Cosenza corrotta. Spagnuolo e Sammarco, una sola scuola: quella di Serafini

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Per darvi un’idea di come si muove il procuratore Spagnuolo nei nostri confronti, vi fornisco la prova provata della sua complicità nel tentativo di zittirci.

Non è vero che Spagnuolo è super partes come vorrebbe la Costituzione prima e la deontologia dopo ovvero due punti fermi nella carriera di un magistrato, che evidentemente il procuratore non conosce. Pensa che la carica che riveste sia ad uso e consumo dei suoi affari privati e di quelli degli amici degli amici e pensa di poter esercitare il potere che gli attribuisce la Costituzione contro i cittadini a suo piacimento. Non sono i reati contro il patrimonio pubblico che persegue, ma i nemici degli amici degli amici. Lui è stato messo lì proprio per questo, per salvaguardare gli interessi di pochi a svantaggio dell’intera comunità.

Se da un lato è vero che non è il procuratore a sporgere querele contro di noi, dall’altro è vero che le incoraggia. Ed è il caso del suo amichetto, l’avvocatone Franco Sammarco. Quello che è passato dal “Manifesto” che predicava potere al popolo, al manifesto per il potere alla massoneria deviata. Sammarco, dopo aver conosciuto l’oscuro mondo del tribunale di Cosenza e i vantaggi che sottobanco ne derivano, ha dimenticato le barricate, le proteste contro le caste, gli scioperi selvaggi, gli scontri con la celere, la lotta ai potei forti che affamano i già poveri proletari, per dedicarsi anema e core alla sua carriera di avvocato.

Una carriere folgorante che lo ha portato, al pari d’altri, ad entrare nel gotha dell’avvocatura cosentina: un cerchio ristretto di professionisti che con l’apparaggio dei processi che contano, in accordo con pm e giudici, ha costruito le proprie fortune.

Sammarco ha utilizzato, come gli altri, la solita tecnica per ingraziarsi i procuratori e i giudici: mettere nel suo studio parenti e amici dei giudici cosentini, così da costruire solidi legami da spendere poi nelle aule del tribunale. Dissero di lui Facciolla e i commissari mandati dal Guardasigilli al tribunale di Cosenza per una ispezione sulla faida in atto in quel periodo (2006) tra Luberto e Facciolla: “…come se non bastasse, insiste Facciolla, Ennio Morrone è stato difeso dall’avvocato Franco Sammarco (nominato anche dal diessino Franco Pacenza al momento dell’arresto) «nel cui studio stava già l’avvocato Pierpaolo Greco, il convivente della dottoressa Isabella Russi della seconda sezione penale del tribunale di Cosenza”.

Capito? I processi a Cosenza non si svolgono nelle aule del tribunale, ma dentro gli studi di alcuni avvocati. Ci aveva provato anche con noi l’avvocatone, “affidando” 4 procedimenti da lui intentati contro di noi al giudice Manuela Gallo che guarda il caso aveva prestato “servizio”, per diversi anni, nel suo studio. Un tentativo che per nostra fortuna il giudice Gallo non se l’è sentita di portare avanti rimettendo tutti i procedimenti ad altra corte.

Ebbene l’avvocatone, che noi abbiamo citato  come il responsabile della “fuga” dei verbali di Foggetti e non solo, sono mesi che sistematicamente presenta querele nei nostri confronti sempre per questo stesso articolo.  All’oggi sono una decina i procedimenti, che presto diventeranno 11 per via di questo articolo.

Cioè: l’avvocatone, che crede di poter disporre della Giustizia a proprio piacimento, pretende che la procura si mobiliti contro di noi per lavare l’onta subita, istruendo processi a dire basta sempre con lo stesso fascicolo.

Se la procura fosse un luogo normale dove la legge è uguale per tutti, un onesto procuratore gli avrebbe detto: caro avvocatone, siccome siamo di fronte sempre allo stesso fascicolo con le stesse accuse sulle stesse frasi, unifichiamo tutti questi fascicoli in un unico procedimento, come legge vuole. Con preghiera, a meno che non sopraggiungano altri elementi o nuove “diffamazioni”, di non presentare più querele su questo articolo.

Ed invece Spagnuolo sistematicamente accoglie le querele, che è un suo dovere, ma una volta accertato che si tratta di denunce fotocopie potrebbe d’ufficio unificarle. E non lo fa. Perché ha interesse a produrre più udienze possibili contro di noi, anche se si parla sempre dello stesso articolo.

E’ chiaro che Spagnuolo e Sammarco sono in combutta, perché entrambi provenienti dalla stessa scuola: quella di Serafini. Sammarco conosce gli scheletri nell’armadio di Spagnuolo e Spagnuolo conosce gli scheletri nell’armadio di Sammarco. Non si scontreranno mai, specie in nome della Giustizia e della Verità (che non sanno proprio che cosa sono). L’unica cosa che gli interessa è salvaguardare il loro potere e i loro privilegi. Ma quello che più di ogni altra cosa hanno bisogno di dimostrare è dare l’esempio, attraverso la nostra persecuzione, di cui non abbiamo paura neanche un po’, a quanti vorrebbero cacciare, come noi, la testa fuori dal sacco. Colpirne due per educare un’intera città, uno slogan (che non era propriamente così…) che il compagno Sammarco un tempo, dall’alto delle sue barricate, gridava a squarciagola.

GdD