Cosenza, demolizioni nel centro storico: Occhiuto sconfessato e mortificato da tutti

Foto di ERCOLE SCORZA
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Il caso delle demolizioni del sindaco Occhiuto nel centro storico è uno dei temi caldi di questa estate politica. Nei giorni scorsi il Ministero ha intimato al cazzaro di smetterla con le sue estemporanee iniziative e Occhiuto si è finanche inalberato annunciando urbi et orbi che adesso, lui, si sente esonerato da ogni responsabilità in merito alla sicurezza di Cosenza Vecchia.

Occhiuto, in sostanza, ha capito di aver perso la partita con il Mibact che non gli permetterà di demolire altri palazzi antichi nel centro storico e la butta in caciara. Prova a scrollarsi di dosso la sua precisa responsabilità sugli eventuali, futuri crolli dichiarando che, a questo punto, non sarebbe più colpa sua se cadessero. Secondo l’alto pensiero civico del sindaco o si demoliscono i palazzi storici pericolanti, frutto di abusi edilizi del ‘500 o del ‘600, oppure la responsabilità dei crolli non sarà sua. Non c’è che dire: un vero sindaco che ha a cuore la storia e l’identità della città che amministra! E che mandando avanti il senatore Bilardi (tutti sanno che si tratta di un pupazzetto nella mani di uno dei suoi nuovi dirigenti-lecchini…) per darsi un tono, fa soltanto la figura del pagliaccio. Quale, in effetti, è.
Intanto, sull’argomento, registriamo una nota del Comitato Piazza Piccola.
Nessuno impedisce i lavori e la messa in sicurezza, si chiede soltanto che si facciano i passaggi che servono. Conosciamo bene tutti e 4 i palazzi che rientrano nell’ordinanza e sappiamo benissimo sia le pessime condizioni che i problemi che comportano ai residenti.
Tuttavia, si tratta di palazzi che fanno parte di un centro storico e sono soggetti a vincolo paesaggistico o monumentale. Il palazzo di via Giuseppe Campagna presenta portali del ‘300 e ‘500, abbattere dovrebbe essere l’extrema ratio.
Prima di tutto bisogna che gli organi predisposti si accertino di tutto ciò che rientra e ha rilevanza storica, artistica, culturale e ambientale. Bisogna che il Ministero e la Soprintendenza esprimano i loro pareri, valutino tutto e diano delle linee guida sullo svolgersi dei lavori.
Se la paura è quella di cadere nelle lentezze burocratiche, saremo in prima linea (come abbiamo sempre fatto) per pretendere che si istituisca una task force che valuti tutti i palazzi a rischio indicati dal Comune. Se invece si tratta di costi eccessivi, che le casse comunali non possono sopportare, crediamo che fin quando si tratterà il problema in perenne situazione emergenziale, e agendo caso per caso singolarmente, questo problema non verrà mai risolto.
C’è bisogno che il Comune faccia un piano di recupero del centro storico (cosa richiesta anche dal ministero, ed abbiamo le carte che lo attestano), che tenga conto di tutti gli aspetti, dal punto di vista strutturale a quello sociale e geologico, così da poter pretendere dalla Regione (colpevole di far tornare indietro tanti fondi, di non aver partecipato al piano Juncker, o delle azioni specifiche sul centro storico di Cosenza poste in essere dall’Assessorato alla pianificazione territoriale ed urbanistica rispetto ai fondi POR FESR 2014/20 con particolare riguardo alla tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale , culturale e all’ inclusione sociale, anche questo contenuto nella lettera ministeriale) e dallo stato il finanziamento del progetto di recupero.
Un piano che deve nascere insieme ai cittadini, e non – come successo – col tavolo tecnico lasciato ormai alla deriva e disatteso o le miriadi di richieste inoltrate a Comune, assessori e ufficio tecnico ancora irrisolte. Un piano che non può essere solo un museo o un ovovia (opera discutibilissima a cui ci opporremo) oppure ad oneri urbanistici destinati al centro storico senza obiettivi ben precisi.
Bisogna lasciare indietro tutto quello che è stato, finirla di indicare i colpevoli che ormai tutti sanno e guardare al futuro in maniera efficiente e consapevole. Logicamente siamo e saremo sempre lontani dai colpevoli e da chi ci vuole strumentalizzare, così come ci siamo stufati dei toni da perenne campagna elettorale sul centro storico.
Basta ripetere la filastrocca di quello che è stato fatto, è lei il primo a cui piace pianificare ogni giorno il futuro della città, faccia lo stesso sul centro storico. Purtroppo, non tutte le strutture pubbliche sono state ripristinate, alcuni esempi sono: palazzo Marini Serra, le Canossiane della massa, l’Umberto I, alcuni palazzi a Santa Lucia. Cosi come alcuni palazzi privati sono facilmente rintracciabili e alcuni disposti a svendere pur di levarseli.
Vada alla Regione e da Franceschini con un piano di recupero realizzato insieme ai cittadini e non solo per la questione di Alarico. Scaricare la colpa sul comitato che lotta per le questioni del centro storico, di eventuali e possibili disgrazie, senza i presupposti sopra citati, è un lavarsene le mani o ancora peggio una imposizione.