare quando si tratta di procedere contro colletti bianchi e mafiosi istituzionali, resta l’unica a cui aggrapparsi con la speranza che continui nel suo lavoro senza farsi influenzare o comprare dai suoi corrotti colleghi.

Con l’acquisto del procuratore capo di Cosenza, il dottor Spagnuolo, che ha deciso di barattare la Giustizia con l’ assunzione del nipote come dirigente esterno alla Cultura, nonostante non ce ne fosse nessun bisogno amministrativo, d’accordo con Occhiuto, il quadro in procura ritorna ad essere quello di sempre: impunità per Occhiuto e tutti i delinquenti istituzionali ed i corrotti di stato. Come ai bei tempi di Granieri.

Eccezion fatta per la Manzini, che come si sa non ha deciso di aderire alla paranza del Tribunale. Ha preferito restare un contrasto onorato. Non è entrata nel clan dei corrotti.

Cosenza – lo ha deciso la cupola politica/massonica/mafiosa che da sempre ci governa – deve restare un’isola felice. Si può dire che c’è la corruzione, che i politici rubano, che è tutta na ‘nzalata, che mafia e Comune sono la stessa cosa, e tutto quello che volete, ma non si può e non si deve arrestare nessun pezzotto.

eccolDunque, Gratteri ha detto che Occhiuto non si può arrestare perché le parole dei soli pentiti non bastano per un pezzotto come lui, quelle vanno bene solo per la fezza criminale. Questa la scusa ufficiale. In realtà non lo può arrestare perché potrebbe essere il suo prossimo competitor alle sempre più vicine elezioni regionali dove Gratteri ha deciso di candidarsi. E se lo arrestasse, qualcuno potrebbe dire che lo fatto per eliminarlo politicamente.

Luberto nasconde ogni prova che viene fuori sui politici collusi nelle inchieste sulla ‘ndrangheta.

Bruni non si sa che fine ha fatto. E’ sparito, non si sente e non si vede. Qualcuno dice che è ancora dietro alla lavagna in punizione. Da quando Gratteri gli ha detto che non sa fare il suo lavoro (più che una verità è un trucco usato da Gratteri per far desistere Bruni dal continuare le sue inchieste su Occhiuto) pare che Bruni si sia risentito ed abbia deciso di mollare. Così l’inchiesta sul voto di scambio politico/mafioso a Cosenza, Castrolibero e Rende è finita, come tutto ciò che riguarda i politici corrotti,  a taraddruzzi e vinu.

bruni-gratteri-copertinaSe a questo aggiungiamo che nella DDA di Catanzaro c’è di tutto e di più, allora capiamo che le speranze di Giustizia a casa nostra svaniscono definitivamente come nebbia al sole: talpe, grilli parlanti, gazze ladre, corvi neri, maghi dell’antitaccheggio, intrallazzatori, mediatori, porta ordini. Una marmaglia di personaggi che spegne ogni speranza di Legalità.

Si sperava che con l’arrivo di Spagnuolo, rivisitato e corretto, le cose cambiassero un tantinello in procura. Ma si è capito che è  lo stesso di sempre. Tiene famiglia anche lui.

Resta solo lei: Marisa. E’ ai suoi boccoli che dobbiamo attaccarci. Sperando che trovi il coraggio che fino ad ora non ha dimostrato, di andare avanti anche contro gli ordini di Spagnuolo. E non si comporti come si è comportata con Granieri dimostrando una sudditanza a volte imbarazzante.

manzini granieriDobbiamo, tutti i cittadini onesti di Cosenza, sostenerla per darle il coraggio che le manca. Un tentativo che dobbiamo fare. Non possiamo lasciare intentata questa ultima occasione. Per quel che mi riguarda la sosterrò in tutti i modi.

La prego dottorè, non ci abbandoni pure lei. Lo so che non dovrei piatire Giustizia, ma non so che altro fare. Se non allisciamo a lei siamo rovinati. Questi apparanu tutto e la giostra ricomincia. Anzi è già ricominciata.

manzaSperiamo che il messaggio arrivi, del resto se non si fa niente contro la corruzione che almeno si abbia il coraggio pubblico di dirlo una volta per tutte che la corruzione a Cosenza non esiste e chi ne parla è solo un drogato, un emarginato, un asociale, e anche un po’ delinquente. Magari “pregiudicato”. Così mettiamo una pietra sopra questa storia e cambiamo pagina, però tutti devono dire che Cosenza è un’isola felice.

GdD