Cosenza, il discorso del colonnello Ottaviani: un politico vestito da carabiniere

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Quello del colonnello Fabio Ottaviani, comandante provinciale dei Carabinieri Cosenza, è un discorso che convince. Le parole utilizzate dal colonnello in occasione delle iniziative per il 203° dell’Arma dei Carabinieri svoltesi all’interno della Caserma Paolo Grippo davanti alle massime autorità civili, militari e religiose, più che ad un carabiniere sembrano appartenere ad un politico. E l’immagine che ne viene fuori è quella di un buon politico vestito da carabiniere, una persona che ispira fiducia.

Questo perché non è usuale sentire un colonnello dell’Arma esprimersi politicamente. Ma il colonnello lo fa e lo motiva: le mie considerazioni sono necessarie, lo devo ai miei carabinieri e alla gente. Parla a braccio come il più navigato dei politici, e va spedito al cuore del problema: servono leggi certe per combattere la criminalità. E fa degli esempi: se il cittadino trova “più conveniente”, dopo aver subito il furto della propria auto, rivolgersi al capo zona malandrino, piuttosto che allo stato, per riavere indietro il maltolto, è chiaro che c’è qualcosa che non va. E’ questo che bisogna impedire.

Il popolo deve riacquistare fiducia nelle istituzioni. E per far questo c’è bisogno di certezza giuridica. Il colonnello parla quasi come se si trovasse dall’alto di uno scranno della Camera dei Deputati. Illustra ai “colleghi” la frustrazioni di chi, dopo essersi adoperato per arrestare il delinquente, magari il giorno dopo se lo ritrova di nuovo in giro. Ed è da questo, dice, che passa la percezione collettiva della fiducia nello stato.

Se il cittadino non denuncia è perché sa che in un modo o nell’altro il delinquente la farà franca: tempo qualche settimana e sarà di nuovo in circolazione. Ecco perché i cittadini prima di denunciare ci pensano su mille volte. Ottaviani definisce gli operatori di polizia “operai del diritto”, e in quanto tali più che raccontare la realtà a chi di dovere, non possono fare. Spetta al Parlamento e ai politici trovare soluzioni legislative a questi problemi. Un discorso squisitamente politico che mette anche in risalto le capacità oratorie del colonnello. Il video del suo discorso è stato oggetto di una specie di catena di Sant’Antonio nel web, circolava in tutti i messaggi privati con preghiera di diffusione. Ha colpito l’immaginario collettivo il discorso del colonnello. E’ piaciuto ai cosentini.

Ma un appunto dobbiamo farlo, siamo sempre Iacchite’.

Il colonnello incentra il suo discorso, ed inquadra la “vacatio legis” solo per quel che riguarda il problema legato alla criminalità predatoria. Infatti tutti gli esempi presenti nel suo discorso si riferiscono solo ai cosiddetti reati predatori (furti, scippi, rapine) che poi sono quelli che destano maggior allarme nella cittadinanza. Senza mai rivendicare certezza giuridica e nuove leggi anche contro la corruzione, la collusione politica/massonica/mafiosa, contro i reati alla pubblica amministrazione che da noi sono giornalieri. Anche perché questo genere di reati, come si sa a Cosenza, che si trova in Calabria, sono più frequenti dei furti, della rapine, e degli scippi. Eppure nessuno ne parla mai. Quasi come se non esistessero. Questo aspetto è mancato nel discorso. Ma siamo sicuri che i reati non menzionati sono, per il colonnello, nel suo discorso sottintesi.