Cosenza, don Giancarlo Gatto: il prete comunicatore che dà fastidio ai “potenti”

Don Giancarlo Gatto contiene a fatica il can can mediatico che si è scatenato dopo la storia della vendita dell’oro della Madonna per ripianare i debiti della parrocchia di Lago. Da una parte è felice per il sostegno della sua gente ma dall’altra deve anche contenere chi non aspettava altro per sferrare legnate ad un arcivescovo ignavo come Nolè, che si è affrettato a rimproverarlo e ad intimargli di chiedere scusa. Don Giancarlo, in verità, non si scuserà con nessuno, si è beccato solo la classica “tiratina d’orecchie” ma ora – se fossimo al suo posto – cercheremmo di capire come mai un vescovo sonnolento per non dire inetto come lui si è improvvisamente “svegliato” per andare a pontificare (!) sul suo operato. E ci auguriamo che trovi presto una risposta.

Ma chi è don Giancarlo Gatto?

Nato a Donnici 61 anni fa, inizia a coltivare la vocazione dopo la visita di Papa Giovanni Paolo II a Cosenza nel 1984 e l’adesione agli ideali di Comunione e Liberazione, che condivide con tanti giovani cattolici cosentini degli anni Ottanta. Poi il seminario e il primo incarico proprio in quella parrocchia di San Nicola di Bari a Lago, dove adesso è accaduto il “fattaccio”, sotto la sapiente guida di un grande prete, don Federico Faraca.

Don Giancarlo Gatto viene ordinato sacerdote il 24 novembre 1990 per l’imposizione delle mani da parte del vescovo di Cassano, Andrea Mugione, nella parrocchia di Cristo Re in via Popilia a Cosenza.

La collega giornalista Assunta Scorpiniti, che ha scritto molto su don Giancarlo, annota: “… Il vecchio parroco di Lago, nella cronaca che fece, sul bollettino parrocchiale, della celebrazione della Prima Messa di don Giancarlo, annotò, a fronte del «cielo plumbeo e foriero di pioggia», di quella giornata, la luce che brillava sul volto del neo sacerdote, nel momento dell’ingresso solenne nella comunità che già gli aveva aperto le braccia. Un grande, don Federico; un maestro di sacerdozio e una guida sapiente, specie nell’organizzazione di iniziative socio-culturali, in cui buona parte dell’attenzione era per gli emigrati. «Un uomo appassionato di Cristo e della Chiesa – afferma convinto don Giancarlo -, cui ha dato tutta la sua anima, contribuendo anche alla crescita civile del contesto in cui ha operato per 46 anni, fino a quando, nel 1994, è salito nella Casa del Padre. Un dono, aver avuto l’opportunità di operare al suo fianco». Don Giancarlo si impegnò a realizzare un bellissimo libro sull’opera pastorale di don Federico, lavoro che fu apprezzato dall’arcivescovo Trabalzini, che volle firmarne la presentazione… Più in generale l’esperienza di Lago, la prima di un impegno pastorale; di presenza in ogni casa, di amicizia simpatica con tutti, e, particolarmente, con i ragazzi e i giovani che facevano comunione nei complessi musicali, durata per sette anni, è considerata «unica, irripetibile, un immergersi totale».“… Il trasferimento a Cosenza nel quartiere di Portapiana – scrive ancora Assunta Scorpiniti – arrivò inaspettato, il 13 aprile 1997. Monsignor Dino Trabalzini lo chiamò ancora una volta per informarlo della nuova destinazione, la parrocchia Madonna della Sanità, nella Cosenza antica. Non c’era parroco, dopo la morte di don Luigi Federico. Don Giancarlo manifestò un’iniziale esitazione, ma poi si buttò nel lavoro pastorale, oltre che in quello scolastico in qualità di docente presso il Liceo classico Telesio. A dire il vero l’esperienza di insegnamento nelle scuole superiori durava già da qualche anno. Ma ora era diverso. «Insegnavo nella scuola che da studente non ero riuscito a frequentare» diceva don Giancarlo. 

Successivamente, il Vescovo decise di alleggerirlo della responsabilità di reggere una parrocchia per consentirgli di dedicare più tempo all’insegnamento e alla formazione spirituale dei giovani. Non si era sbagliato. Nel periodo, di circa tre anni, in cui, contestualmente all’insegnamento nel Liceo classico Gioacchino da Fiore di Rende, è stato collaboratore del parroco don Luigi Lamanna, nella Chiesa della Beata Vergine di Lourdes, a Roges, ha saputo guadagnarsi la fiducia di decine e decine di giovani, che hanno preso a considerarlo un prete-amico. Gli veniva naturale, avendo sperimentato lo scoutismo, i campi-scuola, l’insegnamento per tanti anni. «Più di tutto ha inciso l’esempio di don Giussani, di quello che è riuscito fare con i giovani degli anni Cinquanta. Dall’amicizia con loro, che aveva trovato indifferenti di fronte alle grandi cose della vita e della fede è nata l’esperienza di Comunione e Liberazione», il movimento che per don Giancarlo è stato «un dono dello Spirito», oltre al luogo della vocazione. Veicolata, a quel punto, nell’impegno totale ad educare i giovani. Con buoni risultati, almeno a giudicare dagli ultimi eventi. «Eccellenza, ci lasci don Giancarlo» è il titolo virgolettato di un articolo apparso sulla Gazzetta del Sud del 12 gennaio 2003, contenente alcuni stralci della lettera con cui i giovani della parrocchia di Roges hanno scritto a mons. Agostino (che nel frattempo era diventato il nuovo vescovo, ndr), nel tentativo di fermare il trasferimento del loro prete, del loro grande amico.

Domenica 23 febbraio 2003 don Giancarlo ha fatto il suo ingresso nella parrocchia di San Vito Martire nel popoloso quartiere cosentino dello Stadio, dove offre guida e amicizia ad altri giovani, senza dimenticare quelli di Roges, che continua a incontrare, mantenendo vivo il rapporto…”. Fin qui il racconto di Assunta Scorpiniti. In questi ultimi quindici anni, don Giancarlo Gatto ne ha fatto di strada. La parrocchia di San Vito Martire è diventata un piccolo “gioiello” della chiesa cosentina e gli va riconosciuto il merito di averci lavorato con tutto se stesso ottenendo grandi risultati. Sia in termini di aumento dei parrocchiani ma soprattutto per il contributo che ha dato alla crescita del quartiere, ponendosi come indispensabile punto di riferimento per gli ultimi e per i più deboli. Non dimenticando mai di integrare i sanvitesi con i rom di via degli Stadi.

Don Giancarlo è stato anche bravissimo a utilizzare i media locali e in questo senso è stato un innovatore assoluto. Chi vi scrive l’ha conosciuto, non a caso, alla fine degli anni Ottanta quando frequentava gli studi televisivi di Cam Teletre, la storica emittente privata cattolica fondata dai Padri Ardorini di Montalto, i cui direttori (editoriale e responsabile) erano Padre Vittorino Vivacqua e Ciccio Dinapoli mentre tra i suoi migliori amici c’erano Franco Bruno (che poi sarebbe diventato deputato) e l’editore Demetrio Guzzardi. Già allora don Giancarlo portava con coraggio il Vangelo nelle case dei cosentini. Successivamente, don Giancarlo è approdato a Teleuropa dove tuttora e ormai da tanti anni cura la trasmissione “La Buona Notizia”, commentando alla sua maniera il Vangelo. Nella sua ormai lunga carriera, don Giancarlo è stato ed è un comunicatore di Serie A e tra i suoi metodi si segnalano idee geniali come quella del Vangelo in vernacolo e della musica utilizzata per interessare alla Sacra parola anche i più distratti. E questo deve avere irritato qualcuno.

Dopo la bellissima esperienza di San Vito, don Giancarlo è diventato parroco della Parrocchia San Giovanni Battista a Regina di Lattarico e cappellano del carcere di Cosenza. Altri anni di grande impegno. E’ tornato a Lago lo scorso anno, vent’anni dopo la sua esperienza giovanile e deve aver trovato una parrocchia in grave difficoltà e oberata di debiti se è vero – com’è vero – che è stato costretto a vendere quell’oro della Madonna per far quadrare i conti. Come avrebbe fatto chiunque con appena un po’ di sale in zucca.

Don Giancarlo Gatto è un prete onesto, forse non “rivoluzionario” ma certamente con la testa sulle spalle. Essendo un uomo di chiesa, mai e poi mai deciderebbe di duellare con il suo vescovo e non lo farà mai. Ma adesso deve cercare di capire chi c’è dietro all’ignavo Nolé e noi una mezza idea ce l’avremmo, don Giancà…